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Inserita la possibilità di richiedere in anticipo l’eventuale mancanza di green pass

A una settimana dall’inizio dei controlli sui certificati verdi per l’accesso ai luoghi di lavoro, è intervenuta un’importante modifica al quadro normativo. Il D.L. 139/2021 ha introdotto questo nuovo articolo:
Art. 9-octies (Modalita’ di verifica del possesso delle certificazioni verdi COVID-19 nei settori pubblico e privato ai fini della programmazione del lavoro). – 1. In caso di richiesta da parte
del datore di lavoro, derivante da specifiche esigenze organizzative volte a garantire l’efficace programmazione del lavoro, i lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni di cui al comma 6 dell’articolo 9-quinquies e al comma 6 dell’articolo 9-septies con un preavviso necessario a soddisfare le predette esigenze organizzative.

Il comma 6 degli articoli 9-quinquies (lavoratori del pubblico impiego) e 9-septies (lavoratori del settore privato) prevedono:
6. Il personale di cui al comma 1, nel caso in cui comunichi di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o qualora risulti privo della predetta certificazione al momento dell’accesso al luogo di lavoro, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di lavoro, è considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per i giorni di assenza ingiustificata di cui al primo periodo non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominati.

Questa integrazione permette, quindi, a tutti i datori di lavoro, preoccupati dall’eventuale impossibilità di erogare un servizio o un prodotto a seguito di mancanza di una o più persone necessarie per l’attività, di poterlo sapere prima per decidere eventuali sostituzioni.

Certificato verde obbligatorio anche per le mense aziendali

Con una FAQ inserita nel sito del Governo, lo stesso comunica che il certificato verde va richiesto anche nel caso di mense aziendali:
Per la consumazione al tavolo nelle mense aziendali o in tutti i locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti pubblici e privati è necessario esibire la certificazione verde COVID-19?
Sì, per la consumazione al tavolo al chiuso i lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti, solo se muniti di certificazione verde COVID-19, analogamente a quanto avviene nei ristoranti. A tal fine, i gestori dei predetti servizi sono tenuti a verificare le certificazioni verdi COVID-19 con le modalità indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 giugno 2021.

Pubblicato il D.L. 22 aprile 2021

E’ stato pubblicato il Decreto Legge 21 aprile 2021 “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attivita’ economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19.”

Importante novità rispetto alla bozza circolata in questi giorni

All’articolo 2, troviamo le “Misure relative agli spostamenti”.
Rispetto alla bozza circolata negli ultimi giorni, l’articolo 2 prevede l’esplicita esclusione dei c.d. pass verdi per chi si sposta per comprovate esigenze lavorative o per situazioni di necessità o per motivi di salute, oltre che per rientrare al proprio domicilio.
Rispetto alla normativa previgente, la novità del Decreto, quindi, è l’estensione del permesso al trasferimento anche senza motivi, per chi è in possesso di pass verde (vaccinazione, guariti dopo essere risultati positivi al Covid-19, tampone negativo nelle ultime 48 ore).

Gli altri provvedimenti contenuti nel decreto:

Il Decreto di aprile, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riporta anche una serie di disposizioni, soprattutto per le zone gialle, che permettono la riapertura di attività.

Art. 3 Disposizioni urgenti per le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado e per l’istruzione superiore. Previsto il rientro per le scuole di ogni ordine e grado, con percentuali minime in presenza in base alla colorazione della zona;

Art. 4 Attività dei servizi di ristorazione. Solo per la zona gialla: possibile il servizio al tavolo ma solo all’aperto, anche a cena. Dal 1 giugno, consumazioni al tavolo, anche al chiuso ma fino alle 18,00;

Art. 5 Spettacoli aperti al pubblico ed eventi sportivi. Solo per la zona gialla: rRipartono gli spettacoli, anche al chiuso, ma solo al 50% della capienza e con posti preassegnati. Limite massimo di 1000 persone all’aperto e 500 al chiuso, per singola sala. Dal 1 giugno, riaperto l’accesso al pubblico per gli eventi sportivi agonistici;

Art. 6 Piscine, palestre e sport di squadra. Solo per la zona gialla: dal 26 aprile, permesse le attività sportive, anche di gruppo, purchè all’aperto, dal 15 maggio, riaprono le piscine all’aperto; dal 1 giugno, apertura delle palestre;

Art. 7 Fiere, convegni e congressi. Solo per la zona gialla: dal 15 giugno riaprono le fiere in presenza. Dal 1 luglio, possono riprendere i convegni e congressi;

Art. 8 Centri termali e parchi tematici e di divertimento. Solo per la zona gialla: dal 1 luglio premessa l’apertura di centri termali e parchi divertimento;

Art. 9 Certificazioni verdi COVID-19.

