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Cambia la formazione antincendio in azienda: D.M. 02/09/2021

Il 4 ottobre 2021 è stato pubblicato il D.M. 02/09/2021 che introduce alcune novità in materia di gestione delle emergenze all’interno delle aziende. Il Decreto, che entrerà in vigore dopo un anno, fa parte del gruppo di decreti che stanno modificando il D.M. 10/03/1998.
Analizziamo insieme le principali novità che riguardano la formazione antincendio e la gestione delle emergenze (piano di emergenza, informazione, prove di evacuazione).

1. Piano di emergenza: l’obbligo di redazione del piano di emergenza e, conseguentemente della prova di evacuazione annuale, viene esteso ai luoghi aperti al pubblico all’interno dei quali possono essere presenti più di 50 persone contemporaneamente. Rimangono le altre condizioni: attività soggetta al controllo dei vigili del fuoco o attività con più di 10 lavoratori;
2. Spariscono le istruzioni antincendio per le attività per le quali non è previsto il piano di emergenza ma viene previsto che le misure di gestione delle emergenze, in questi casi, vadano incluse nel DVR;
3. Introdotto l’obbligo di aggiornamento della formazione degli incaricati ogni 5 anni;
4. Docenti per i corsi di formazione antincendio: per poter svolgere la docenze in corsi per incaricati antincendio, i docenti devono essere in possesso di diploma di scuola media superiore e possedere almeno uno di questi requisiti:
a. Documentata esperienza di almeno 90 ore come docenti antincendio: se l’esperienza riguarda la sola parte pratica, il docente è qualificato per la pratica, analogamente, per la parte teorica. Se dimostra almeno 90 ore per la teoria e altre 90 ore per la pratica, il docente potrà svolgere entrambe le parti;
b. Aver frequentato corso per docenti tipo A (60 ore) teorico/pratici erogato dai VVF o, se solo docente per la teoria, di tipo B (48 ore) che può essere usufruito mediante partecipazione parziale al corso di tipo A. Se un docente vuole qualificarsi solo per la parte pratica, ,il corso è di tipo C (28 ore) che non può, però, essere ottenuto mediante partecipazione parziale al corso di tipo A;
c. Essere iscritto nell’elenco del Ministero dell’interno e aver frequentato il corso per docenti, limitatamente alle sole parti pratiche. Non necessaria la formazione pratica per i docenti della sola parte teorica;
d. Ex Vigili del Fuoco.
5. Per i docenti, sono previsti specifici corsi di aggiornamento della durata di almeno 16 ore, di cui almeno 4 di pratica, nell’arco di 5 anni. I corsi di aggiornamento possono essere in FAD anche asincrona;
6. Il decreto entra in vigore dopo un anno (04/10/2022) e saranno validi i corsi programmati, prima di quella data, anche se realizzati nel rispetto del D.M. 10/03/1998, purché svolti entro 6 mesi (04/04/2023);
7. Il primo aggiornamento degli incaricati deve essere effettuato entro 5 anni dall’ultima attività di formazione o aggiornamento effettuata. Se, alla data di entrata in vigore del decreto, sono passati più di 5 anni dall’ultima formazione, l’aggiornamento va erogato entro 12 mesi;
8. Ammessa la FAD sincrona per la parte teorica;
9. Tra le attività a rischio elevato (ora chiamate di tipo 3) entrano gli stabilimenti e impianti di stoccaggio rifiuti;
10. Corso attività a rischio basso (ora tipo 1): inserita l’esercitazione pratica con l’uso di estintori;
11. Aggiornamenti: 2 ore per il rischio basso (ora tipo 1), 5 ore per il rischio medio (ora tipo 2), 8 ore per il rischio elevato (ora tipo 3);
12. Piccole modifiche alle attività ex allegato X che richiedono l’esame dei Vigili del Fuoco. Vengono inseriti:
a. Campeggi e villaggi turistici con oltre 400 persone;
b. Interporti di superficie superiore a 20,000 mq;
c. Aerostazioni, stazioni ferroviarie e marittime ma solo se superano i 5.000 mq.

