Anche quest’anno ospitiamo gli eventi formativi gratuiti di AimSafe

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Come di consueto, S.T.I. ospita gli eventi formativi gratuiti organizzati da AimSafe, il gestionale cloud che i nostri tecnici utilizzano in condivisione con i nostri clienti.

Le serate, che si svolgono presso la nostra aula corsi, vertono su singoli temi tecnici sviluppati usando la piattaforma.

Tutti gli eventi si svolgono dalle 19,00 alle 21,00 presso Cascina Fossata a Torino, ma sono visualizzabili in diretta e differita sulla pagina Facebook e in differita sul canale YouTube.
Per iscrizioni su BachecaSicurezza.it:
https://www.bachecasicurezza.it/courses/training_authority.php?pk_training_authority=51

Di seguito, il calendario degli eventi pianificati nei prossimi mesi:
11/09: Uso avanzato del modulo Formazione
25/09: Implementazione del MOG semplificato con AimSafe
16/10: Valutazione dei rischi da sollevamento mediante uso di AimSafe
30/10: Valutazione dei rischi da movimenti ripetitivi mediante uso di AimSafe
20/11: Valutazione dei rischi da posture statiche mediante uso di AimSafe”

Come si documenta l’esperienza pratica per un docente del corso attrezzature?

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Domanda: è vero che l’esperienza triennale nell’utilizzo delle macchine operatrici per essere formatore parte pratica può essere autocertificato dal docente stesso?

Risposta:

L’accordo Stato Regioni del 22/02/2012 al punto 2.1 specifica che i docenti devono avere “esperienza professionale pratica, documentata, almeno triennale, nelle tecniche di utilizzazione delle attrezzature” senza andare a definire in che modo l’esperienza va documentata. Anche la Circolare – 10/06/2013 – n. 21 e la Circolare 11 marzo 2013, n. 12, non danno informazioni aggiuntive.
Ritengo che l’esperienza documentata può essere ottenuta mediante lettera di assunzione con una funzione che, all’interno del mansionario, preveda anche l’uso dell’attrezzatura oggetto della formazione.
Nulla vieta che sia valida anche un’autocertificazione.

Proroga norme antincendio per scuole e asili nido

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Il Decreto Legge “Decreto cultura”, convertito in legge, prevede le seguenti proroghe:

Adeguamento antincendio delle scuole: scadenza 31/12/2021

Adeguamento antincendio degli asili nido: scadenza 31/12/2019

UNI ISO 14005:2019: dal 1 agosto, disponibile la linea guida per l’implementazione a fasi del sistema di gestione per l’ambiente

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La norma, propone un’implementazione a fasi del sistema di gestione che, invece dell’approccio classico a scalino, permette all’organizzazione un’implementazione graduale e più allineata alle proprie necessità e modalità operative.

Per ogni requisito, vengono previsti 6 livelli di implementazione, riportati all’interno di una matrice dove, il contenuto della cella, riporta quanto è necessario fare per poter raggiungere quel determinato “livello di maturità” su quello specifico requisito. Naturalmente, per poter ottenere un certo livello di maturità, è necessario aver implementato non solo quanto riportato nella cella, ma anche in quelle riportate nelle celle a sinistra, che corrispondono ai livelli di maturità inferiori.

Requisiti con livello di maturità 5 sono conformi alla UNI EN ISO 14001:2015 mentre un livello di maturità 6 porta alla conformità, sempre per quel determinato requisito, all’EMAS.

Seguono le matrici per i diversi requisiti della 14001 ed EMAS.

Illuminazione di emergenza: le prescrizioni della UNI EN 1838:2013

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Introduzione

Il Decreto Ministeriale 10 marzo 1998, prevede, per i luoghi di lavoro:

3.13 – ILLUMINAZIONE DELLE VIE DI USCITA

Tutte le vie di uscita, inclusi anche i percorsi esterni, devono essere adeguatamente illuminati per consentire la loro percorribilità in sicurezza fino all’uscita su luogo sicuro.

Nelle aree prive di illuminazione naturale od utilizzate in assenza di illuminazione naturale, deve essere previsto un sistema di illuminazione di sicurezza con inserimento automatico in caso di interruzione dell’alimentazione di rete.

Le prescrizioni di dettaglio circa l’illuminazione di emergenza, le troviamo all’interno della UNI EN 1838:2013 “Applicazione dell’illuminotecnica – Illuminazione di emergenza”.

