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Informazioni su Ing. Fabio Rosito

Dal 2003 mi occupo di sicurezza sul lavoro, prima come dipendente in aziende di consulenze, poi come libero professionista. La mia attività prevede l'assistenza delle aziende nell'individuare i punti di maggior rischio e nel definire gli interventi di miglioramento necessari. Email: fabio.rosito@sti-consulenze.it Tel. 329/64.12.255

FAQ: quali sono i requisiti per un corso caduta dall’alto?

So che vi stupiremo, ma non esiste alcun corso sulla caduta dall’alto. La normativa è chiara, eppure, continua a proliferare questo prodotto, sicuramente utile allo sviluppo delle competenze per ridurre questo rischio, ma non previsto da nessuna normativa attualmente vigente.
Ve lo spieghiamo in questo articolo.

Come accade per molti rischi e per le attrezzature, anche nel caso dei DPI, il D.Lgs. 81/2008 prevede l’informazione, formazione e addestramento:

Informazione (articolo 77 comma 4 lettera c, e ed f). Questo si può realizzare mediante consegna di istruzioni, affissione di cartelli ecc.

Formazione (articolo 77 comma 4 lettera h). Visto che non si tratta di un corso definito nello specifico, va a finire nella formazione specifica come anche previsto nell’elenco dei Contenuti della specifica che si trova al punto 4 dell’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011. Nessun obbligo formativo aggiuntivo: se uno decide di fare una formazione aggiuntiva sul tema, non essendo un corso obbligatorio, non si applicano gli Accordi, quindi il datore di lavoro decide il docente, decide la durata, decide il numero massimo di allievi e se fare o meno il teste. A meno che non si tratti di posizionamento mediante funi che è tutt’altra cosa e lì c’è corso specifico a parte che deve essere organizzato da soggetti ben definiti e con docenti con caratteristiche anch’esse ben definite.

Addestramento (articolo 77 comma 4 lettera h e comma 5). Obbligatorio “solo” per DPI 3 cat che, in base al Regolamento UE 2016/425 comprende anche i DPI contro il rumore nocivo. Le poche indicazioni sulle modalità dell’addestramento si trovano all’articolo 37 comma 5: “L’addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro.”. Non serve aggiungere altro in merito, direi.

FAQ: i docenti dei corsi attrezzature devono essere docenti qualificati ex D.I. 06/03/2013?

Il D.I. 06/03/2013 ha definito i requisiti per coloro che intendono erogare formazione come docenti, in corsi in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. Quando emanato, il decreto era indirizzato ai docenti dei corsi lavoratori e per i datori di lavoro che intendono svolgere direttamente i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione (articolo 1 comma 2).
L’Accordo Stato Regioni del 7 luglio 2016, specificatamente al punto 12.1, estende l’applicazione del c.d. decreto formatore a “tutti i corsi obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro, fatti salvi quelli nei quali i requisiti dei docenti siano già previsti da norme specifiche”.
L’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012, al punto 2, però, riporta appunto nello specifico i requisiti dei docenti che sono:
“personale con esperienza documentata, almeno triennale, sia nel settore della formazione, sia nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e da personale con esperienza professionale pratica, documentata, almeno triennale, nelle tecniche dell’utilizzazione delle attrezzature di che trattasi.”
CONCLUSIONI: la docenza nei corsi attrezzature deve essere svolta da personale in possesso dei requisiti di cui al punto 2 dell’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012 e non docente secondo i criteri del D.I. 06/03/2013

Classificazione degli indumenti ad alta visibilità: la norma UNI EN ISO 20471:2017

La UNI EN ISO 20471 regolamenta la classificazione degli indumenti di prova dando le caratteristiche minime previste per ogni classe e indicazioni per la definizione della classe richiesta.