Visualizza il decreto in Gazzetta Ufficiale

Verbale di “aggiornamento” del DVR a seguito della diffusione del Coronavirus

Sebbene i pareri siano contrastanti, noi dello staff di S.T.I. concordiamo sull’approccio più diffuso che la diffusione del Coronavirus non richieda l’emissione di un aggiornamento del DVR.
Tuttavia, qualora vogliate formalizzare la presa in carico del problema e l’adozione delle misure previste a livello istituzionale, abbiamo predisposto un verbale di aggiornamento del DVR che permetta di dare evidenza di aver comunque considerato in qualche modo questo elemento e aver recepito le indicazioni proposte dalle Circolari ministeriali destinate, per lo più, alla popolazione.

Il documento può essere scaricato dal sito www.aimsafe.it

Da oggi, obbligatoria l’applicazione del Codice di Prevenzione incendi per le attività non normate

Oggi entrano in vigore definitivamente le modifiche che il decreto del 12 aprile 2019 ha apportato al decreto 3 agosto 2015 riguardante i procedimenti autorizzativi antincendio.

Questo significa che, per le attività per le quali non esiste una regola di prevenzione incendi specifica, non si può più applicare il D.M. 10/03/1998, ma dovrà applicarsi obbligatoriamente quanto richiesto dal Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 03/08/2015).

La scadenza di oggi, non determina, invece, alcuna modifica al processo di valutazione dei rischi e definizione delle misure di prevenzione, tra cui la formazione degli addetti antincendio, per tutte le attività non soggette al controllo dei Vigili del Fuoco.

Analogamente, la definizione del livello di rischio di incendio avverrà, anche per le aziende soggette al controllo dei Vigili del Fuoco, sempre con l’uso del D.M. 10/03/1998.

I progettisti antincendio che dovranno definire le misure per attività non normate, dovranno, invece, applicare il Codice.

PROGETTO FORMATIVO: MODELLO 231, MOG E ORGANISMO DI VIGILANZA

1 – Introduzione

Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300” ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa (rectius penale) degli Enti con o senza personalità giuridica, che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito, a “vantaggio dell’organizzazione”, o anche solamente “nell’interesse dell’organizzazione”, senza che ne sia ancora derivato necessariamente un vantaggio concreto.

1.2 Dopo il varo del 2001, circoscritto ai reati commessi nei rapporti Ente privato-Pubblica Amministrazione quindi corruzione, concussione indebita percezione di finanziamenti pubblici, il passo più rilevante è stato compiuto l’anno successivo. Nel 2002, infatti, nell’ambito della più ampia riforma del diritto societario, è stata prevista la responsabilità dell’Ente per illeciti come il falso in bilancio, quello in prospetto, l’ostacolo al controllo della Consob.

1.3 Dal 2003 sono stati introdotti altri reati e, al 31.12.2018 i reati sono 136. L’ultimo reato presupposto è stato introdotto con l’approvazione in via definitiva del Disegno di Legge (DDL) Anticorruzione (18.12.2018). Il catalogo dei reati 231 è stato ampliato con l’introduzione del delitto di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.) punito con la sanzione pecuniaria fino a 200 quote. Infatti l’art. 7 del DDL (“Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”) ha introdotto modifiche al D.Lgs. 231/01.

2 – Programma

1a Giornata (17/05/2018): l’assetto organizzativo dell’impresa alla luce delle norme tecniche e giuridiche applicabili al 01.03.2019; collocazione del “MODELLO 231” nell’ambito di una visione sistemica e introduzione al capo I (artt. 1-26) del D.Lgs. 231/01.

2a Giornata (28/05/2018): responsabilità dell’organo amministrativo nelle imprese private, nei gruppi di imprese, nelle rete di imprese, nelle imprese partecipate o controllate dalla P.A.; la progettazione e la documentazione del “MODELLO 231” (parte 1^).

3a Giornata (31/05/2018): la progettazione e la documentazione del “MODELLO 231” (parte 2^); l’Organismo di Vigilanza: caratteristiche, funzionalità e operatività.

