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Corso per Lead auditor UNI ISO 45001:2018

S.T.I. Studio Tecnico Integrato, in collaborazione con SQS Italian Branch, ha organizzato per la fine di Gennaio 2021, un corso di formazione per Lead Auditor per sistemi di gestione per la Sicurezza e salute dei lavoratori secondo lo standard UNI ISO 45001:2018.

Corso lead auditor 45001

Il corso, della durata di 24 ore, si svolgerà su 3 venerdì tra fine gennaio e inizio febbraio, presso l’aula corsi di S.T.I. presso Cascina Fossata, via Ala di Stura, 5 a Torino.

Le date del corso sono:

29 gennaio – dalle 9,00 alle 18,00

5 febbraio – dalle 9,00 alle 18,00

19 febbraio – dalle 9,00 alle 18,00

Costi e iscrizioni su BachecaSicurezza.it

La norma ha sostituito, nel 2018, la precedente BS OHSAS 18001:2007, diventando lo standard internazionale riconosciuto per la certificazione dei sistemi di gestione per la sicurezza e salute dei lavoratori.

Il corso di formazione per lead auditor UNI EN ISO 45001:2018 permetterà ai partecipanti di acquisire le competenze necessarie per poter diventare:

auditor di prima parte

per effettuare gli audit periodici all’interno delle organizzazioni. L’audit periodico è uno dei requisiti previsti dallo standard e deve essere effettuato da persona competente e indipendente. Per questo, spesso le aziende si affidano a consulenti esterni o selezionano personale interno non inserito nelle funzioni dirigenziali;

auditor di seconda parte

per poter effettuare gli audit presso i fornitori delle aziende che lo richiedono. Questo processo è utilizzato dalle aziende medio e grandi per verificare se i propri fornitori operano conformemente alla loro politica;

auditor di terza parte

per conto degli enti di certificazione, nell’ambito dei processi per l’ottenimento del certificato e suo mantenimento. Le attività di audit vengono assegnate a personale che deve essere in possesso di adeguata competenza (questo corso) ed esperienza, quest’ultima ottenibile mediante affiancamenti organizzati dagli enti di certificazione stessi.

Riguardo il punto b e c, il corso dovrà poi essere completato con ulteriori 16 ore sulla UNI EN ISO 19011:2018, la norma che stabilisce i requisiti per la pianificazione, esecuzione e reportistica legata agli audit. E’ esonerato chi avesse già frequentato questo corso annesso ad altri corsi sui sistemi di gestione.

Ogni quanto bisogna rifare la verifica di messa a terra, ovvero, cosa sono gli ambienti a maggior rischio di incendio (CEI 64-8 sezione 751)

Il D.P.R. 462/01 ha introdotto l’obbligo della verifica periodica dell’impianto di messa a terra. La verifica dell’impianto di messa a terra, però, va ripetuta a intervalli che non sono uguali per tutti ma si distingue nel caso si tratti di ambienti a maggior rischio di incendio o meno.

Comunicazione all’INAIL del soggetto incaricato delle verifiche dell’impianto di messa a terra

Al fine di poter definire correttamente la scadenza della verifica, quindi, è necessario classificare l’ambiente in una delle due categorie. Come? Applicando la CEI 64-8 sezione 751.

Definizione di ambiente a maggior rischio di incendio

Il punto 751.03.1.1 indica come la classificazione di un ambiente di lavoro, dal punto di vista dell’incendio, dipenda dai seguenti parametri:

  1. Densità di affollamento;
  2. Massimo affollamento ipotizzabile;
  3. Capacità di deflusso o di sfollamento;
  4. Entità del danno ad animali e/o cose;
  5. Comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali impiegati nei componenti dell’edificio;
  6. Presenza di materiali combustibili;
  7. Tipo di utilizzazione dell’ambiente;
  8. Dispositivi e organizzazione per la protezione antincendio.