Inserita la possibilità di richiedere in anticipo l’eventuale mancanza di green pass

A una settimana dall’inizio dei controlli sui certificati verdi per l’accesso ai luoghi di lavoro, è intervenuta un’importante modifica al quadro normativo. Il D.L. 139/2021 ha introdotto questo nuovo articolo:
Art. 9-octies (Modalita’ di verifica del possesso delle certificazioni verdi COVID-19 nei settori pubblico e privato ai fini della programmazione del lavoro). – 1. In caso di richiesta da parte
del datore di lavoro, derivante da specifiche esigenze organizzative volte a garantire l’efficace programmazione del lavoro, i lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni di cui al comma 6 dell’articolo 9-quinquies e al comma 6 dell’articolo 9-septies con un preavviso necessario a soddisfare le predette esigenze organizzative.

Il comma 6 degli articoli 9-quinquies (lavoratori del pubblico impiego) e 9-septies (lavoratori del settore privato) prevedono:
6. Il personale di cui al comma 1, nel caso in cui comunichi di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o qualora risulti privo della predetta certificazione al momento dell’accesso al luogo di lavoro, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di lavoro, è considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per i giorni di assenza ingiustificata di cui al primo periodo non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominati.

Questa integrazione permette, quindi, a tutti i datori di lavoro, preoccupati dall’eventuale impossibilità di erogare un servizio o un prodotto a seguito di mancanza di una o più persone necessarie per l’attività, di poterlo sapere prima per decidere eventuali sostituzioni.

Pubblicato il D.M. 01/09/2021 sui controlli antincendio nelle aziende.

Il decreto sostituisce l’articolo 3 comma 1 lettera e (“garantire l’efficienza dei sistemi di protezione antincendio secondo i criteri di cui all’allegato VI”) l’allegato VI (Controlli e manutenzione sulle misure di protezione antincendio) del D.M. 10/03/1998 andando a riformare queste attività.
Scopriamo insieme le principali novità.

1. La principale novità riguarda la figura del tecnico incaricato della manutenzione dei sistemi antincendio; questi, deve essere in possesso di specifica qualifica, in accordo con l’allegato II che riporta indicazioni relative al corso di formazione ed esame volto al conseguimento della qualifica;
2. Si ribadisce, oltre al canonico controllo periodico, la necessità della sorveglianza, definita, così come già capitava nel D.M. 10/03/1998, come: “insieme di controlli visivi atti a verificare, nel tempo che intercorre tra due controlli periodici, che gli impianti, le attrezzature e gli altri sistemi di sicurezza antincendio sialno nelle normali condizioni operative, siano correttamente fruibili e non presentino danni materiali evidenti. La sorveglianza può essere effettuata dai lavoratori normalmente presenti dopo aver ricevuto adeguate istruzioni”. Il punto 2 dell’allegato I aggiunge: “mediante la predisposizione di idonee liste di controllo”;
3. L’applicazione delle norme tecniche per il controllo periodico, rimangono volontarie a meno che non siano direttamente richiamate da norme vigenti;
4. Si conferma l’obbligo di approntare il registro dei controlli dove annotare tutti gli interventi periodici e di manutenzione;
5. Sono esonerati dalla frequenza al corso di qualifica, coloro che svolgono attività di manutenzione da almeno 3 anni;
6. Corsi di formazione: i docenti dei corsi di formazione devono avere almeno un titolo di studio pari al diploma superiore e almeno 3 anni di esperienza sia in formazione che nel settore della manutenzione impianti, attrezzature e sistemi di sicurezza e nel settore della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e della tutela ambientale. Vengono definiti anche durata e argomenti del corso di formazione a seconda della qualifica che si desidera ottenere;
7. Valutazione dei requisiti: la valutazione prevede: analisi del CV, prova scritta (almeno 20 domande chiuse e almeno 6 domande a risposta aperta), prova pratica, prova orale.
Il decreto entrerà in vigore il 25/09/2022.

