Commento di Confindustria sul D.L. 127 per il controllo dei certificati verdi sul luogo di lavoro

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Confindustria ha inviato agli iscritti una nota di commento sul D.L. 127 che introduce l’obbligo del certificato verde sul luogo di lavoro.
Riportiamo di seguito alcuni punti che riteniamo di particolare interesse.
Lo staff di AimSafe, In attesa delle linee guida ufficiali, sta procedendo con la creazione di una procedura operativa volta a regolamentare il controllo del certificato verde sul luogo di lavoro, inserendo anche strumenti operativi (cartellonistica, modelli di documenti ecc.) volti a permettervi di poter applicare l’obbligo nel modo più efficace.

In attesa del DPCM sul controllo del green pass nei luoghi di lavoro pubblici ai quali seguiranno delle linee guida per il settore privato, Vi segnaliamo il commento di Confindustria al D.L. 127/2021.
Il commento pone diversi punti interessanti che riassumiamo di seguito:
1. sono previste linee guida applicative che verranno emanate dopo le circolari applicative per il pubblico impiego;
2. sono soggetti al controllo del green pass tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale, che accedono al luogo di lavoro. Sono esclusi solamente coloro che accedono non per motivi di lavoro (esempio visitatori, familiari);
3. contratti di somministrazione: l’onere del controllo spetta all’utilizzatore ma, in caso di mancata erogazione del servizio per assenza del certificato, sull’agenzia ricade una responsabilità contrattuale;
4. le modalità con cui il datore di lavoro deciderà di controllare il green pass potranno anche non essere concordate con le parti sindacali o nell’ambito del Comitato ex art. 13 Protocollo d’intesa nè determina l’obbligo di aggiornamento del protocollo anticontagio in quanto trattasi di obbligo la cui applicazione o meno non è valutabile. Chiaramente, nulla osta ad integrare la procedura di controllo del green pass nel protocollo e concordare le modalità con il Comitato;
5. non è possibile accedere alla data di scadenza del green pass del lavoratore;
6. è necessario prevedere una modulistica probatoria da fornire all’addetto al controllo per la contestazione del mancato possesso del green pass riportante: strumento della verifica, orario, luogo, evidenza della mancanza di green pass, identificazione del lavoratore, motivazioni fornite dal lavoratore, verifica della validità del green pass);
7. si ritiene che il datore di lavoro sia sempre legittimato a chiedere, in caso di dubbio, la corrispondenza tra il documento di identità e il dato contenuto nel green pass;
8. la comunicazione al Prefetto di eventuali violazioni può essere fatta dal datore di lavoro in quanto primo responsabile del controllo;
9. il controllo a campione non risulta coerente con le finalità di prevenzione del rischioo di contagio;
10. un controllo randomico sul luogo di lavoro potrebbe provocare contestazioni a causa del differente trattamento sanzionatorio tra ci viene controllato all’ingresso (assenza ingiustificata) e chi allintenro (allontanamento dal luogo di lavoro e contestazione disciplinare);
11. il controllo del green pass è opportuno venga fatto da due persone per evitare contestazioni di comportamento non corretto;
12. la verifica negativa, deve comportare una tracciatura formale;
13. in caso di lavoro presso terzi, il controllo viene effettuato dal datore di lavoro presso il quale si reca il lavoratore. Il lavoratore deve segnalare tempestivamente al datore di lavoro l’impossibilità di poter svolgere il lavoro qualora il green pass non fosse valido;
14. in caso di utilizzo di mezzi a lunga percorrenza, qualora al lavoratore fosse rifiutato l’accesso al mezzo per mancanza di green pass valido, il lavoratore deve segnalarlo immediatamente al proprio datore di lavoro. Questo elemento va comunicato ai lavoratori mediante ordine di servizio;
15. in caos i lavori a turni, è opportuno che il controllo dei certificati venga effettuato dal personale della vigilanza, se presente;
16. luogo di lavoro, salvo ulteriori indicazioni, va inteso in via estensiva a tutti i luoghi di comunità, quindi anche i luoghi di lavoro in esterno e i cantieri edili. La valutazione è in capo all’organizzazione in base alla tipologia di attività svolta;
17. è possibile utilizzare dispositivi automatici di lettura del green pass, collegati ai sistemi di rilevazione delle presenza, purchè non venga in alcun modo registrata alcuna informazione relativa al green pass;
18. l’onere economico del tampone, in sostituzione della vaccinazione, è a carico esclusivo del lavoratore in quanto destinatario dell’obbligo di possedere il certificato verde;
19. in caso di autotrasportatori, corrieri ecc. il controllo del certificato grava sia sul suo datore di lavoro che su quello presso il quale viene effettuato il prelievo o la consegna;
20. in caso di corsi di formazione, il controllo del certificato, oltre al datore di lavoro, è in capo anche alla struttura che eroga il corso. In caso di formazione a distanza non è richiesto il certificato verde;
21. è possibile richiedere anticipatamente al lavoratore se è già a conoscenza di condizioni che possano impedirgli di accedere al lavoro in un determinato periodo temporale;