Si nota una chiara sovrapposizione con i punti della sezione 1.4 del D.M. 10/03/1998 “Criteri per procedere alla valutazione dei rischi”:

1.4.1.1 Materiali combustibili e/o infiammabili, corrispondente alla lettera f ed e;

1.4.1.2 Sorgenti di innesco, derivante dalla lettera g “utilizzazione dell’ambiente”;

1.4.2 Identificazione dei lavoratori e di altre persone presenti esposti a rischi di incendio, corrispondente alle lettere: a, b, c

Ne deriva, come anche evidenziato al punto 751.03.1.1 ultimo paragrafo, che la classificazione dell’ambiente è solo uno degli elementi che compongono la più vasta valutazione del rischio di incendio e non ne può prescindere.

Pertanto, prima di poter classificare un luogo se a maggior rischio di incendio o meno, devo aver effettuato la valutazione specifica del rischio di incendio.

In assenza della suddetta valutazione del rischio, ad esempio nelle strutture non soggette al D.Lgs. 81/2008 in quanto prive di lavoratori, gli ambienti non soggetti al controllo dei Vigili del Fuoco, in quanto non rientranti tra le attività previste dal D.P.R. 151/11, sono da classificarsi come ordinari, ovvero non a maggior rischio di incendio, a meno che non sussistano condizioni, tra quelle sopra elencate.

La norma indica che i locali a rischio di incendio medio, come individuati dal D.M. 10/03/1998 sono da considerarsi a maggior rischio di incendio, sebbene l’uso dei termini “in genere” e “almeno” richiama comunque la non applicabilità di automatismi tra livello di rischio in base al D.M. 10/03/1998 e classificazione dei luoghi a maggior rischio.

Tipologie di Ambienti a maggior rischio di incendio

La sezione 751 della CEI 64-8 propone anche alcune situazioni che sono sicuramente a maggior rischio di incendio e che sono soggette a particolari prescrizioni circa la configurazione dell’impianto elettrico e dei materiali utilizzati:

751.03.2 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per l’elevata densità di affollamento o per l’elevato tempo di sfollamento in caso di incendio o per l’elevato danno ad animali o cose: esempio ospedali, carceri, locali sotterranei aperti al pubblico.

751.03.3 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio in quanto aventi strutture portanti combustibili. Si devono intendere gli ambienti costruiti INTERAMENTE in legno senza particolari requisiti antincendio.

751.04.3 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito di detti materiali. Locali nei quali sono presenti materiali esplosivi, infiammabili o combustibili quando il carico d’incendio è superiore a 450 MJ/mq.

Luoghi a maggior rischio di incendio e verifica messa a terra

Per poter decidere ogni quanto va ripetuta la verifica di messa a terra, è necessario procedere alla valutazione del rischio di incendio e, in base a questa, individuare se vi siano condizioni che classifichino l’ambiente tra i luoghi a maggior rischio di incendio.

Terminata la registrazione dell’ultimo video sulla UNI ISO 45001:2018 e pubblicazione della playlist con tutti i video della serie

Abbiamo terminato la registrazione dei video dedicati alla UNI ISO 45001:2018. Con questo, termina anche la composizione della playlist, all’interno del nostro canale YouTube, dedicata allo standard sui sistemi di gestione per la sicurezza.

I sistemi di gestione per la sicurezza e salute dei lavoratori

L’implementazione dei sistemi di gestione della sicurezza nelle organizzazioni permette una riduzione dei rischi per i lavoratori.

La playlist è composta di 6 video:
1. Introduzione
2. Contesto e parti interessate (Punto 4)
3. Leadership e partecipazione (Punto 5)
4. Pianificazione (Punto 6)
5. Supporto (Punto 7) e Attività operative (Punto 8)
6. Valutazione delle prestazioni (Punto 9) e Miglioramento (Punto 10)

La playlist è visualizzabile all’indirizzo:

Iscrivendovi al canale YouTube di AimSafe, potrete ricevere notifiche quando caricheremo i prossimi video.

Dopo aver terminato la registrazione dei video 45001, il canale si andrà a popolare di ulteriori playlist e video dedicati alla sicurezza e salute dei lavoratori.

La norma ha sostituito la BS OHSAS 18001:2007 nel 2018, apportando alcune modifiche anche significative che abbiamo trattato in questo articolo:

Pubblicata la norma UNI ISO 45001:2018: scopriamo insieme le principali novità rispetto alla 18001

La norma UNI ISO 45001:2018 permette all’organizzazione di migliorare l’efficacia del proprio sistema di gestione per la sicurezza, nell’ottica di ridurre i rischi per i lavoratori e, contestualmente, garantire un migliore rispetto delle norme applicabili.