Gli indumenti ad alta visibilità sono raggruppabili in tre classi in base alla valutazione dei rischi.
Al fine di essere conformi, gli indumenti ad alta visibilità, devono avere queste caratteristiche:
a. Le aree minime di materiale di fondo e di materiale riflettente devono essere conformi alle dimensioni previste in base alla classe di appartenenza. Vanno conteggiate solo le superfici visibili;
b. Le aree minime, di cui alla lettera a, vanno misurate sulla taglia inferiore per garantirne il rispetto in tutti i casi;
c. L’indumento ad alta visibilità lo deve essere su tutti i lati. Le bande riflettenti dovranno girare attorno alla parte del corpo (braccio, tronco, gamba);
d. Il raggiungimento dell’area minima può essere ottenuto con un solo indumento o combinando diversi indumenti in modo che, la somma delle superfici, sia conforme a quanto previsto in base alla classe;
e. Gli indumenti di classe 3 devono, come minimo, avere bande riflettenti sul tronco e sulle braccia e/o sulle gambe.
f. Le superfici coperte da loghi vanno detratte;
g. Il materiale di fondo deve avere una larghezza di almeno 50 mm e girare attorno al tronco;
h. Le bande riflettenti devono avere larghezza di almeno 50 mm
i. Le superfici minime previste sono:
Materiale Classe 3 Classe 2 Classe 1
Materiale di fondo 0,80 0,5 0,14
Materiale riflettente 0,20 0,13 0,10
Materiale a prestazioni combinate n.a. n.a. 0,20
La classe di visibilità va desunta dal prospetto A.1 della norma che prevede:
i. Classe 3 per i lavori sulle strade con velocità superiore a 60 km/h;
ii. Classe 2 per i lavori sulle strade con velocità inferiore a 60 km/h;
iii. Classe 1 per i lavori sulle strade con velocità inferiore a 30 km/h.
Dalla tabella sulle classi, si desume che due indumenti di classe 2 determinano il rispetto della Classe 3.

Ispezioni e verifiche dei sistemi di ancoraggio anticaduta

La norma UNI 11560:2014 disciplina “l’individuazione, la configurazione, l’installazione, l’uso e la manutenzione” dei sistemi di ancoraggio permanenti in copertura.

La norma definisce queste figure coinvolte nel processo di ispezione e manutenzione della linea vita (ancoraggio lineare 3.2):

  • 3.9 Committente: proprietario del sistema, responsabile della gestione della corretta installazione e manutenzione.
  • 3.19 Installatore: persona qualificata, che effettua il montaggio e l’eventuale smontaggio del sistema di ancoraggio.
  • 3.20 Ispettore: tecnico abilitato, che effettua le verifiche e i controlli necessari ad accertare che il sistema di ancoraggio abbia mantenuto le caratteristiche prestazionali iniziali in tempi programmati o a seguito di eventi eccezionali.
  • 3.21 Lavoratore: personale alla quale è destinato il sistema di ancoraggio.
  • 3.22 Manutentore: persona qualificata che effettua le operazioni ritenute necessarie affinché il sistema di ancoraggio mantenga nel tempo le caratteristiche prestazionali iniziali. Questi, se nello svolgimento delle sue attività, può decidere l’eventuale messa fuori servizio e l’intervento di un ispettore.

La norma, al punto 9, disciplina “Ispezione e manutenzione dei sistemi di ancoraggio”.

  1. il sistema di ancoraggio deve essere ispezionato e mantenuto come da indicazioni del fabbricante, altrimenti, deve essere messo fuori servizio;
  2. la rimessa in servizio è effettuata dal manutentore con assunzione di responsabilità. Se i sistema di collega alla struttura di supporto, sono richieste indicazioni da parte di progettista strutturale;

Ispezioni previste:

a. Al montaggio: effettuata dall’installatore prima e dopo il montaggio del sistema. L’ispezione va eseguita nel rispetto delle indicazioni fornite dal fabbricante. Nel caso vengano usati ancoraggi chimici, verificare la scadenza dei prodotti. Valutare l’opportunità di effettuare prove di trazione di almeno 5 kN per ogni ancorante.

b. Prima dell’uso: il lavoratore, prima di ogni intervento, deve ispezionare ogni componente verificando:
Sistema di ancoraggio: impermeabilizzazione, usura, ossidazione/corrosione, deformazioni dei componenti, deformazioni anomale della fune, tensionamento della fune, serraggio dei dadi e dei bulloni dei dispositivi a vista, stato delle eventuali parti mobili, pulizia;
Struttura di supporto e ancoranti: infiltrazioni, ancoranti, fessure e/o corrosione e/o degrado, idoneità strutturale, tarli, muffe ecc., pulizia.
In caso di difetto, richiede un’ispezione straordinaria.