Pubblicato in G.U. il D.L. che estende il certificato verde alle aziende pubbliche e private

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Approvato in via definitiva al Senato il c.d. D.L. Green Pass relativo ai certificati verdi

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In data 15 settembre, il Senato ha approvato in via definitiva il D.L. 23/07/2021, n. 105 con il quale fu introdotto l’obbligo del certificato verde per accedere ad alcune attività.
Il Decreto è stato convertito con modifiche, spiegate di seguito.

1. ora è nel Decreto l’esclusione dell’obbligo di certificato verde per la fruizione dei servizi di ristorazione delle strutture ricettive, limitatamente agli ospiti delle strutture stesse;
2. escluso l’obbligo di certificato verde per coloro che accedono ai centri termali come prestazione rilevante nei livelli di assistenza;
3. per le segre, con spazi privi di varchi di accesso, non è necessario il controllo del certificato verde ma la responsabilità di possederlo è in capo esclusivamente all’utente;
4. è fatto divieto di utilizzo esteso del certificato verde a meno che questo non sia disposto con legge dello Stato;
5. inserita la possibilità di ottenere il certificato verde anche con test salivare;
6. per l’acecsso al pronto soccorso, salvo condizioni di urgenza, è necessario sottoposri al test antigenico;
7. estesa a 12 mesi la validità del certificato verde;
8. possibilità, per coloroc he sono in possesso di certificazione verde, di visitare i familiari all’interno delle RSA;
9. prevista la possibilità di somministrare il vaccino antinfluenzale anche in farmacia.

Pubblicato il Decreto legge che estende l’uso del certificato verde

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In data 10 settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DECRETO-LEGGE 10 settembre 2021, n. 122 che estende a tutte le persone che accedono a istituti scolastici, univeristà e RSA, l’obbligo di presnetare il certificato verde.
Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale. (21G00134) (GU Serie Generale n.217 del 10-09-2021)
note: Entrata in vigore del provvedimento: 11/09/2021
Il Derceto estende, per alcuni settori, l’applicazione del controllo dei certificati verdi all’ingresso, vediamo quali sono le principali modifiche.

Il D.L. va a modificare due decreti legge, convertiti in legge:

D.L. 52/2021: che ha previsto l’uso del certificato verde per accedere ad alcune attività.
Il D.L pubblicato oggi, va ad inserire l’articolo 9-ter.1 che segue il 9-ter inserito in precedenza e che andava a includere, tra le varie attività per le quali prevedere il controllo del certificato verde all’ingresso, anche le scuole.
Questo nuovo articolo ha esteso il controllo dei certificati verdi a:
– personale dei servizi edicativi per l’infanzia;
– dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA);
– dei sistemi regionali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP);
– dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).
Sia per le scuole che per le istituzioni di cui sopra, la verifica del certificato verde è estesa a TUTTE LE PERSONE che accedono, quindi non solo più gli insegnanti; sono esclusi solo i bambini, gli alunni e gli studenti e coloro che sono esenti in quanto impossibilitati a vaccinarsi. Questi ultimi devono presentare un certificato di esenzione che sia conforme a quanto indicato dalla Circolare 35309 del 04/08/2021 Ministero della Salute.
Per quanto concerne il personale esterno che accede alla struttura per motivi di lavoro, il D.L. prevede che: “la verifica sul rispetto delle prescrizioni di cui al comma 2, oltre che dai soggetti di cui al primo periodo, deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.”. Resta da capire come il datore di lavoro potrà effettuare giornalmente il controllo del proprio personale operante presso le strutture che, prevedibilmente, potrebbero non passare dalla sede aziendale (es. manutenzioni, rabbocco distributori automatici ecc.).
Viene inserito anche l’articolo 9-ter.2 relativo alla formazione superiore (università e alta formazione musicale). Si sgnala come venga indictao che il controllo, in questi casi, avvenga con modalità a campione.