Tipologie di illuminazione di emergenza

Sotto la voce illuminazione di emergenza, sono ricomprese le seguenti tipologie:

  1. Illuminazione di sicurezza: per consentire l’esodo sicuro da un luogo in caso di mancanza dell’alimentazione normalmente presente. Questa, a sua volta, si divide in:

1.1. Illuminazione di sicurezza per l’esodo: atta a facilitare l’esodo e per facilitare l’individuazione di dispositivi di sicurezza e antincendio;

1.2. Illuminazione antipanico: volta a ridurre la probabilità di una condizione di panico nelle persone presenti e, contestualmente, permettere loro di raggiungere le vie di esodo;

1.3 Illuminazione di area del compito ad alto rischio: qualora siano presenti situazioni ad alto rischio per l’attività svolta o per le attrezzature o materiali impiegati, è necessario garantire l’illuminazione necessaria ad evitare situazioni di pericolo.

2. Illuminazione di riserva: è un sistema che permette di mantenere un’illuminazione dei locali anche in assenza della fonte di alimentazione. Non è volta alla tutela delle persone ma al mantenimento del servizio.

Prescrizioni generali

Di seguito, riportiamo le prescrizioni previste dalla norma tecnica:

  • l’illuminazione di sicurezza deve illuminare qualsiasi ostacolo fino a 2 metri da terra;
  • per ridurre il panico è importante che le vie di uscita siano chiaramente indicate e illuminate;
  • le luci di emergenza devono essere installate e mantenute nel rispetto delle norme tecniche di dettaglio (EN 60598-2, EN 50172, EN 62034);
  • tutti i segnali di evacuazione devono essere illuminati in modo da indicare la via di esodo. Tutti i segnali di evacuazione e l’illuminazione devono essere installati ad almeno 2 metri da terra;
  • Il segnale di sicurezza andrebbe installato, se possibile, entro i 20° di inclinazione sopra la vista orizzontale;
  • Se non è possibile la visione diretta di un’uscita di emergenza, si dovrà installare un cartello direzionale illuminato che indichino il percorso verso la via di esodo;

Punti presso cui installare illuminazione di emergenza

  1. entro 2 metri da ogni porta installata lungo la via di esodo;
  2. entro 2 metri dalle scale;
  3. entro 2 metri da ogni dislivello;
  4. sui segnali di sicurezza delle vie di esodo;
  5. ad ogni cambio di direzione garantendo illuminazione per entrambi i lati del cambio;
  6. ad ogni intersezione di corridoi garantendo illuminazione per entrambi i corridoi;
  7. entro 2 metri da ogni uscita;
  8. all’esterno verso un luogo sicuro;
  9. entro 2 metri da ogni punto di primo soccorso in modo che ogni cassetta o pacchetto di medicazione sia illuminato con un livello pari ad almeno 5 lux;
  10. entro 2 metri da ogni dispositivo antincendio o punto di chiamata in modo da garantire una loro illuminazione, e del loro segnale, di almeno 5 lux;
  11. entro 2 metri da ogni apparecchiatura per l’evacuazione dei disabili;
  12. entro 2 metri dai rifugi e dai punti di raccolta dei disabili.

Illuminazione delle vie di esodo

Per le vie di esodo di larghezza fino a 2 metri, si deve garantire:

a. un’illuminazione al suolo, lungo la linea centrale, di almeno 1 lux;

b. illuminazione della banda centrale (larghezza metà della larghezza della via di esodo) pari ad almeno il 50% del valore sulla linea centrale.

Per le vie di esodo superiori a 2 metri, si dovranno considerare come insieme di percorsi da 2 metri di larghezza, oppure forniti di illuminazione antipanico.

Alcune regole di prevenzione incendi, impongono invece:

  1. 2-5 lux misurati a 1 metro da terra;
  2. 5 lux misurati a 1 metro da terra in prossimità di porte e scale.

Tra il valore massimo di illuminamento e il minimo, il rapporto non può essere inferiore a 1:40.

La durata dell’illuminazione di sicurezza delle vie di esodo deve essere garantita per almeno 1 ora e deve garantire l’illuminazione prevista in misura del 50% entro 5 s e del 100% entro 60 secondi.

Illuminazione antipanico

Per evitare situazioni di panico, l’illuminazione non può essere inferiore a 0,5 lux al suolo, eccezion fatta per una fascia di 50 cm lungo il bordo dell’area.

Valgono le performance richieste per l’illuminazione delle vie di esodo.

L’illuminazione antipanico è richiesta nei servizi igienici per disabili.

Illuminazione di area del compito ad alto rischio

E’ necessario garantire che l’illuminazione residua, in assenza di alimentazione, sia pari ad almeno il 10% dell’illuminazione normalmente presente, misurata sul piano di riferimento dell’attività (es. piano di lavoro, quadro comandi, pulsantiera).