Lo standard introduce l’importante novità, prevista dall’implementazione dell’High Level Structure, dell’analisi del contesto e dell’analisi dei rischi e delle opportunità. Quest’ultimo tema, inserito in un argomento in cui si parla già di rischi, potrebbe creare confusione, quindi è necessario acquisire una conoscenza profonda dei principi della norma e comprendere quale differenza ci sia tra i rischi per i lavoratori e i rischi per l’organizzazione.

Grazie alla nuova organizzazione dello standard, l’integrazione con gli altri sistemi di gestione è stata enormemente semplificata in quanto lo schema dei punti è assolutamente sovrapponibile a quello degli altri standard.

Dopo essere stata rifiutata in fase di approvazione, la norma è stata arricchita molto riguardo il tema della consultazione e partecipazione dei lavoratori che diventa un pilastro fondamentale dello standard. In diversi punti infatti, ritroviamo un richiamo a questi elementi.

Autore: Fabio Rosito

I controlli periodici sui carrelli elevatori: la linea guida ISPESL

Quali sono i controlli da effettuare sui carrelli elevatori? Questa è una domanda che ci sentiamo porre spesso anche a causa di una normativa che non va a specificare nel dettaglio gli interventi da eseguire.

L’articolo 71 comma 4 lettera b, prevede che, per le attrezzature di lavoro che richiedono un controllo periodico, siano curati la tenuta e l’aggiornamento del registro dei controlli stessi. Il comma 8 specifica quali controlli vanno previsti:

  1. Controlli sull’installazione qualora la sicurezza dipenda dalle condizioni con cui questa viene effettuata;
  2. Controlli sulle attrezzature soggette a influssi che possono provocare deterioramenti. Per questa tipologia di attrezzature, sono previsti sia controlli periodici che straordinari in caso di eventi eccezionali.

Sicuramente, tra le attrezzature che subiscono influssi che possono provocare rischi per la sicurezza, vi sono tutte le attrezzature di trasporto dei carichi, tra cui i carrelli elevatori. Una linea guida ISPESL ci indica quali controlli effettuare sui carrelli elevatori.

La linea guida richiama le norme tecniche per i controlli sui carrelli elevatori, che riportiamo nelle versioni ora in vigore:

 

Chi può fare i controlli?

La linea guida indica che i controlli da effettuare sui carrelli elevatori possono essere eseguiti “tecnici esperti” per determinare eventuali definizioni e da “ingegnere esperto” per stabilire le misure da adottare:

tecnico esperto”: persona che, per sua istruzione di base e per sua esperienza, ha sufficienti conoscenze nel campo degli apparecchi di sollevamento ed ha sufficiente familiarità con i relativi regolamenti per determinare le deviazioni delle condizioni appropriate.

ingegnere esperto”: ingegnere pratico in progettazione, costruzione o manutenzione degli apparecchi di sollevamento, con conoscenza sufficiente delle relative norme e regolamenti, in possesso dell’attrezzatura necessaria per effettuare la verifica e può giudicare la condizione di sicurezza dell’apparecchio di sollevamento e decide quali misure devono essere adottate per assicurare un ulteriore funzionamento sicuro.

Al punto 13 della linea guida vengono indicate le modalità corrette per la preparazione del mezzo prima di effettuare i controlli. In allegato alla linea guida, una serie di modelli per registrare i controlli.