FAQ del Governo sul Green Pass in azienda

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato una serie di domande e risposte sul tema del controllo del certificato verde in azienda. Analizziamole insieme.

1. artigiani in casa: viene esplicitato che non è necessario richiedere, da parte del privato, l’esibizione del certificato verde per gli artigiani chiamati ad operare in casa;
2. piattaforme per il controllo del green pass: nelle scuole pubbliche, è stata attivata una piattaforma che, mediante interscambio, mostra lo stato del green pass di ogni lavoratore impegnato presso l’istituto per permettere, in ogni istante, di avere lo stato di validità dei certificati verdi. Viene specificato che, attualmente, questa possibilità non è prevista per le aziende private;
3. liberi professionisti: viene specificato che il controllo grava sul datore di lavoro presso il quale si va ad operare;
4. titolari di aziende: vengono controllati, come i lavoratori, dall’addetto al controllo incaricato;
5. colf e badanti: devono esibire il green pass al loro datore di lavoro sia esso titolare di azienda o privato cittadino;
6. lavoratore agile: chi lavora all’esterno del luogo di lavoro in modalità agile, quindi senza vincolo di luogo, non dovrà esibire il certificato verde ma viene anche specificato che lo smart working non può essere usato per far lavorare chi non è in possesso di certificato verde;
7. misure di contenimento: nonostante il controllo del certificato verde, permangono tutte le misure previste dai protocolli d’intesa e linee guida;
8. controlli a campione e sanzioni: viene specificato che, qualora l’azienda opti per il controllo a campione, se in caso di ispezione uno o più lavoratori risultassero privo di certificato verde in corso di validità, non verrebbe emessa alcuna sanzione all’azienda purché i controlli siano stati fatti in ottemperanza ai modelli previsti dall’azienda stessa.

Commento di Confindustria sul D.L. 127 per il controllo dei certificati verdi sul luogo di lavoro

Confindustria ha inviato agli iscritti una nota di commento sul D.L. 127 che introduce l’obbligo del certificato verde sul luogo di lavoro.
Riportiamo di seguito alcuni punti che riteniamo di particolare interesse.
Lo staff di AimSafe, In attesa delle linee guida ufficiali, sta procedendo con la creazione di una procedura operativa volta a regolamentare il controllo del certificato verde sul luogo di lavoro, inserendo anche strumenti operativi (cartellonistica, modelli di documenti ecc.) volti a permettervi di poter applicare l’obbligo nel modo più efficace.