L’autonomia andrà definita in modo che non determini rischi per le persone e viene determinata dal datore di lavoro.

L’illuminazione richiesta deve essere raggiunta entro 0,5 secondi.

Segnali di evacuazione illuminati

Poiché i segnali illuminati risultano maggiormente visibili, la distanza di visibilità si determina con questa formula:

l = z x h

l = distanza di visibilità

z = distanza orizzontale dal segnale ed è pari a 100 per i segnali illuminati esternamente e 200 per i segnali illuminati internamente;

h = altezza del cartello.

Il segnale va installato nel raggio di 20° rispetto al piano di visione orizzontale.

Impresa familiare: quando si può applicare il solo l’articolo 21

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Introduzione

Il D.Lgs. 81/2008 prevede una serie di situazioni dove le prescrizioni riportate si applicano in maniera diversa in base alla tipologia di situazione. Queste situazioni sono individuate all’interno dell’articolo 3.

Il comma 12 richiama il caso delle imprese familiari:

Nei confronti dei componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del Codice civile, dei coltivatori diretti del fondo, degli artigiani e dei piccoli commercianti e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21.”

Cos’è un’impresa familiare

Prima di tutto, vediamo cosa sono le imprese familiari, andando a recuperare l’articolo 230-bis del Codice Civile, che prevede:

Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato. Le decisioni concernenti l’impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell’impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano all’impresa stessa. I familiari partecipanti all’impresa che non hanno la piena capacità di agire sono rappresentati nel voto da chi esercita la potestà su di essi.

L’impresa familiare, quindi, è una particolare forma di impresa a cui i familiari partecipano non come meri subordinati ma come parte attiva dell’impresa stessa sia per quanto concerne gli investimenti che le decisioni da prendere. Ha, quindi, senso la previsione del D.Lgs. 81/2008 che, nei confronti dei collaboratori familiari, applica le prescrizioni previste per i lavoratori autonomi.

Se le caratteristiche dell’impresa familiare:

– partecipazione agli utili;

– partecipazione ai beni acquistati;

– partecipazione agli incrementi dell’impresa;

Non dovessero essere tutti contestualmente rispettati, si tratterebbe di un’altra forma di collaborazione e come tale andrà trattata.

Per poter avere un’impresa familiare, è necessario “atto pubblico o con scrittura privata autenticata” (art. 5 D.P.R. 29/09/1973, n. 59 come modificato dall’art. 9 Legge 2 dicembre 1975, n. 576).

L’impresa familiare è incompatibile con altre forme societarie in quanto limitano il potere decisionale e di partecipazione agli utili che sono il fondamento dell’impresa familiare.

Quali sono gli obblighi applicabili ai caollaboratori familiari

Appurato che l’impresa è configurabile come impresa familiare, si può decidere, per il singolo collaboratore familiare, di applicare il solo articolo 21 del D.Lgs. 81/2008 che prevede, come obblighi:

a) utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al Titolo III;

b) munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al Titolo III;

c) munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità, qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto.

Mentre prevede, ma solo come facoltà:

a) beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all’articolo 41, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali;

b) partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali.”

Se l’impresa è costituita esclusivamente dal legale rappresentante e da collaboratori familiari, non sarà obbligatorio procedere alla valutazione dei rischi, attivazione della sorveglianza sanitaria e formazione, salvo casi particolari quali l’abilitazione come operatore addetto all’uso di attrezzature di lavoro previste dall’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012.

FAQ: quali sono i requisiti per un corso caduta dall’alto?

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So che vi stupiremo, ma non esiste alcun corso sulla caduta dall’alto. La normativa è chiara, eppure, continua a proliferare questo prodotto, sicuramente utile allo sviluppo delle competenze per ridurre questo rischio, ma non previsto da nessuna normativa attualmente vigente.
Ve lo spieghiamo in questo articolo.

Come accade per molti rischi e per le attrezzature, anche nel caso dei DPI, il D.Lgs. 81/2008 prevede l’informazione, formazione e addestramento:

Informazione (articolo 77 comma 4 lettera c, e ed f). Questo si può realizzare mediante consegna di istruzioni, affissione di cartelli ecc.