D.L. 44/2021: con il quale è stato introdotto l’obbligo vaccinale per le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario. Tale obbligo, in virtù dell’articolo 2 del D.L. 122/2021, viene esteso a tutti i soggetti, anche esterni, che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavoratorica nelle strutture di cui all’articolo 1-bis (strutture residenziali, socio-assistenziali, sociosanitarie e hospice). Anche in questo caso, sono esclusi coloro che non possono vaccinarsi per motivi di salute. In questo caso, non si parla di certificato verde ma di vera e propria vaccinazione obbligatoria.

 
 

Certificato verde obbligatorio anche per le mense aziendali

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Con una FAQ inserita nel sito del Governo, lo stesso comunica che il certificato verde va richiesto anche nel caso di mense aziendali:
Per la consumazione al tavolo nelle mense aziendali o in tutti i locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti pubblici e privati è necessario esibire la certificazione verde COVID-19?
Sì, per la consumazione al tavolo al chiuso i lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti, solo se muniti di certificazione verde COVID-19, analogamente a quanto avviene nei ristoranti. A tal fine, i gestori dei predetti servizi sono tenuti a verificare le certificazioni verdi COVID-19 con le modalità indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 giugno 2021.

Entro il 13 novembre obbligo di redazione del Piano di Spostamento Casa Lavoro per le aziende con più di 100 lavoratori

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L’articolo 229 comma 4 del D.L. 19/05/2020 n. 34 ha previsto l’obbligo, per tutte le imprese ed enti pubblici con più di 100 addetti, ubicate in:
1. capoluogo di Regione;
2. Città Metropolitana;
3. capoluogo di Provincia;
4. Comune con più di 50.000 abitanti
Di adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, di un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro del proprio personale finalizzato a ridurre l’uso del mezzo personale, e di nominare un Mobility manager per il supporto nel processo di decisione, pianificazione, programmazione, gestione e promozione di soluzioni ottimali di mobilità sostenibile.
Il D.I. 179 del 12/05/2021 ha introdotto i contenuti minimi del Piano e le funzioni e requisiti del mobility manager prevedenedo, per la prima applicazione, che il Piano sia attuato entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto.

Il Piano degli spostamenti Casa – lavoro

Il PSCL, finalizzato alla riduzione del traffico veicolare privato, individua le misure utili a orientare gli spostamenti casa-lavoro del personale dipendente verso forme di mobilità sostenibile alternative all’uso individuale del veicolo privato a motore, sulla base dell’analisi degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, delle loro esigenze di mobilità e dello stato dell’offerta di trasporto presente nel territorio interessato. Il PSCL definisce, altresì, i benefici conseguibili con l’attuazione delle misure in esso previste, valutando i vantaggi sia per i dipendenti coinvolti, in termini di tempi di spostamento, costi di trasporto e comfort di trasporto, sia per l’impresa o la pubblica amministrazione che lo adotta, in termini economici e di produttività, nonché per la collettività, in termini ambientali, sociali ed economici.
Il piano deve essere inviato entro 15 giorni dall’adozione al Comune di competenza che potrà richiedere delle modifiche.

Sono state adottate, il 4 agosto, le Linee guida per la redazione e l’implementazione dei PSCL – Piani degli Spostamenti Casa-Lavoro da parte dei Mobility manager.