Dettaglio Programma 1a Giornata (17/05/2018)

1. Introduzione all’assetto organizzativo dell’impresa in riferimento alle norme tecniche e giuridiche (nazionali ed europee) applicabili sia ai sistemi gestionali che ai prodotti.
[esempi pratici con particolare attenzione alla piccola e media impresa].

1.1. Sviluppo di una mappa cognitiva con relativi flussi comunicativi per individuare il ruolo del D.Lgs. 231/01 nell’organizzazione d’impresa.

2. Presentazione del D.Lgs. 231/01 con riferimento particolare a:

2.1. SEZ. I – Principi generali e criteri di attribuzione della responsabilità amministrativa (artt. 1-7). 2.1.1. Individuazione dei “soggetti apicali” e “soggetti sottoposti all’altrui direzione”.
[esempio pratico di formalizzazione].

2.1.2. Definizione di “interesse”, “vantaggio” e “colpa di organizzazione”.
[esempi pratici dalle sentenze giurisprudenziali].

2.1.3. Formalizzazione del Modello di Organizzazione e Gestione.
[presentazione linee guida di Confindustria 2014 – Principi consolidati CNDCEC/ABI/CNF 2019].

2.1.4. Modifiche all’art. 6 co. 2 – bis ex D.Lgs. 231/01.
[Whistleblowing ed esempi pratici per la sua gestione].

2.1.5. L’art. 7 per i “soggetti sottoposti all’altrui direzione”.
[interpretazione ed applicazione pratica dei requisiti giuridici].

2.2. SEZ. II – Sanzioni in generale (artt. 9-23). 2.2.1. Particolare riferimento all’art. 17 ex D.Lgs. 231/01 relativo alla riparazione delle conseguenze del reato.
[esempio pratico di gestione di un “MODELLO 231” ex post].

2.3. SEZ. III – Responsabilità amministrativa da reato (artt. 24-26): 2.3.1. Principali reati presupposto.
[esempi pratici di rilevazione del rischio di commissione dei reati presupposto e commento di sentenze giurisprudenziali per individuare i contenuti efficaci dei protocolli di prevenzione].

Dettaglio Programma 2a Giornata (28/05/2018)

3. Modalità di adozione del “MODELLO 231” e responsabilità dell’organo amministrativo dell’impresa.
[esempio pratico di come si deve adottare il “MODELLO 231” e responsabilità nei vari tipi di impresa.

4. Principi di progettazione e documentazione del “MODELLO 231”.
[esempio pratico di progettazione e documentazione].

5. Fasi di formalizzazione per la documentazione dimostrativa delle attività svolte.
[esempio pratico di formalizzazione].

6. Progettazione e documentazione dell’analisi dei rischi di commissione dei reati presupposto in riferimento agli artt. 24 e 25 ex D.Lgs. 231/01.
[esempio pratico di documentazione].

7. Progettazione e documentazione dei “…protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai reati da prevenire…” [art. 6 co. 1 lett. b)].
[esempi pratici di protocolli].

8. L’art. 30 (Modelli di organizzazione di gestione) ex D.Lgs. 81/08 e s.m.i. con particolare riferimento all’applicazione del co. 5-bis.
[esempio pratico di modello: vantaggi e limiti].

Dettaglio Programma 3a Giornata (31/05/2018)

9. Codice Etico e Codice Comportamentale: come integrarli nell’ambito del “MODELLO 231”.
[esempio pratico di redazione del Codice Etico].

10. Sistema Disciplinare e CCNL.
[esempio pratico di redazione del Codice Disciplinare].

11. L’Organismo di Vigilanza (OdV): caratteristiche dei componenti, nomina, ruoli e responsabilità.
[esempio di Statuto dell’OdV ed esempio di Regolamento Interno dell’OdV].

12. Flussi Informativi da e verso l’Organismo di Vigilanza.
[esempio di redazione del documento di rilevazione dei flussi informativi].

13. Organismo di Vigilanza: conferimento dell’incarico ai componenti e accettazione, pianificazione degli incontri. Modalità di formalizzazione degli incontri, relazione annuale, incontri con l’organo amministrativo e l’organo di controllo.
[esempi pratici dell’operatività dell’OdV].

3 – Informazioni generali

Sede: il corso avrà una durata complessiva di 24 ore e sarà erogato c/o sede STI in Via Sempione 128 – Torino.

Certificato di attestazione: attestato di frequenza con profitto individuale per ciascun partecipante (previo superamento esame finale).