c. Periodica: gli intervalli sono raccomandati dal fabbricante dei dispositivi o dal progettista strutturale. L’intervallo tra due ispezioni periodiche non può superare i 2 anni, per gli ancoraggi, e 4 anni, per la struttura di supporto e ancoranti. Le ispezioni periodiche  devono essere eseguite dall’installatore o dall’ispettore. L’ispezione periodica deve prevedere almeno:
Sistema di ancoraggio: impermeabilizzazione, usura, ossidazione/corrosione, deformazioni dei componenti, deformazioni anomale della fune, tensionamento della fune, serraggio dei dadi e dei bulloni dei dispositivi a vista, stato delle eventuali parti mobili, pulizia;
Struttura di supporto e ancoranti: infiltrazioni, ancoranti, fessure e/o corrosione e/o degrado, idoneità strutturale, tarli, muffe ecc., pulizia.

d. Ispezione straordinaria: viene eseguita a seguito di evento dannoso (caduta) o se è stato evidenziato un difetto che ha richiesto la messa fuori servizio.

e. Manutenzione: sono gli interventi resi necessari a seguito di anomalie evidenziate nel corso delle diverse ispezioni. In caso di sostituzione e/o interventi strutturali che richiedono il coinvolgimento di un tecnico abilitato, è necessario che il manutentore rilasci, al termine dell’intervento, una dichiarazione di corretta posa.

Tutti gli interventi di ispezione e manutenzione devono essere registrati su apposite schede che devono, quantomeno, contenere i seguenti elementi:

  1. riferimenti del committente;
  2. luogo e data di installazione;
  3. identificazione dell’installazione;
  4. (ispezione al montaggio) valutazione dell’opportunità di effettuare prove di carico e gli eventuali risultati;
  5. (ispezioni periodiche) controlli effettuati, metodi utilizzati e risultati dei controlli;
  6. (ispezioni straordinarie) controlli effettuati con i metodi utilizzati e i risultati dei controlli, interventi programmati e controlli sugli interventi con i metodi utilizzati e i risultati dei controlli;
  7. (manutenzione) descrizione degli interventi effettuati.

La valutazione dei rischi da MMC: le posture incongrue

1. Cosa prevede la normativa vigente?

Come sappiamo, l’articolo 17 comma 1 lettera a del D.Lgs. 81/2008 prevede che: “Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività: a) la valutazione di TUTTI i rischi con la conseguente elaborazione del documento […]“.

Se i rischi da Movimentazione Manuale dei Carichi sono, almeno in parte, normati al Titolo VI, dove si richiama specificatamente la movimentazione di CARICHI, sulle posture non ci sono riferimenti significativi tranne che:

Titolo VII – Attrezzature munite di videoterminali – art. 174 comma 1: “il datore di lavoro, all’atto della valutazione del rischio di cui all’articolo 28, analizza i posti di lavoro con particolare riguardo: b) ai problemi legati alla postura […]“. Questo punto, però, è oggetto di specifiche prescrizioni riportate all’Allegato XXXIV quindi non necessità di specifiche valutazioni ma solo di una mera applicazione di quanto previsto all’interno della norma stessa. Le prescrizioni presenti, infatti, derivano dall’applicazione delle indicazioni della normativa tecnica, applicate direttamente alla postazione di lavoro.

Nonostante questa assenza normativa, l’allegato 3B riporta, tra i rischi lavorativi per i quali il medico competente deve “rendicontare” il numero di lavoratori che sono sottoposti a “RISCHI POSTURALI”.

Le procedure standardizzate inseriscono, tra i rischi legati alla “movimentazione manuale dei carichi”, le “posture incongrue” rimandando all’Allegato XXXIII, sebbene, all’interno del suddetto allegato si facciano riferimento a posture solo legate al sollevamento di carichi.

In conclusione, sebbene non vi sia un rimando normativo specifico al rischio legato alle posture incongrue, il rischio deve essere valutato qualora possa rappresentare un pericolo per la salute degli operatori.

2. Quali sono le norme tecniche applicabili?

L’allegato XXXIII rimanda, per i rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi, a norme tecniche della serie ISO 11228 ma non richiama, in alcun modo, norme relative alla postura.

Tuttavia, la ISO TR 12295, il techinal report che rappresenta la linea guida per l’applicazione delle ISO 11228, rimanda alla ISO 11226 per la valutazione dei rischi legati alle posture. A differenza delle ISO 11228, la ISO 11226 non è stata tradotta in norma UNI.

A fianco a questa norma, si segnala la UNI EN 1005-4 che è una norma emanata per dare indicazioni a chi progetta o realizza macchinari. Si tratta di una norma armonizzata, quindi obbligatoria proprio per chi deve realizzare macchinari in accordo con la direttiva macchine.