Il mobility manager

E’ una persona in possesso di un’elevata e riconosciuta competenza professionale e/o comprovata esperienza nel settore della mobilità sostenibile, dei trasporti o della tutela dell’ambiente.
Il mobility manager svolge queste funzioni:

1. Al mobility manager aziendale sono attribuite le seguenti funzioni:

a) promozione, attraverso l’elaborazione del PSCL, della realizzazione di interventi per l’organizzazione e la gestione della domanda di mobilità del personale dipendente, al fine di consentire la riduzione strutturale e permanente dell’impatto ambientale derivante dal traffico veicolare nelle aree urbane e metropolitane;

b) supporto all’adozione del PSCL;

c) adeguamento del PSCL anche sulla base delle indicazioni ricevute dal Comune territorialmente competente, elaborate con il supporto del mobility manager d’area;

d) verifica dell’attuazione del PSCL, anche ai fini di un suo eventuale aggiornamento, attraverso il monitoraggio degli spostamenti dei dipendenti e la valutazione, mediante indagini specifiche, del loro livello di soddisfazione;

2. Al mobility manager aziendale sono altresì assegnate le seguenti funzioni:

a) cura dei rapporti con enti pubblici e privati direttamente coinvolti nella gestione degli spostamenti del personale dipendente;

b) attivazione di iniziative di informazione, divulgazione e sensibilizzazione sul tema della mobilità sostenibile;

c) promozione con il mobility manager d’area di azioni di formazione e indirizzo per incentivare l’uso della mobilità ciclo-pedonale, dei servizi di trasporto pubblico e dei servizi ad esso complementari e integrativi anche a carattere innovativo;

d) supporto al mobility manager d’area nella promozione di interventi sul territorio utili a favorire l’intermodalità, lo sviluppo in sicurezza di itinerari ciclabili e pedonali, l’efficienza e l’efficacia dei servizi di trasporto pubblico, lo sviluppo di servizi di mobilità condivisa e di servizi di infomobilità.

Pubblicato il D.L. 22 aprile 2021

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E’ stato pubblicato il Decreto Legge 21 aprile 2021 “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attivita’ economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19.”

Importante novità rispetto alla bozza circolata in questi giorni

All’articolo 2, troviamo le “Misure relative agli spostamenti”.
Rispetto alla bozza circolata negli ultimi giorni, l’articolo 2 prevede l’esplicita esclusione dei c.d. pass verdi per chi si sposta per comprovate esigenze lavorative o per situazioni di necessità o per motivi di salute, oltre che per rientrare al proprio domicilio.
Rispetto alla normativa previgente, la novità del Decreto, quindi, è l’estensione del permesso al trasferimento anche senza motivi, per chi è in possesso di pass verde (vaccinazione, guariti dopo essere risultati positivi al Covid-19, tampone negativo nelle ultime 48 ore).

Gli altri provvedimenti contenuti nel decreto:

Il Decreto di aprile, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riporta anche una serie di disposizioni, soprattutto per le zone gialle, che permettono la riapertura di attività.

Art. 3 Disposizioni urgenti per le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado e per l’istruzione superiore. Previsto il rientro per le scuole di ogni ordine e grado, con percentuali minime in presenza in base alla colorazione della zona;

Art. 4 Attività dei servizi di ristorazione. Solo per la zona gialla: possibile il servizio al tavolo ma solo all’aperto, anche a cena. Dal 1 giugno, consumazioni al tavolo, anche al chiuso ma fino alle 18,00;

Art. 5 Spettacoli aperti al pubblico ed eventi sportivi. Solo per la zona gialla: rRipartono gli spettacoli, anche al chiuso, ma solo al 50% della capienza e con posti preassegnati. Limite massimo di 1000 persone all’aperto e 500 al chiuso, per singola sala. Dal 1 giugno, riaperto l’accesso al pubblico per gli eventi sportivi agonistici;

Art. 6 Piscine, palestre e sport di squadra. Solo per la zona gialla: dal 26 aprile, permesse le attività sportive, anche di gruppo, purchè all’aperto, dal 15 maggio, riaprono le piscine all’aperto; dal 1 giugno, apertura delle palestre;

Art. 7 Fiere, convegni e congressi. Solo per la zona gialla: dal 15 giugno riaprono le fiere in presenza. Dal 1 luglio, possono riprendere i convegni e congressi;

Art. 8 Centri termali e parchi tematici e di divertimento. Solo per la zona gialla: dal 1 luglio premessa l’apertura di centri termali e parchi divertimento;

Art. 9 Certificazioni verdi COVID-19.