In attesa del DPCM sul controllo del green pass nei luoghi di lavoro pubblici ai quali seguiranno delle linee guida per il settore privato, Vi segnaliamo il commento di Confindustria al D.L. 127/2021.
Il commento pone diversi punti interessanti che riassumiamo di seguito:
1. sono previste linee guida applicative che verranno emanate dopo le circolari applicative per il pubblico impiego;
2. sono soggetti al controllo del green pass tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale, che accedono al luogo di lavoro. Sono esclusi solamente coloro che accedono non per motivi di lavoro (esempio visitatori, familiari);
3. contratti di somministrazione: l’onere del controllo spetta all’utilizzatore ma, in caso di mancata erogazione del servizio per assenza del certificato, sull’agenzia ricade una responsabilità contrattuale;
4. le modalità con cui il datore di lavoro deciderà di controllare il green pass potranno anche non essere concordate con le parti sindacali o nell’ambito del Comitato ex art. 13 Protocollo d’intesa nè determina l’obbligo di aggiornamento del protocollo anticontagio in quanto trattasi di obbligo la cui applicazione o meno non è valutabile. Chiaramente, nulla osta ad integrare la procedura di controllo del green pass nel protocollo e concordare le modalità con il Comitato;
5. non è possibile accedere alla data di scadenza del green pass del lavoratore;
6. è necessario prevedere una modulistica probatoria da fornire all’addetto al controllo per la contestazione del mancato possesso del green pass riportante: strumento della verifica, orario, luogo, evidenza della mancanza di green pass, identificazione del lavoratore, motivazioni fornite dal lavoratore, verifica della validità del green pass);
7. si ritiene che il datore di lavoro sia sempre legittimato a chiedere, in caso di dubbio, la corrispondenza tra il documento di identità e il dato contenuto nel green pass;
8. la comunicazione al Prefetto di eventuali violazioni può essere fatta dal datore di lavoro in quanto primo responsabile del controllo;
9. il controllo a campione non risulta coerente con le finalità di prevenzione del rischioo di contagio;
10. un controllo randomico sul luogo di lavoro potrebbe provocare contestazioni a causa del differente trattamento sanzionatorio tra ci viene controllato all’ingresso (assenza ingiustificata) e chi allintenro (allontanamento dal luogo di lavoro e contestazione disciplinare);
11. il controllo del green pass è opportuno venga fatto da due persone per evitare contestazioni di comportamento non corretto;
12. la verifica negativa, deve comportare una tracciatura formale;
13. in caso di lavoro presso terzi, il controllo viene effettuato dal datore di lavoro presso il quale si reca il lavoratore. Il lavoratore deve segnalare tempestivamente al datore di lavoro l’impossibilità di poter svolgere il lavoro qualora il green pass non fosse valido;
14. in caso di utilizzo di mezzi a lunga percorrenza, qualora al lavoratore fosse rifiutato l’accesso al mezzo per mancanza di green pass valido, il lavoratore deve segnalarlo immediatamente al proprio datore di lavoro. Questo elemento va comunicato ai lavoratori mediante ordine di servizio;
15. in caos i lavori a turni, è opportuno che il controllo dei certificati venga effettuato dal personale della vigilanza, se presente;
16. luogo di lavoro, salvo ulteriori indicazioni, va inteso in via estensiva a tutti i luoghi di comunità, quindi anche i luoghi di lavoro in esterno e i cantieri edili. La valutazione è in capo all’organizzazione in base alla tipologia di attività svolta;
17. è possibile utilizzare dispositivi automatici di lettura del green pass, collegati ai sistemi di rilevazione delle presenza, purchè non venga in alcun modo registrata alcuna informazione relativa al green pass;
18. l’onere economico del tampone, in sostituzione della vaccinazione, è a carico esclusivo del lavoratore in quanto destinatario dell’obbligo di possedere il certificato verde;
19. in caso di autotrasportatori, corrieri ecc. il controllo del certificato grava sia sul suo datore di lavoro che su quello presso il quale viene effettuato il prelievo o la consegna;
20. in caso di corsi di formazione, il controllo del certificato, oltre al datore di lavoro, è in capo anche alla struttura che eroga il corso. In caso di formazione a distanza non è richiesto il certificato verde;
21. è possibile richiedere anticipatamente al lavoratore se è già a conoscenza di condizioni che possano impedirgli di accedere al lavoro in un determinato periodo temporale;

Approvato in via definitiva al Senato il c.d. D.L. Green Pass relativo ai certificati verdi

In data 15 settembre, il Senato ha approvato in via definitiva il D.L. 23/07/2021, n. 105 con il quale fu introdotto l’obbligo del certificato verde per accedere ad alcune attività.
Il Decreto è stato convertito con modifiche, spiegate di seguito.

1. ora è nel Decreto l’esclusione dell’obbligo di certificato verde per la fruizione dei servizi di ristorazione delle strutture ricettive, limitatamente agli ospiti delle strutture stesse;
2. escluso l’obbligo di certificato verde per coloro che accedono ai centri termali come prestazione rilevante nei livelli di assistenza;
3. per le segre, con spazi privi di varchi di accesso, non è necessario il controllo del certificato verde ma la responsabilità di possederlo è in capo esclusivamente all’utente;
4. è fatto divieto di utilizzo esteso del certificato verde a meno che questo non sia disposto con legge dello Stato;
5. inserita la possibilità di ottenere il certificato verde anche con test salivare;
6. per l’acecsso al pronto soccorso, salvo condizioni di urgenza, è necessario sottoposri al test antigenico;
7. estesa a 12 mesi la validità del certificato verde;
8. possibilità, per coloroc he sono in possesso di certificazione verde, di visitare i familiari all’interno delle RSA;
9. prevista la possibilità di somministrare il vaccino antinfluenzale anche in farmacia.