3. Quali sono i rischi legati all’assunzione e mantenimento delle posture incongrue?

I danni derivanti dalle posture incongrue possono avere origine:

a.       Prolungata contrazione muscolare che ostacola lo smaltimento dell’acido lattico;

b.       Fissità dell’articolazione vertebrale che impedisce il corretto nutrimento dei dischi intervertebrali;

c.       Compressione o allungamento del nervo periferico.

Il carico biomeccanico è tanto maggiore quanto maggiore è il discostamento dalle posizioni di equilibrio (neutra) del singolo distretto analizzato. Il rischio è tanto maggiore quanto maggiore è il tempo di mantenimento o la ripetizione nell’arco del turno di lavoro.

I possibili danni derivanti dall’assunzione di posture incongrue, ci sono:

1)    Danni all’apparato osteo articolare con formazione di periartriti, borsiti, capsuliti, tenosinoviti, artrosi, spondiloartropatie, discopatie;

2)    Danni all’apparato muscolo-tendineo con epicondiliti, epitroceliti, entesiti, dito a scatto, malattia di De Quervain;

Danni all’apparato neurologico quali mononeuropatie da intrappolamento, compromissioni del plesso cervicale, compressioni radicolari da protrusioni/ernie.

4. Come si valuta il rischio da posture incongrue?

In assenza di specifiche indicazioni normative, il rischio da posture incongrue va valutato nel rispetto delle norme tecniche applicabili quali la ISO 11226, la UNI EN 1005-4 e la ISO TR 12295.

a. Domanda chiave

In accordo con la ISO TR 12295, il primo passo è verificare se vi sia effettivamente un rischio da posture incongrue o meno. La domanda chiave recita: “Sono presenti posture di lavoro statiche o scomode mantenute per più di 4 secondi consecutivi e ripetute per una parte significativa del turno lavorativo?“.

Ne deriva, quindi, un elemento importante: una postura statica è pericolosa se mantenuta per più di 4 secondi consecutivi e non solo in situazioni occasionali durante l’attività lavorativa. L’assenza di questa condizione, determina l’assenza del rischio e la valutazione si ferma qui.

b. Condizioni accettabili

La stessa ISO TR 12295, prima di rinviare alla norma specifica (ISO 11226), permette di verificare se vi siano le condizioni di accettabilità. Questo avviene rispondendo a 20 domande; la risposta affermativa a tutte queste domande, determina un rischio accettabile e non è necessario procedere con la valutazione dettagliata.

In caso contrario, qualora anche solo una condizione di accettabilità non sia rispettata, si deve necessariamente passare al livello successivo di valutazione.

c. Valutazione dettagliata

Prima di tutto, si deve segnalare che l’ambito di applicazione delle due norme è sostanzialmente diverso:

  1. la ISO 11226 riporta raccomandazioni per l’analisi dei COMPITI LAVORATIVI relativamente a posture STATICHE;
  2. LA UNI EN 1005-4 riporta indicazioni per la progettazione di POSTI DI LAVORO nelle macchine relativamente a posture STATICHE e DINAMICHE.

Riassumendo, per la valutazione delle postazioni statiche, sarà preferibile usare la ISO 11226, in quanto di applicazione generale e non solo alle macchine, mentre per la valutazione delle posture dinamiche, non si può che usare la UNI EN 1005-4.

Entrambe le norme, riportano delle indicazioni relative a:

a. individuazione del punto di scarico: è la situazione alla quale il carico fisiologico e il rischio associato sono nulli;

b. individuazione delle aree da evitare, indicate come non accettabili (UNI EN 1005-4) o non raccomandate (ISO 11226);

c. individuazione di zone accettabili solo in determinate condizioni: in questi casi, intermedi rispetto ai primi, le norme prevedono dei criteri sotto i quali la situazione analizzata è accettabile o meno. Nel caso della ISO 11226, si tratta, per lo più, di curve in funzione di parametri geometrici e tempo, che separano aree di accettabilità da aree di non accettabilità. Nel caso della UNI EN 1005-4, i criteri di accettabilità condizionata sono più qualitativi.

Le due norme, analizzano le suddette condizioni per diversi distretti:

Tronco: 3.4 ISO 11226 e 4.3.2 UNI EN 1005-4;

Testa: 3.5 ISO 11226 e 4.3.4 UNI EN 1005-4;

Arti superiori: 3.6 ISO 11226 e 4.3.3 UNI EN 1005-4;

Arti inferiori: 3.7 ISO 11226 e 4.3.5 (altre parti) UNI EN 1005-4.