Iscrizione al corso: dovranno pervenire entro il 5 Aprile 2019 a mezzo PEC all’indirizzo direzione@pec.asqconsulenza.it.

Modalità e termini di pagamento: 500,00 Euro + I.V.A.; all’atto della conferma di iscrizione saranno forniti gli estremi bancari per il versamento che sarà suddiviso nel seguente modo: 50% da versare entro il 12 Aprile come acconto e il restante 50% a saldo da versare entro il 10 Maggio. In caso di rinuncia, in seguito ad iscrizione avvenuta, l’acconto non sarà restituito.

MODELLO 231, MOG E ORGANISMO DI VIGILANZA

Programma corso di formazione

1a Giornata (17/05/2018): l’assetto organizzativo dell’impresa alla luce delle norme tecniche e giuridiche applicabili al 01.03.2019; collocazione del “MODELLO 231” nell’ambito di una visione sistemica e introduzione al capo I (artt. 1-26) del D.Lgs. 231/01.

2a Giornata (28/05/2018): responsabilità dell’organo amministrativo nelle imprese private, nei gruppi di imprese, nelle rete di imprese, nelle imprese partecipate o controllate dalla P.A.; la progettazione e la documentazione del “MODELLO 231” (parte 1^).

3a Giornata (31/05/2018): la progettazione e la documentazione del “MODELLO 231” (parte 2^); l’Organismo di Vigilanza: caratteristiche, funzionalità e operatività.

Corso di aggiornamento annuale per RLS

Si terrà il 15 marzo dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 18,00, presso la nostra aula corsi, il corso di aggiornamento per Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Gli RLS di aziende fino a 50 addetti potranno scegliere se frequentare l’intera giornata, solo il mattino o solo il pomeriggio.

Vi ricordiamo che l’aggiornamento degli RLS è obbligatorio in base all’articolo 37 comma 11 del D.Lgs. 81/2008 che prevede:

La contrattazione collettiva nazionale disciplina le modalità dell’obbligo di aggiornamento periodico, la cui durata non può essere inferiore a 4 ore annue per le imprese che occupano dai 15 ai 50 lavoratori e a 8 ore annue per le imprese che occupano più di 50 lavoratori.

Il mancato aggiornamento della formazione degli RLS prevede una sanzione pari all’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.474,21 a 6.388,23 euro

Il corso ha un costo di 95,00 euro + IVA per il corso da 8 ore e di 50,00 euro + IVA per le 4 ore.

Per domande e iscrizioni, scrivere a info@sti-consulenze.it

ADR 2019

All’interno di questa news si evidenziano alcune delle principali novità che sono entrate formalmente in vigore dal 1° gennaio 2019 (con il periodo transitorio di 6 mesi – fino al 30 giugno 2019 – in cui le disposizioni dell’ADR 2019 potranno essere applicate su base volontaria).

Estensione dell’obbligo di nomina del consulente per la sicurezza dei trasporti (il cosiddetto “consulente ADR”)

Con l’ADR 2019 si estende tale obbligo anche alle aziende che eseguono esclusivamente spedizione di merci pericolose (mittenti).

Benché spesso lo speditore possa anche eseguire operazioni di carico, scarico e/o imballaggio di merci pericolose (e quindi ricada già nell’obbligo di nomina del consulente ADR secondo i requisiti ante-ADR 2019), tale novità è particolarmente rilevante.

Esso già possiede in capo a sé obblighi critici ai sensi dell’ADR (primo fra tutti l’obbligo di classificazione) e si trova dunque nella condizione di essere parificato alle altre figure che già in precedenza dovevano nominare il consulente ADR; pertanto tutte le aziende che agiscono esclusivamente come mittenti e che hanno sub-appaltato le operazioni carico, scarico, imballaggio e riempimento dovranno attivarsi per nominare i propri consulenti ADR.

L’ADR 2019, con una misura transitoria, prevede comunque un periodo per tutti gli speditori che con l’ADR 2017 non rientravano nell’obbligo di nomina del consulente ADR: avranno tempo fino al 31 dicembre 2022 per conformarsi a questa prescrizione.

Modifiche per l’esenzione per unità di trasporto ai sensi del cap. 1.1.3.6

Con l’ADR 2019 sono stati meglio esplicitati alcuni aspetti della gestione dell’esenzione per unità di trasporto (cap. 1.1.3.6 dell’ADR), tra cui:

  • la quantità totale massima per ogni categoria di trasporto, circa la quale si specifica che deve corrispondere al valore calcolato di 1000;
  • il calcolo della quantità massima totale per unità di trasporto per gli oggetti, che deve essere riferita alla massa lorda in kg degli stessi, senza gli imballaggi.