La linea guida è composta da punti, ognuno dei quali prevede l’analisi di specifici componenti dei carrelli elevatori e le misure di controllo da attuare:

4 Dispositivi di sollevamento:

4.1 Forche a sezione piena, chiavistelli e fermi (si rimanda alla UNI ISO 5057:2000 che richiama anche la periodicità che deve essere non superiore a 12 mesi);

4.2 Forche di tipo ricoprente;

4.3 Catene;

4.4 Gruppi di sollevamento;

 

7 Motore, trasmissione e freni

7.1 Motore termico e relativi impianti;

  • 7.1.1 Carelli con motore a combustione interna a gasolio;
  • 7.1.2 Carrelli con motore a combustione interna a GPL;
  • 7.1.3 Accesso al motore;

7.2 Ponte motore e assale sterzanti

7.3 Freni (si rimanda alla lettura dettagliata della UNI ISO 6292:2020 n.d.a.);

  • 7.3.1 Freno di servizio, efficienza di frenatura;
  • 7.3.2 Freni di stazionamento, efficienza di frenatura;
  • 7.3.3 Sistema di frenatura mediante timone;

7.4 Ruote e gommatura;

 

8 Posto di guida e comandi

8.1 Sedile;

8.2 Sistema di trattenimento operatore;

8.3 Coperchio e vano batteria;

8.4 Protezione conducente;

8.5 Sistemi e dispositivi di comando per la traslazione;

8.6 Impianto di sterzatura;

8.6.1 Tipi di meccanismo;

8.6.2 Tipi di azionamento;

 

9 Impianto elettrico

9.1 Batteria di trazione;

  • 9.1.1 Stato della batteria;
  • 9.1.2 Trattenimento batteria;
  • 9.1.3 Dati batteria;

9.2 Resistenza d’isolamento;

9.3 Dispositivo “uomo presente” solo per i carrelli elettrici;

9.4 Spegnimento d’emergenza;

9.5 Sistema di sicurezza per controllo della marcia;

9.6 Cablaggio elettrico e fusibili;

9.7 Avvisatore acustico;

 

10 Sistema idraulico

10.1 Trafilamenti e danni;

10.2 Valvole di sicurezza;

 

11 Telaio

11.1 Punti di attacco;

11.2 Cofani

 

12 Varie

12.1 Targhette;

12.2 Manuali;

12.3 Accessori.

 

Hai domande su questo argomento?  Scrivici

INL: chiarimenti sulla definizione di lavoratore notturno

L’INL con la nota 1050 del 26/11/2020, fornisce ulteriori indicazioni circa la definizione di lavoratore notturno, dando anche qualche esempio pratico.

La nota ricorda che la definizione di periodo notturno (D.Lgs. 66/2003 art. 1 comma 2) è:
“periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino”.
Questo periodo, quindi, potrebbe essere:
dalle 22,00 alle 5,00
dalle 23,00 alle 6,00
dalle 24,00 alle 7,00
Lavoratore notturno è definito come colui che svolge, all’interno del periodo notturno, almeno 3 ore del suo tempo di lavoro per almeno 80 giorni all’anno.
Ad esempio, un lavoratore che comincia alle 4,00 del mattino, rientrerà nel periodo notturno 24,00-7,00 e, se lavorerà con quel turno per almeno 80 giorni all’anno, sarà da considerarsi lavoratore notturno.
La nota riporta anche la previsione che il CCNL applicato potrebbe fornire alcune indicazioni diverse e, in quel caso, troveranno applicazione quelle.

Il committente deve fornire copia del proprio DVR agli appaltatori?

Quesito: il committente è tenuto a fornire copia del proprio DVR alle imprese appaltatrici?

Risposta:

l’articolo 26 comma 1 lettera b prevede che il committente “fornisce agli stessi soggetti [appaltatori] dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza in relazione alla propria attività“. Ne consegue, che il committente non è tenuto a fornire copia del proprio Documento di Valutazione dei rischi ma deve trasmettere le informazioni riguardanti i rischi dell’ambiente di lavoro legati alla specifica attività svolte e le misure e procedure per la gestione delle emergenze.
Tale attività può svolgersi in uno di questi modi:
1) predisposizione di un documento riportante le informazioni per le aziende esterne tra cui i rischi degli ambienti di lavoro e le misure per la gestione delle emergenze;
2) riunione di coordinamento durante la quale le parti trasferiscono alle altre le informazioni inerenti i rischi interferenziali, tra i quali, rientrano anche i rischi dell’ambiente di lavoro, come previsto dalla Determina 3/2008;
3) DUVRI: considerando i rischi ambientali come rischi interferenziali.
 