Formazione (articolo 77 comma 4 lettera h). Visto che non si tratta di un corso definito nello specifico, va a finire nella formazione specifica come anche previsto nell’elenco dei Contenuti della specifica che si trova al punto 4 dell’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011. Nessun obbligo formativo aggiuntivo: se uno decide di fare una formazione aggiuntiva sul tema, non essendo un corso obbligatorio, non si applicano gli Accordi, quindi il datore di lavoro decide il docente, decide la durata, decide il numero massimo di allievi e se fare o meno il teste. A meno che non si tratti di posizionamento mediante funi che è tutt’altra cosa e lì c’è corso specifico a parte che deve essere organizzato da soggetti ben definiti e con docenti con caratteristiche anch’esse ben definite.

Addestramento (articolo 77 comma 4 lettera h e comma 5). Obbligatorio “solo” per DPI 3 cat che, in base al Regolamento UE 2016/425 comprende anche i DPI contro il rumore nocivo. Le poche indicazioni sulle modalità dell’addestramento si trovano all’articolo 37 comma 5: “L’addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro.”. Non serve aggiungere altro in merito, direi.

FAQ: i docenti dei corsi attrezzature devono essere docenti qualificati ex D.I. 06/03/2013?

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Il D.I. 06/03/2013 ha definito i requisiti per coloro che intendono erogare formazione come docenti, in corsi in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. Quando emanato, il decreto era indirizzato ai docenti dei corsi lavoratori e per i datori di lavoro che intendono svolgere direttamente i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione (articolo 1 comma 2).
L’Accordo Stato Regioni del 7 luglio 2016, specificatamente al punto 12.1, estende l’applicazione del c.d. decreto formatore a “tutti i corsi obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro, fatti salvi quelli nei quali i requisiti dei docenti siano già previsti da norme specifiche”.
L’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012, al punto 2, però, riporta appunto nello specifico i requisiti dei docenti che sono:
“personale con esperienza documentata, almeno triennale, sia nel settore della formazione, sia nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e da personale con esperienza professionale pratica, documentata, almeno triennale, nelle tecniche dell’utilizzazione delle attrezzature di che trattasi.”
CONCLUSIONI: la docenza nei corsi attrezzature deve essere svolta da personale in possesso dei requisiti di cui al punto 2 dell’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012 e non docente secondo i criteri del D.I. 06/03/2013

Pubblicata la UNI ISO 11226:2019

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E’ stata pubblicata la norma UNI ISO 11226:2019, recepimento della norma ISO per la valutazione dei rischi legati alle posture statiche.
In allegato alla news sul sito AimSafe.it, il file Excel per la verifica del rispetto dei requisiti previsti all’interno della norma.

Classificazione degli indumenti ad alta visibilità: la norma UNI EN ISO 20471:2017

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La UNI EN ISO 20471 regolamenta la classificazione degli indumenti di prova dando le caratteristiche minime previste per ogni classe e indicazioni per la definizione della classe richiesta.

Gli indumenti ad alta visibilità sono raggruppabili in tre classi in base alla valutazione dei rischi.
Al fine di essere conformi, gli indumenti ad alta visibilità, devono avere queste caratteristiche:
a. Le aree minime di materiale di fondo e di materiale riflettente devono essere conformi alle dimensioni previste in base alla classe di appartenenza. Vanno conteggiate solo le superfici visibili;
b. Le aree minime, di cui alla lettera a, vanno misurate sulla taglia inferiore per garantirne il rispetto in tutti i casi;
c. L’indumento ad alta visibilità lo deve essere su tutti i lati. Le bande riflettenti dovranno girare attorno alla parte del corpo (braccio, tronco, gamba);
d. Il raggiungimento dell’area minima può essere ottenuto con un solo indumento o combinando diversi indumenti in modo che, la somma delle superfici, sia conforme a quanto previsto in base alla classe;
e. Gli indumenti di classe 3 devono, come minimo, avere bande riflettenti sul tronco e sulle braccia e/o sulle gambe.
f. Le superfici coperte da loghi vanno detratte;
g. Il materiale di fondo deve avere una larghezza di almeno 50 mm e girare attorno al tronco;
h. Le bande riflettenti devono avere larghezza di almeno 50 mm
i. Le superfici minime previste sono:
Materiale Classe 3 Classe 2 Classe 1
Materiale di fondo 0,80 0,5 0,14
Materiale riflettente 0,20 0,13 0,10
Materiale a prestazioni combinate n.a. n.a. 0,20
La classe di visibilità va desunta dal prospetto A.1 della norma che prevede:
i. Classe 3 per i lavori sulle strade con velocità superiore a 60 km/h;
ii. Classe 2 per i lavori sulle strade con velocità inferiore a 60 km/h;
iii. Classe 1 per i lavori sulle strade con velocità inferiore a 30 km/h.
Dalla tabella sulle classi, si desume che due indumenti di classe 2 determinano il rispetto della Classe 3.