Come valutare il rischio rumore per gli operatori dei call center

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Siamo abituati ed effettuare valutazioni del rumore soprattutto in situazioni dove l’esposizione è determinata da sorgenti quali attrezzature, impianti, sorgenti multiple che vanno a concorrere al c.d. rumore ambientale.

Tuttavia, esistono situazioni dove l’esposizione è determinata in condizioni meno standard e, come tale, deve essere valutata adottando strumenti non così comuni.

Nel caso di operatori di call center, l’esposizione al rumore del singolo operatore è dato da due componenti:

1) rumore ambientale, dovuto principalmente al vociare delle altre persone con cui l’operatore condivide la stanza, che spesso è un open space con ampie metrature e un elevato numero di operatori presenti;

2) rumore generato dalla cuffia che si trova a distanza molto ridotta rispetto alle sorgenti tradizionali e, soprattutto, in un contesto molto angusto dove, quindi, le condizioni acustiche sono molto differenti.

Sebbene la valutazione vera e propria venga, comunque, effettuata utilizzando la UNI EN ISO 9612:2011 combinata con la UNI 9432:2011, le modalità e la strumentazione per misurare l’emissione sonora, varia completamente. Per poter capire come procedere, è stata emessa, ormai nel 2012, la UNI/TR 11450, ovvero un Technical Report, una sorta di linea guida, volta a dare, agli operatori del settore, le informazioni utili alla misurazione del rumore nei casi in cui le sorgenti sonore sono prossime all’orecchio, quindi in condizioni che non permettono all’orecchio di essere esposto, in sostanza, a onde piane.

Il Technical Report specifica, molto bene, come le indicazioni, che verranno date, hanno l’obiettivo di:

1) misurare il livello di rumore da sorgenti tali che non permettono la misurazione con strumentazione normale;

2) convertire il valore misurato, tenendo conto della distanza dall’orecchio e dalla ridotta dimensione dell’area in cui viene emesso il rumore direttamente, in valore confrontabile con quanto viene misurato normalmente nel definire l’esposizione dei lavoratori al rumore.

Vengono proposte tre tecniche:

a. Metodo MIRE (UNI EN ISO 11904-1) che prevede l’uso di un microfono in miniatura che viene inserito all’interno del condotto uditivo dell’operatore;

b. Metodo del manichino (UNI EN ISO 11904-2) dove una cuffia, sdoppiata rispetto a quella indossata contemporaneamente dall’operatore, viene posta su un manichino dotato di recettori acustici.

c. Metodo Elettroacustico (ETSI EG 202 518) che determina il livello e le caratteristiche del rumore dai valori elettrici di cuffia e microfono.

Approfondiremo, ora, solo la tecnica MIRE che, per dimensione della strumentazione, risulta la più facile da utilizzare in contesti esterni a laboratori di prova.
Valutazione del rumore con metodo MIRE

Il metodo MIRE si basa sull’uso di un microfono in miniatura a cui viene collegato una sonda che andrà ad inserirsi all’interno del canale uditivo.

La prima indicazione, data dalla ISO/TR 11450, è che il soggetto della misura deve essere volontario, in quanto la misura prevede l’inserimento della sonda. Si consiglia di spiegare all’operatore il funzionamento dello strumento e le misure igieniche adottate, che vedremo fra poco.


Lo strumento più utilizzato è del tipo con microfono esterno e sonda interna (la parte gialla). Questa viene protetta con un cilindro di silicone monouso, al fine di garantire l’igiene nel misurare diversi operatori. E’ necessaria grande attenzione nell’inserimento della sonda al fine di evitare possibili lesioni alla cavità, sebbene, proprio il cilindro di silicone che è morbido e liscio, riduca sensibilmente questo rischio. La lunghezza della sonda, inoltre, è date da impedire il contatto con il timpano.

Le cuffie sul mercato sono di due tipi: monoaurali e biaurali. Nel primo caso, la misura riguarderà un solo orecchio mentre, nel secondo caso, la misura andrà fatta da entrambi i lati a meno che si tratti di cuffie mono.

La durata della misura non deve essere inferiore a 15 minuti e un numero minimo di 5 telefonate, al fine di rilevare diverse tipologie di interlocutore e le pause tra una telefonata e la successiva, utilizzata per la registrazione dei dati relativi alla chiamata appena terminata.

Una volta rilevato il valore convertito, questo andrà utilizzato, nel rispetto della UNI EN ISO 9612 e UNI 9432, per determinare il livello di esposizione giornaliero o settimanale.
Misure di riduzione del rischio

Se, dalle misure effettaute, dovesse emergere un valore di esposizione giornaliera superiore a 85 dB(A), si deve procedere alla riduzione del rischio, che può verificarsi adottando queste misure:

1) acquisto di cuffie autolimitanti;

2) interventi sulla dispersione del rumore quali.

a. barriere tra le postazioni;

c. buffer a soffitto;

d. controsoffittatura in materiale fono assorbente;

e. pareti perimetrali in materiale fono assorbente;

f. inserimento di pause tra una telefonata e l’altra.

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Informazioni su Ing. Fabio Rosito

Dal 2003 mi occupo di sicurezza sul lavoro, prima come dipendente in aziende di consulenze, poi come libero professionista. La mia attività prevede l'assistenza delle aziende nell'individuare i punti di maggior rischio e nel definire gli interventi di miglioramento necessari. Email: fabio.rosito@sti-consulenze.it Tel. 329/64.12.255

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