Le due norme presentano alcune differenze:

1) nel caso della UNI EN 1005-4, per le posture statiche in zone dubbie, si richiama un generico “evitare compiti di durata prolungata” mentre nella ISO 11226, vengono proposte delle rete, in funzione del parametro geometrico e del tempo, che separano zone di accettabilità da zone di non accettabilità. Pertanto, per le posture statiche è preferibile usare la ISO 11226;

2) per le posture dinamiche, quelle non mantenute per più di 4 secondi ma che vengono ripetute frequentemente, la UNI EN 1005-4 prevede due soglie:

a. inferiore 2 azioni al minuto: anche se incongrue, sono accettabili purchè non per periodi lunghi;

b. superiore a 2 azioni al minuto: accettabili solo per condizioni ottimali.

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Abbiamo predisposto un file Excel per la valutazione delle posture statiche. il file può essere gratuitamente scaricato a questo indirizzo:

https://www.aimsafe.it/static/news.php?pk_news=428

Alternanza scuola lavoro: adempimenti per gli istituti e come gestirli

Introduzione

L’Alternanza Scuola Lavoro è un istituto nato nel 2005 con il D.Lgs. n. 77 del 15/04/2005.

Ma è con la c.d. “Buona Scuola” Legge 107/2015 che, all’articolo 1, dal comma 33 al comma 43, ne vengono regolamentate nel dettaglio le modalità di realizzazione.

Non sono mancati, però, casi di abusi di questo istituto e casi di infortuni anche gravi a danno degli studenti. Diventa, quindi, essenziale, comprenderne le meccaniche per poterle governare.

L’elemento essenziale è la “convenzione“: l’alternanza scuola lavoro si basa su una convenzione (comma 40) che le scuole stipulano con le strutture che ospiteranno gli studenti. All’interno della convenzione, sono riportate le regole che legano questi due soggetti. Scrivere una convenzione adeguata significa ridurre significativamente i rischi. Tuttavia, rimane un capitolo importante: l’assegnazione di risorse e competenze necessarie per mettere in atto le misure necessarie.

Riferimenti normativi:

D.Lgs. n. 77 del 15/04/2005;

Legge 107/2015;

MIUR “Chiarimenti interpretativi” ed. marzo 2017;

Circolare Inail n. 44 del 21/11/2016;

MIUR “Guida operativa per la scuola” 05/10/2015.

Come si applica la normativa in materia di sicurezza e salute dei lavoratori in caso di alternanza scuola lavoro?

L’attività in alternanza scuola lavoro avviene in subordinazione del datore di lavoro dell’impresa ospitante di cui lo studente diventa lavoratore a tutti gli effetti ex art. 2 comma 1 lettera a D.Lgs. 81/08. Questo determina, per il datore di lavoro della struttura ospitante, l’obbligo di adempiere a tutti gli obblighi previsti all’interno del D.Lgs. 81/2008 anche per quanto concerne lo studente. Tra questi:

a.      Sorveglianza sanitaria nel caso in cui la mansione prevista per lo studente lo richieda. Se la visita medica è generale, potrà essere svolta anche dall’istituzione scolastica per mezzo di convenzioni territoriali, mentre rimane in carico all’ospitante, eventuali esami di dettaglio legati a specifici rischi lavorativi (es. rumore, rischio chimico);

b.      Formazione, informazione e addestramento. Anche in questo caso, al fine di incentivare la partecipazione delle aziende, la Guida del MIUR, invita le scuola a stipulare convenzioni con enti per la formazione generale e specifica in modo da poter sollevare la struttura ospitante da questo impegno finanziario;

c.      Fornitura di adeguati DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) individuati per la mansione svolta dallo studente, all’interno del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi). Questo punto è confermato dal quesito 10 dei “Chiarimenti interpretativi” – MIUR – Marzo 2017, dove viene indicato l’obbligo, per il datore di lavoro ospitante, di fornire i necessari DPIU, a meno di diversa decisione all’interno della convenzione;

d.      Attrezzature: la struttura ospitante deve fornire tutte le attrezzature per lo svolgimento dell’attività e le conoscenze necessarie. Ne consegue che, la struttura ospitante, sarà obbligata al rispetto delle indicazioni di cui al Titolo III, inerente le attrezzature, e per l’addestramento necessario da erogare allo studente.