Pubblicato il Decreto legge che estende l’uso del certificato verde

In data 10 settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DECRETO-LEGGE 10 settembre 2021, n. 122 che estende a tutte le persone che accedono a istituti scolastici, univeristà e RSA, l’obbligo di presnetare il certificato verde.
Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale. (21G00134) (GU Serie Generale n.217 del 10-09-2021)
note: Entrata in vigore del provvedimento: 11/09/2021
Il Derceto estende, per alcuni settori, l’applicazione del controllo dei certificati verdi all’ingresso, vediamo quali sono le principali modifiche.

Il D.L. va a modificare due decreti legge, convertiti in legge:

D.L. 52/2021: che ha previsto l’uso del certificato verde per accedere ad alcune attività.
Il D.L pubblicato oggi, va ad inserire l’articolo 9-ter.1 che segue il 9-ter inserito in precedenza e che andava a includere, tra le varie attività per le quali prevedere il controllo del certificato verde all’ingresso, anche le scuole.
Questo nuovo articolo ha esteso il controllo dei certificati verdi a:
– personale dei servizi edicativi per l’infanzia;
– dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA);
– dei sistemi regionali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP);
– dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).
Sia per le scuole che per le istituzioni di cui sopra, la verifica del certificato verde è estesa a TUTTE LE PERSONE che accedono, quindi non solo più gli insegnanti; sono esclusi solo i bambini, gli alunni e gli studenti e coloro che sono esenti in quanto impossibilitati a vaccinarsi. Questi ultimi devono presentare un certificato di esenzione che sia conforme a quanto indicato dalla Circolare 35309 del 04/08/2021 Ministero della Salute.
Per quanto concerne il personale esterno che accede alla struttura per motivi di lavoro, il D.L. prevede che: “la verifica sul rispetto delle prescrizioni di cui al comma 2, oltre che dai soggetti di cui al primo periodo, deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.”. Resta da capire come il datore di lavoro potrà effettuare giornalmente il controllo del proprio personale operante presso le strutture che, prevedibilmente, potrebbero non passare dalla sede aziendale (es. manutenzioni, rabbocco distributori automatici ecc.).
Viene inserito anche l’articolo 9-ter.2 relativo alla formazione superiore (università e alta formazione musicale). Si sgnala come venga indictao che il controllo, in questi casi, avvenga con modalità a campione.

D.L. 44/2021: con il quale è stato introdotto l’obbligo vaccinale per le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario. Tale obbligo, in virtù dell’articolo 2 del D.L. 122/2021, viene esteso a tutti i soggetti, anche esterni, che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavoratorica nelle strutture di cui all’articolo 1-bis (strutture residenziali, socio-assistenziali, sociosanitarie e hospice). Anche in questo caso, sono esclusi coloro che non possono vaccinarsi per motivi di salute. In questo caso, non si parla di certificato verde ma di vera e propria vaccinazione obbligatoria.

 
 

Certificato verde obbligatorio anche per le mense aziendali

Con una FAQ inserita nel sito del Governo, lo stesso comunica che il certificato verde va richiesto anche nel caso di mense aziendali:
Per la consumazione al tavolo nelle mense aziendali o in tutti i locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti pubblici e privati è necessario esibire la certificazione verde COVID-19?
Sì, per la consumazione al tavolo al chiuso i lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti, solo se muniti di certificazione verde COVID-19, analogamente a quanto avviene nei ristoranti. A tal fine, i gestori dei predetti servizi sono tenuti a verificare le certificazioni verdi COVID-19 con le modalità indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 giugno 2021.