Nella tabella del cap. 1.1.3.6.3 sono stati poi introdotti i nuovi numeri ONU per le merci di categoria di trasporto 4.

In riferimento all’esenzione della nomina del consulente ADR per le aziende che eseguono sempre trasporti secondo l’esenzione per unità di trasporto, il testo del cap. 1.8.3.2 è stato modificato come segue:

Le autorità competenti delle Parti contraenti possono prevedere che le presenti disposizioni non si applichino alle imprese:

a) le cui attività riguardano quantitativi, per ogni unità di trasporto, inferiori non superiori ai limiti definiti a 1.1.3.6 (…)

Gestione dei macchinari o dispositivi contenenti merci pericolose

L’ADR 2019 apporta modifiche più che altro formali al numero UN 3363 MERCI PERICOLOSE CONTENUTE IN MACCHINARI o APPARATI. Viene infatti eleminata l’esenzione generale di cui al cap. 1.1.3.1, lettera b) che esentava le merci pericolose contenute in macchinari o dispositivi a patto di prendere adatti provvedimenti per impedire ogni fuoriuscita. Tale esenzione è stata ripresa all’interno della nuova disposizione speciale 672 applicabile al numero UN 3363 subordinandola ad alcune condizioni di imballaggio sicuro del macchinario/apparato o di protezione delle merci pericolose in esso contenute.

Nuovo metodo di classificazione per le merci corrosive (classe 8)

Viene introdotto il cap. 2.2.8.1.6 che descrive i Metodi alternativi per l’assegnazione del gruppo di immballaggio alle miscele – Approccio graduale. Fermi restando i criteri che assegnano priorità ai dati esistenti sull’uomo o sugli animali per la classificazione delle miscele corrosive (dati dal cap. 2.2.8.1.5), viene introdotto un approccio graduale che consente di classificare le miscele in classe 8 in perfetta analogia con l’approccio previsto dal Reg. (CE) 1272/2008 (CLP).

L’approccio consiste infatti nell’applicazione per tappe successive di alcuni metodi indicati all’interno dell’ADR 2019. In particolare il cap. 2.2.8.1.6.3 costituisce la novità più importante: per la prima volta viene formalizzato un metodo di calcolo (purtroppo non perfettamente corrispondente a quello previsto dal Reg. (CE) 1272/2008 – CLP per la classificazione dei prodotti corrosivi per la pelle) che consente di assegnare il gruppo di imballaggio alle miscele corrosive in funzione di limiti di concentrazione generici e specifici applicati ai singoli componenti di cui si conosca l’esatta classificazione.

Modelli organizzativi ai sensi del D.lgs. n. 231/01 e tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro

D.Lgs 231/01

La responsabilità amministrativa delle persone giuridiche è un istituto introdotto in Italia con il D.Lgs 231/2001.

Il presente decreto legislativo disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato e le disposizioni, in esso previste, si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica.

Tali responsabilità non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

Nel caso di commissione di determinati illeciti penali, dolosi e colposi, commessi da specifici soggetti (l’elenco è contenuto nell’art. 5 del D.Lgs. 231/2001) comporta una parallela responsabilità amministrativa della società per non avere adeguatamente adottato tutte le cautele e le precauzioni, in eligendo ed in vigilando, volte ad impedire la commissione di determinati reati ad opera dei propri dirigenti, preposti e dipendenti.

Fattispecie sanzionatorie

Le Sanzioni Interdittive adottabili in caso di condanna della società sono in molti casi in grado di mettere in crisi l’impresa dato che possono comportare il commissariamento, l’interdizione dell’esercizio dell’attività, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi, il divieto di pubblicizzare beni e/o servizi.

Le Sanzioni Pecuniarie constano, invece, nella condanna al pagamento di una somma di denaro, determinata dal giudice, sulla base di una quantificazione in quote; non è ammesso il pagamento in misura ridotta.

Strumenti giuridici a salvaguardia del regime sanzionatorio

Gli strumenti giuridici offerti alla società per dimostrare la mancanza di colpa nel vigilare sull’operato del proprio personale sono:

1 – L’adozione di un Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) vale a dire di un documento attestante che la società ha preventivamente valutato i rischi di commissione dei reati all’interno dell’azienda ed ha stabilito determinati protocolli e procedure da seguire per eliminare ovvero delimitare al massimo questi rischi.