Visualizza il decreto in Gazzetta Ufficiale

Riammissione al lavoro dopo Covid-19. Circolare 12/04/2021

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Il Ministero della Salute ha emanato una Circolare riguardante il rientro in azienda dei lavoratori risultati positivi al Covid-19.

La Circolare riporta le procedure a seconda della sintomatologia:

1. Lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero
a) Il lavoratore presenta certificazione medica di avvenuta negativizzazione al medico competente;
b) il medico competente effettua una visita di rientro indipendentemente dalla durata dell’assenza, quindi anche per assenze inferiori a 60 gg.
Se il lavoratore ha nel nucleo familiare un caso positivo, può essere riammesso al lavoro e non va considerato contatto stretto.

2. Lavoratori sintomatici
Possono rientrare al lavoro dopo un isolamento di 10 giorni, di cui almeno gli ultimi 3 senza sintomi, dalla comparsa della poisitività, effettuando un test molecolare con esito negativo. Il lavoratore deve inviare, anche per via telematica, al medico competente, la certificazione di avvenuta negativizzazione.
Se il lavoratore ha nel nucleo familiare un caso positivo, può essere riammesso al lavoro e non va considerato contatto stretto.

3. Lavoratori positivi asintomatici
Il lavoratore può riprendere il lavoro dopo un isolamento di 10 giorni con tampone negativo successivo alla fine dell’isolamento. Il risultato del tampone viene attestato dalla certificazione di avvenuta negativizzazione da inviare al datore di lavoro, per tramite del medico competente, in modalità telematica.
Se il lavoratore ha nel nucleo familiare un caso positivo, può essere riammesso al lavoro e non va considerato contatto stretto.

3. Lavoratori lungo positivi
Per la riammissione al lavoro, è necessario comunque un tampone negativo (molecolare o antigenico) il cui risultato va inviato al medico competente. Se il periodo che intercorre tra i 21 giorni, previsti per la fine dell’isolamento in base alla Circolare del 12 ottobre, e la ripresa del lavoro il lavoratore non può operare in smart working, il medico di famiglia rilascia un certificato di prolungamento.

5. Lavoratore contatto stretto asintomatico
Il lavoratore informa il proprio medico curante che rilascia certificato di malattia a meno che il lavoratore non possa operare in regime di smart working. Dopo 10 giorni dall’ultimo contatto con il positivo, il lavoratore può rientrare al lavoro dopo un tampone negativo che viene trasmesso all’azienda per tramite dle medico competente.

Aggiornato il protocollo d’intesa sulle misure anticontagio

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Il 14 marzo 2020, le parti sociali, sotto la regia del Governo, si erano incontrati per predisporre un protocollo d’intesa volto a fornire alle aziende una traccia per il contenimento del rischio di contagio. Il protocollo fu aggiornato il 24 aprile 2020. Il 6 aprile, le parti sociali hanno provveduto ad un ulteriore aggiornamento di cui riportiamo le principali novità.

ATTENZIONE: come per i protocolli precedenti, trovano applicazione esclusivamente per aziende non del settore sanitario.

Ecco i principali punti del protocollo, in continuità con le versioni precedenti:
1. Massimo utilizzo del lavoro agile;
2. Incentivazione di ferie e permessi volti a ridurre la presenza di persone in azienda;
3. Sospensione delle attività nei reparti non essenziali alla produzione;
4. Adozione di protocolli anticontagio;
5. Sanificazione degli ambienti di lavoro;
6. Limitazione degli spostamenti all’interno della singola sede;
7. Adozione di protezione delle vie respiratorie nei locali condivisi.
 