Il committente può anche ritenere utile fornire copia del Piano di emergenza o specifico estratto destinato agli appaltatori.
Diversamente, almeno per gli appalti di carattere edile, rientranti nel Titolo IV, il committente è tenuto a chiedere copia del Documento di Valutazione dei Rischi dell’appaltatore nella fase di verifica dell’idoneità tecnico professionale.

Corso di aggiornamento per RLS – 11 novembre 2020

Si terrà il 7 novembre un corso di aggiornamento per Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

il corso è valido anche come aggiornamento Lavoratori, Dirigenti, Preposti.

Il corso si svolgerà dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 18,00.

Costi e iscrizioni all’indirizzo:

https://www.bachecasicurezza.it/courses/course.php?pk_course_edition=5513

Cambiano le tempistiche per la quarantena

Il Comitato Tecnico Scientifico ha comunicato la revisione dei tempi di quarantena in caso di positività o contatti stretti.

Si evidenziano queste situazioni:

  1. Caso positivo asintomatico: 10 giorni di quarantena + tampone alla fine della quarantena;
  2. Caso positivo sintomatico: 10 giorni (di cui almeno gli ultimi 3 senza sintomi) + tampone alla fine della quarantena;
  3. Caso positivo asintomatico ma positivo dopo 21 giorni: 21 giorni di quarantena con riscontro di positività al 10 e 17 giorno. Si interrompe comunque la quarantena a 21 giorni;
  4. Contatti stretti: 10 giorni + tampone anche rapido.

Lavoratrici, gravidanza, Covid: proviamo a fare chiarezza

In questo periodo, non è infrequente trovare sui social discussioni legate alla gestione delle lavoratrici in gravidanza in rapporto al rischio di contagio da SARS-CoV-2.

Tuttavia, è necessario chiarire, con molta attenzione, le fonti normative applicabili e le conoscenze attuali, per non incorrere in errori procedurali o in ingiuste generalizzazioni.

La normativa applicabile

La norma applicabile rimane il D.Lgs. 151/01 che prevede una serie di situazioni:

1) Lavori vietati: l’articolo 7 prevede che, durante la gravidanza e per 7 mesi dopo il parto, sia vietato adibire la lavoratrice a determinate attività riportate all’interno dell’Allegato A (comma 1) e dell’allegato B (comma 2). In questi casi, la lavoratrice non potrà svolgere quella determinata attività o essere esposta a quel determinato agente per l’intera durata della gravidanza e, quando indicato, per i 7 mesi successivi alla data del parto. Vi è poi la particolarità del lavoro sul turno notturno, vietato fino al compimento di 1 anno del bambino. Se possibile, la mansione andrà modificata, andando ad eliminare le condizioni vietate, oppure dovrà essere spostata ad altra mansione, anche di livello inferiore ma mantenendo la sua retribuzione. Se questo non fosse possibile, si richiede l’astensione obbligatoria anticipata o, se previsto, l’estensione fino a 7 o 12 mesi dalla data del parto. In merito al rischio biologico, sono presenti queste voci:

Allegato A:
L) i lavori di assistenza e cura degli infermi nei sanatori e nei reparti per malattie infettive e per malattie nervose e mentali: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto;

Allegato B
b) agenti biologici:
toxoplasma;
virus della rosolia, a meno che sussista la prova che la lavoratrice e’ sufficientemente protetta contro questi agenti dal suo stato di immunizzazione;

2) Valutazione dei rischi: qualora la lavoratrice rimanga al lavoro perchè la mansione è compatibile o perchè ha subito delle modifiche per renderla tale, il datore di lavoro deve valutare i rischi specifici legati ad una ipersuscettibilità ad alcuni fattori di rischio. Questi, sono riportati all’interno dell’allegato C, tra cui viene richiamato anche:

Allegato C

  1. Agenti biologici
    Agenti biologici dei gruppi di rischio 2, 3 e 4 ai sensi dell’articolo 268, nonché’ dell’Allegato XLVI del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nella misura in cui sia noto che tali agenti o le terapie che essi rendono necessarie mettono in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, sempreché’ non figurino nell’Allegato B della presente legge.

Gravidanza e Covid, cosa sappiamo?

Molta della documentazione reperibile, riguarda la gestione della gravidanza al tempo del Covid, con una particolare attenzione all’ospedalizzazione in questo periodo in cui le strutture sanitarie sono focalizzate sulla gestione della pandemia.