Si segnala, in merito a quanto sopra, che in caso di lavoratore autonomo, impresa familiare, associazione sportiva dilettantistica, associazione di volontariato, struttura religiosa con solo volontari, per le quali il D.Lgs. 81/2008 prevede, all’articolo 3, la sola applicazione dell’articolo 21, l’arrivo di uno studente in alternanza scuola lavoro, determina la decadenza dell’esonero e l’applicazione dell’interno decreto. Pertanto, nei casi succitati, l’impresa o il lavoratore autonomo, dovranno procedere a individuare RSPP, Medico competente se applicabile, predisporre il documento di valutazione dei rischi ecc.

Sono a capo, invece, del dirigente scolastico, le denunce di infortunio e malattie professionali (Circ. Inail 44 21/11/2016).

La Guida Operativa per le scuole, prevede che sia in capo all’istituto “verificare le condizioni di sicurezza connesse all’organizzazione dell’alternanza scuola lavoro, e ad assicurare le relative misure di prevenzione e di gestione, garantendo i presupposti perché gli studenti siano il più possibile tutelati, sul versante oggettivo, attraverso la selezione di strutture ospitanti “sicure”, e sul versante “soggettivo”, tramite l’informazione degli allievi.”. Ne consegue che l’istituto non dovrà solo attivare la convenzione ma farsi parte attiva anche nel verificare che la struttura ospitante rispetti le condizioni di sicurezza. Questo non può che avvenire mediante una sorta di verifica di idoneità tecnico professionale, come capita per le imprese appaltatrici, e mediante sopralluoghi presso la sede di svolgimento dell’attività di alternanza scuola lavoro. Questo, però, richiede necessariamente che le persone incaricate di questa attività possano attingere a risorse e competenze, interne ed esterne all’istituto, in grado di poter effettuare questa attività.

In quest’ottica, la guida richiama l’importanza di attivare convenzioni con soggetti per quanto concerne la formazione, sorveglianza sanitaria e la copertura assicurativa dell’allievo.

Tutor interno (art. 5 comma 2 D.Lgs. 77/05)

E’ il docente (non possono essere soggetti esterni Chiarimenti interpretativi Marzo 2017) che viene incaricato, per l’istituto scolastico, di occuparsi della convenzione e della sua applicazione. Ruoli e responsabilità sono determinati all’interno della convenzione.

E’ di primaria importanza che, nel definire proprio i compiti del tutor, si tenga conto delle risorse disponibili e delle competenze necessarie per svolgere questo compito. Assegnare importanti responsabilità ad un soggetto privo di adeguata formazione e senza un adeguato stazionamento economico, fosse anche solo per pagare i trasferimenti necessari e le ore di lavoro, possono determinare scarsa efficacia con gravi rischi sia per l’istituto che per il tutor.

Se, all’interno della convenzione saranno previste attività di vigilanza da parte del tutor interno, questi svolgerà i compiti di preposto e dovrà essere formato come tale. E’ una figura essenziale in quanto sarà il soggetto che collaborerà con il dirigente per valutare le strutture con cui stipulare o rinnovare una convenzione. Il tutor interno dovrà dimostrare competenza circa: organizzazione del lavoro, basi di contrattualistica, basi di gestione del personale, conoscenze specifiche tecniche legate alla tipologia di strutture ospitanti, conoscenze di sicurezza sul lavoro per renderlo in grado di valutare l’affidabilità delle strutture ospitanti. In questo ambito, si consiglia di predisporre, all’interno delle schede di valutazione, anche elementi specifici legati alla sicurezza e salute dei lavoratori.

Tutor esterno (art. 5 comma 3 D.Lgs. 77/05)

E’ il soggetto, facente parte della struttura ospitante o esterna ad essa, che fungerà da riferimento per l’istituto e che seguirà il percorso dello studente. Questo, fatto salvo che si tratti di funzioni prettamente amministrative, sarà individuabile come preposto. A questo spetta il compito di garantire adeguata formazione e informazione dello studente circa i rischi specifici aziendali.

Comportamento dello studente

All’interno della convenzione, viene anche inserito il patto formativo, destinato allo studente, dove è importante andare a indicare regole comportamentali che lo studente deve rispettare durante il periodo di alternanza. Qui si deve fare riferimento, specificatamente, ai contenuti dell’articolo 20 che andranno ad essere esplicitati e integrati con elementi specifici definiti dai due soggetti: istituto e struttura ospitante.