Ecco le principali novità:
  1. La riammissione sul lavoro di lavoratori risultati positivi è possibile solo a seguito di tampone (molecolare o antigenico) anche superati i 21 giorni. Questa precisazione nasce dal fatto che la Circolare di ottobre 2020, relativamente ai c.d. lunghi positivi, aveva previsto il termine dell’isolamento dopo 21 giorni. Viene ribadito che, sebbene l’isolamento finisca al 21-esimo giorno, il lavoratore potrà tornare al lavoro solo con tampone negativo;
  2. Obbligo di utilizzo della mascherina in tutti gli ambienti di lavoro condivisi. Il protocollo del 24 aprile aveva introdotto l’obbligo di mascherina negli spazi comuni, oltre che in tutti i casi di mancato rispetto del distanziamento. La nota di commento di Confindustria aveva indicato che, per spazi comuni, si intendevano quelli di cui al punto 7 (mensa, spogliatoi, aree fumatori, aree break) lasciando quindi liberi i locali di lavoro. Con questo aggiornamento, si ha l’obbligo di indossare la mascherina in qualsiasi ambiente di lavoro salvo dove si possa dimostrare l’effettivo isolamento del lavoratore;
  3. Viene inserita la possibilità di trasferte anche all’estero da svolgersi, però, in base a specifiche considerazioni in base al contesto;
  4. Permessa la formazione in presenza purchè svolti in azienda;
  5. Nel caso di ricovero ospedaliero per il soggetto positivo, è prevista la visita medica di rientro, indipendentemente dalla durata dell’assenza, quindi anche per meno di 60 gg.

Scarica il provvedimento allegato alla news su AimSafe

Rapporto ISS Covid 19 n. 4/2021: “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazioni anti-COVID-19” Edizione 13/03/2021

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L’ISS ha pubblicato un nuovo rapporto COVID-19 dedicato che analizza come le varianti, derivanti da replicazioni anomale del virus, possono destare preoccupazione in quanto possono risultare maggiormente aggressivi e più resistenti ai trattamenti, e al processo di vaccinazione in corso.
Il documento è volto a dare indicazioni per fronteggiare le varianti e, contestualmente, sulla gestione delle persone vaccinate, considerando che la campagna vaccinale sta proseguendo.


Riportiamo di seguito gli elementi principali contenuti nel documento.

  1. 1. Anche per quanto concerne le varianti, rimangono valide le indicazioni già previste in merito al distanziamento, protezione personale e igiene. Tuttavia, si raccomanda di elevare il distanziamento fisico fino a 2 metri dove questo sia possibile e, in particolar modo, in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria;
  2. Per i soggetti vaccinati, è dimostrata una riduzione dei casi di malattia e di gravità della stessa. Tuttavia, non è ancora dimostrata un’immunità all’infezione e, quindi, alla capacità di essere portatore della malattia. Pertanto, anche coloro che sono stati vaccinati, devono rispettare le medesime indicazioni del resto della popolazione, per quanto concerne distanziamento, protezione personale e igiene;
  3. Una persona, anche se vaccinata, in caso di contatto stretto con un positivo, dovrà rispettare le procedure previste per il resto della popolazione: comunicare il contatto al proprio medico, rimanere in quarantena per 10 giorni con tampone negativo alla fine o 14 giorni, non recarsi in azienda per 14 giorni dall’ultimo contatto con la persona risultata positiva;
  4. Le persone esposte ad un caso COVID-19, identificate come contatti stretti, non devono recarsi presso i p unti vaccinali fino a quando non è terminata la quarantena (10-14 giorni);
  5. Coloro che hanno già contratto la malattia possono vaccinarsi. Per coloro che hanno avuto la malattia tra i 3 e i 6 mesi prima della vaccinazione, è sufficiente un’unica dose. Recenti studi indicano effetti secondari del vaccino (mal di testa, febbre, brividi, debolezza) maggiori nelle persone che avevano già contratto la malattia.

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