Il Modello di Organizzazione e Gestione si articola come segue:

A – Parte generale contenente le caratteristiche strutturali dell’Organizzazione e le modalità di creazione del modello e della sua diffusione: formazione/informazione.

B – Parte speciale afferente alle diverse tipologie di reati presupposto contemplati nel D.Lgs. 231/2001 e recante la mappatura dei rischi di commissione dei reati; tale parte contempla:

– Codice Etico-Comportamentale;

– Sistema disciplinare;

– Sistema di Procure e deleghe;

– Organizzazione gerarchico-funzionale;

– Documento di mappatura dell’analisi rischi.

2 – L’istituzione di un Organismo di Vigilanza (OdV) ossia un organismo che ha funzione di vigilare sul corretto funzionamento ed osservanza del MOGe di curarne l’aggiornamento con poteri autonomi di iniziativa e controllo; la costituzione di un OdV prevede la redazione dei seguenti documenti:

– Statuto dell’OdV;

– Regolamento dell’OdV.

Per garantire l’autonomia e l’imparzialità dei compiti di vigilanza gravanti sull’ODV, è consigliabile che ne facciano parte professionisti “esterni” all’organigramma aziendale (dottrina e giurisprudenza concordano, ad esempio, sul fatto che il CdA (Consiglio di Amministrazione) e/o il collegio sindacale non dovrebbe coincidere con l’OdV e che appare consigliabile che ne faccia parte un esperto in diritto penale, trattandosi di responsabilità legata alla commissione di reati ed una figura di responsabile tecnico per la parte di verifica del MOG.

I reati che possono far scattare la responsabilità amministrativa degli enti sono molteplici, a titolo esemplificativo ma non esaustivo si elencano:

– truffa ai danni dello stato;

– reati informatici e trattamento dei dati;

– concussione;

– delitti contro l’industria o il commercio;

frode in commercio; vendita di sostanze alimentari non genuine; vendita di prodotti industriali con segni contraffatti;

– ricettazione e riciclaggio;

– violazione del diritto d’autore;

– reati ambientali;

– impiego come lavoratori di cittadini stranieri irregolari sul territorio italiano;

– omicidio colposo e lesioni personali commesse con violazione della normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro.

L’adozione del MOG e del OdV è prevista per tutte le imprese che abbiano al loro interno qualche profilo di rischio inerente alla commissione dei reati indicati ed è applicabile anche alle imprese individuali.

Interazione con gli altri sistemi aziendali

Il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo, sia nella sua fase di realizzazione sia nella successiva fase di implementazione, deve essere configurato come completamento dei sistemi presenti nell’Organizzazione.

Il “Modello 231” non si pone, quindi, come strumento aziendale a sé stante ma risulta interattivo con il sistema di gestione qualità, sicurezza, salute ed ambiente (es.: UNI EN ISO 9001, UNI EN ISO 14001 e/o di responsabilità sociale (SA 8000), il sistema di controllo e gestione salute e sicurezza in ambito lavorativo (D.Lgs. 81/2008 – ISO 45001), il Regolamento Privacy – GDPR 679/2016, ecc…).

Conclusioni

In caso di imputazione per illecito amministrativo la società sarà esente da responsabilità solamente se potrà dimostrare immediatamente, nel giudizio penale a suo carico, di avere adottato un modello idoneo (MOG) e di avere istituito un Organismo di vigilanza (OdV) che ha correttamente ed efficacemente vigilato sull’applicazione del modello (Art. 6 D.Lgs. 231/01).

Superato positivamente questo vaglio da parte dell’Autorità Giudiziaria, la società verrà assolta dall’illecito amministrativo, slegando le sue sorti da quelle del proprio dirigente o dipendente (la cui eventuale condanna penale per il reato commesso, pertanto, non avrà alcuna ripercussione sulla società).

Particolarità di notevole rilievo è che la Società non risponde del reato commesso, da uno dei soggetti indicati, anche quando il sistema creato non sia stato idoneo ad evitare la commissione del reato stesso.

L’elemento scriminante, che toglie al fatto il carattere di reato, è dato dalla mera adozione di un valido sistema di prevenzione e da una sufficiente vigilanza da parte dell’OdV (art. 6 lett. a), d.lgs. 231/01).