Attività da mettere in atto

a.      All’interno della convenzione inserire elementi specifici legati ad una sorta di verifica di idoneità tecnico professionale delle imprese ospitanti, come già succede per gli appalti. Si dovrà richiedere: copia della visura camerale valida, copia del documento di valutazione dei rischi (all’interno del quale deve essere richiamata la presenza di studenti in alternanza scuola lavoro con specifiche indicazioni sui rischi legati a questa specifica “tipologia contrattuale”), autocertificazione di aver provveduto ad adempiere agli obblighi di cui al D.Lgs. 81/08 con indicazione del nominativo di: Datore di lavoro, RSPP, Medico competente, RLS, nome del tutor e che questi sono adeguatamente formati per svolgere i compiti loro assegnati;

b.      Verificare che, all’interno del documento di valutazione dei rischi, siano riportati le indicazioni relative ai rischi legati alla specifica tipologia contrattuale legata proprio all’alternanza scuola lavoro. La valutazione dei rischi dovrà prevedere un percorso di addestramento e una vigilanza costante dell’allievo durante la permanenza in azienda;

c.      All’interno del patto formativo, inserire le regole per lo studente, derivate dall’articolo 20, ma esplicitate con specifico richiamo alle attività che andrà a svolgere. Al suo interno, la struttura ospitante dovrà inserire elementi specifici legati all’informazione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori;

d.      Nominare il tutor interno come preposto e garantirgli risorse e competenze per poter valutare l’andamento dell’alternanza anche attraverso un piano di audit periodici sul luogo di svolgimento dell’attività di alternanza;

e.      Segnalare all’RSPP e all’RLS qualsiasi nuova convenzione e fornire loro risorse per effettuare eventuali sopralluoghi volti a valutare le condizioni di sicurezza in cui si svolge l’alternanza;

f.       Prevedere un sistema di verifica presso la sede dell’azienda ospitante, circa le condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori e rispetto della convenzione e del patto formativo.

Formazione dei lavoratori interinali: a chi spetta?

Il contratto di somministrazione di lavoro è una particolare tipologia di lavoro temporaneo dove un’agenzia di somministrazione (interinale) mette a disposizione il proprio lavoratore all’azienda utilizzatrice. Il lavoratore, svolge attività subordinata all’utilizzatore.

Naturalmente, questi lavoratori sono in tutto e per tutto lavoratori ex art. 2 comma 1 lettera a del S.Lgs. 81/2008 e sono soggetti di tutela come tali.

Tuttavia, anche a causa di diverse modifiche legislative, potrebbe non essere sempre chiaro a chi spetta erogare la formazione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, se all’agenzia o all’utilizzatore. Vediamo di dirimere la questione.

All’interno del Job Act, specificatamente, al comma 4 dell’art. 35 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81, recante “Tutela del lavoratore, esercizio del potere disciplinare e regime della solidarietà” è riportata tale previsione:

“Il somministratore informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive e li forma e addestra all’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale essi vengono assunti, in conformità al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Il contratto di somministrazione può prevedere che tale obbligo sia adempiuto dall’utilizzatore. L’utilizzatore osserva nei confronti dei lavoratori somministrati gli obblighi di prevenzione e protezione cui è tenuto, per legge e contratto collettivo, nei confronti dei propri dipendenti.”

Tale previsione fu, infine, recepita anche dall’Accordo Stato Regioni del 7 luglio 2016, al punto 12.5 prevede che:

“La formazione dei lavoratori in caso di somministrazione di lavoro ai sensi dell’art. 35, comma 4 del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 viene effettuata a carico del somministratore che informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive e li informa e addestra all’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale essi vengono assunti. Il contratto di somministrazione può prevedere che tale obbligo sia adempiuto dall’utilizzatore.”

Questa previsione servì a eliminare la difformità tra quanto previsto nel Job Act e quanto riportato, invece, all’interno dell’Accordo Stato Regioni del 21 dicembre 2011, che prevedeva:

“Nota: la formazione dei lavoratori in caso di somministrazione di lavoro […], può essere effettuata nel rispetto delle disposizioni, ove esistenti, del contratto collettivo applicabile nel caso di specie o secondo le modalità concordate tra il somministratore e l’utilizzatore. In particolare, essi possono concordare che la formazione generale sia a carico del somministratore e quella specifica di settore a carico dell’utilizzatore. In difetto di accordi di cui al precedente periodo la formazione dei lavoratori va effettuata dal somministratore unicamente con riferimento alle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale i lavoratori vengono assunti, sempre che […] il contratto di somministrazione non ponga tale obbligo a carico dell’utilizzatore. Ogni altro obbligo formativo è a carico dell’utilizzatore”

Conclusioni: l’evoluzione della normativa ha spostato l’obbligo formativo dall’utilizzatore, che era l’unico soggetto destinatario degli obblighi di tutela nei confronti del lavoratore, all’agenziaddi somministrazione. L’obbligo di formazione generale, specifica e sulle attrezzature, incluse quelle di cui all’Accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012, sono ora in carico all’agenzia del lavoro. Rimane in capo dal datore di lavoro utilizzatore tutti gli altri obblighi prevenzionistici quali la visita medica, la fornitura di DPI nonché l’addestramento e l’informazione.