Entro il 13 novembre obbligo di redazione del Piano di Spostamento Casa Lavoro per le aziende con più di 100 lavoratori

L’articolo 229 comma 4 del D.L. 19/05/2020 n. 34 ha previsto l’obbligo, per tutte le imprese ed enti pubblici con più di 100 addetti, ubicate in:
1. capoluogo di Regione;
2. Città Metropolitana;
3. capoluogo di Provincia;
4. Comune con più di 50.000 abitanti
Di adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, di un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro del proprio personale finalizzato a ridurre l’uso del mezzo personale, e di nominare un Mobility manager per il supporto nel processo di decisione, pianificazione, programmazione, gestione e promozione di soluzioni ottimali di mobilità sostenibile.
Il D.I. 179 del 12/05/2021 ha introdotto i contenuti minimi del Piano e le funzioni e requisiti del mobility manager prevedenedo, per la prima applicazione, che il Piano sia attuato entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto.

Il Piano degli spostamenti Casa – lavoro

Il PSCL, finalizzato alla riduzione del traffico veicolare privato, individua le misure utili a orientare gli spostamenti casa-lavoro del personale dipendente verso forme di mobilità sostenibile alternative all’uso individuale del veicolo privato a motore, sulla base dell’analisi degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, delle loro esigenze di mobilità e dello stato dell’offerta di trasporto presente nel territorio interessato. Il PSCL definisce, altresì, i benefici conseguibili con l’attuazione delle misure in esso previste, valutando i vantaggi sia per i dipendenti coinvolti, in termini di tempi di spostamento, costi di trasporto e comfort di trasporto, sia per l’impresa o la pubblica amministrazione che lo adotta, in termini economici e di produttività, nonché per la collettività, in termini ambientali, sociali ed economici.
Il piano deve essere inviato entro 15 giorni dall’adozione al Comune di competenza che potrà richiedere delle modifiche.

Sono state adottate, il 4 agosto, le Linee guida per la redazione e l’implementazione dei PSCL – Piani degli Spostamenti Casa-Lavoro da parte dei Mobility manager.

Il mobility manager

E’ una persona in possesso di un’elevata e riconosciuta competenza professionale e/o comprovata esperienza nel settore della mobilità sostenibile, dei trasporti o della tutela dell’ambiente.
Il mobility manager svolge queste funzioni:

1. Al mobility manager aziendale sono attribuite le seguenti funzioni:

a) promozione, attraverso l’elaborazione del PSCL, della realizzazione di interventi per l’organizzazione e la gestione della domanda di mobilità del personale dipendente, al fine di consentire la riduzione strutturale e permanente dell’impatto ambientale derivante dal traffico veicolare nelle aree urbane e metropolitane;

b) supporto all’adozione del PSCL;

c) adeguamento del PSCL anche sulla base delle indicazioni ricevute dal Comune territorialmente competente, elaborate con il supporto del mobility manager d’area;

d) verifica dell’attuazione del PSCL, anche ai fini di un suo eventuale aggiornamento, attraverso il monitoraggio degli spostamenti dei dipendenti e la valutazione, mediante indagini specifiche, del loro livello di soddisfazione;

2. Al mobility manager aziendale sono altresì assegnate le seguenti funzioni:

a) cura dei rapporti con enti pubblici e privati direttamente coinvolti nella gestione degli spostamenti del personale dipendente;

b) attivazione di iniziative di informazione, divulgazione e sensibilizzazione sul tema della mobilità sostenibile;

c) promozione con il mobility manager d’area di azioni di formazione e indirizzo per incentivare l’uso della mobilità ciclo-pedonale, dei servizi di trasporto pubblico e dei servizi ad esso complementari e integrativi anche a carattere innovativo;

d) supporto al mobility manager d’area nella promozione di interventi sul territorio utili a favorire l’intermodalità, lo sviluppo in sicurezza di itinerari ciclabili e pedonali, l’efficienza e l’efficacia dei servizi di trasporto pubblico, lo sviluppo di servizi di mobilità condivisa e di servizi di infomobilità.