Tuttavia, qualche indicazione è reperibile in merito ai rischi legati alla gravidanza in periodo Covid:

Gravidanza – La gravidanza comporta cambiamenti del sistema immunitario, che possono aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra cui quella da SARS-CoV-2. Inoltre, le donne in gravidanza potrebbero mostrare un rischio maggiore di sviluppare una forma severa di infezioni respiratorie virali. Ad oggi, non è stata dimostrata la trasmissione verticale da madre a feto durante la gravidanza. Sono vari i casi in Italia di positività tra i neonati, presumibilmente infettati a seguito del contatto con la madre positiva durante o dopo il parto. Questi bambini, però, non hanno presentato sintomi importanti e la condizione non desta particolari preoccupazioni. Il nuovo coronavirus non è stato rilevato né nel liquido amniotico, né nel latte materno. (Fonte: Ministero della Salute)

Allattamento – Le donne positive al nuovo coronavirus non devono necessariamente rinunciare ad allattare al seno il proprio bambino. Qualora la madre abbia pochi sintomi, può farlo adottando tutte le precauzioni per evitare di trasmettere il virus al figlio, lavandosi le mani e indossando una mascherina chirurgica mentre allatta. Se la madre presenta, invece, un’infezione con febbre, tosse o dispnea, madre e figlio andrebbero separati. Andrebbe, comunque, evitato il ricorso automatico ai sostituti del latte materno, implementando la spremitura del latte materno o il ricorso al latte umano donato.

Diversamente, per le operatrici del settore sanitario, dove vige una specifica esposizione al rischio biologico (allegato XLIV D.Lgs. 81/2008), l’Istituto Superiore di Sanità indica il divieto di adibizione a mansioni che possano esporle al rischio biologico.

Gestione delle lavoratrici in gravidanza in periodo Covid

Esposizione a Covid è attività vietata? Come sopra indicato, il rischio biologico, rientra tra le attività a rischio per la gravidanza ma non vietate (allegato C). Dalla valutazione del rischio, potrebbe risultare l’opportunità di allontanare la lavoratrice dal luogo di lavoro (operatori sanitari) o la messa in smart working, quando possibile. Particolare attenzione andrà posta per le mansioni ad elevato contatto con il pubblico;

Cosa fare se si riceve notizia di uno stato di gravidanza? Qualora sussista un rischio biologico legato all’attività (Allegato XLIV D.Lgs. 81/2008) il datore di lavoro valuterà i rischi e prenderà le misure appropiate. Qualora l’attività non rientri tra quelle di cui all’allegato succitato, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in base all’articolo 7 comma 4, potrà determinare l’interdizione dal lavoro d’ufficio o su istanza della lavoratrice. Qualora, durante la gravidanza, la lavoratrice sviluppasse patologie tali da renderla maggiormente esposta ai rischi di contagio, dovrà comunicarlo al Medico Competente per essere inserita nel novero delle persone fragili, sempre che il medico curante non la interdica dall’attività lavorativa per condizioni fisiche.

Ministero della Salute: ordinanza 16 agosto 2020

Il Ministero della Salute ha emanato l’Ordinanza 16 agosto 2020 con la quale vengono integrate le prescrizioni previste nel D.P.C.M. 7 agosto 2020.

Queste le novità contenute nell’Ordinanza:

  1. è fatto obbligo dalle ore 18.00 alle ore 06.00 sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie anche all’aperto, negli spazi di pertinenza dei luoghi e locali aperti al pubblico nonché negli spazi pubblici (piazze, slarghi, vie) ove per le caratteristiche fisiche sia più agevole il formarsi di assembramenti anche di natura spontanea e/o occasionale. Invitiamo i gestori di locali pubblici a rendere edotti di tale obbligo i clienti mediante affissione, nei pressi degli ingressi, di tale prescrizione o di comunicarla attraverso i propri siti internet, pagine Facebook ecc.;
  2. sono sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Fino ad ulteriori chiarimenti, si ritiene opportuno evitare balli e attività di gruppo anche presso strutture ricettive, spiagge ecc.