Quesito alla Regione Piemonte: sopralluoghi del medico competente in aziende con più sedi di lavoro

Abbiamo posto alla Regione Piemonte un quesito specifico relativamente ai sopralluoghi del medico competente in aziende che operano in più sedi diverse.
Ecco i quesiti che abbiamo posto:
1) in caso di azienda con un’unità produttiva ma diverse sedi operative, il sopralluogo del medico deve essere fatto su tutte le sedi, solo sull’unità produttiva oppure a campione?
2) in caso di più medici competente, tutti devono visitare i luoghi di lavoro oppure solo il coordinatore o possono organizzarsi per effettuare i sopralluoghi tra di loro?

Il sopralluogo del medico competente è previsto dall’articolo 25 comma 1 lettera l del D.Lgs. 81/2008 che prevede:
1. Il medico competente:
[…]
l) visita gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno o a cadenza diversa che stabilisce in base alla
valutazione dei rischi; la indicazione di una periodicità diversa dall’annuale deve essere comunicata al datore di lavoro ai fini della sua annotazione nel documento di valutazione dei rischi;

Da questa previsione discende che il medico competente ha l’obbligo di visitare gli “ambienti di lavoro” con cadenza annuale o diversa, decisa in accordo con il datore di lavoro che l’annoterà sul DVR. Il titolo I, nel quale si trova la previsione, non definisce cosa sia un ambiente di lavoro.
L’Interpello 8/2015 del 02/11/2015 specifica che:
“In merito al secondo quesito, relativo all’obbligo per il medico competente di visitare i luoghi di lavoro, la Commissione, considerato che tale obbligo è strettamente correlato alla valutazione dei rischi, ritiene che la visita agli ambienti di lavoro debba essere estesa a tutti quei luoghi che possano avere rilevanza per la prevista collaborazione con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione “alla valutazione dei rischi anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro”.”.

Entrando nello specifico dei quesiti posti alla Regione Piemonte tramite il servizio info.sicuri@regione.piemonte.it, abbiamo ricevuto la seguente risposta:
“1) Il MC, se unico, deve effettuare sopralluogo in tutte le sedi ove vi siano lavoratori; qualora siano presenti altri MC ognuno effettuerà il sopralluogo presso la sede in cui è nominato ed effettua la Sorveglianza sanitaria

2) Il MC deve effettuare il sopralluogo presso la sede ove è competente (Nominato); il coordinatore, ove incaricato della sorveglianza sanitaria, deve effettuare i sopralluoghi nelle sedi di competenza.”

Ne deriva quanto segue:
1. il sopralluogo degli ambienti di lavoro deve avvenire in TUTTI i luoghi che ospitano i lavoratori dell’azienda;
2. in presenza di più medici competenti, se per questi sono fissati ambiti territoriali specifici, l’obbligo si riferisce all’ambito territoriale di competenza.

Ricordiamo che, il datore di lavoro ha l’obbligo di esigere, da parte del medico competente, il rispetto degli obblighi in carico a quest’ultimo, compresi i sopralluoghi periodici degli ambienti di lavoro. Questo in virtù dell’applicazione dell’articolo 18 comma 1 lettera g:
“g) inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel presente decreto;”
Il mancato rispetto di questo punto prevede una sanzione a carico del datore di lavoro che comporta un’ammenda da 2.457,02 a 4.914,03 euro.

Lavori temporanei bordo strada

Può capitare che un’azienda debba svolgere dei lavori molto semplici a bordo strada. E’ sempre necessario delimitare la zona adottando specifica segnaletica stradale? Vediamo cosa prevede il Codice della Strada.

La norma di riferimento per il caso in oggetto è l’articolo 21 del Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285, il c.d. Codice della Strada.

L’articolo recita:

Art. 21.
Opere, depositi e cantieri stradali

1. Senza preventiva autorizzazione o concessione della competente autorità di cui all’articolo 26 è vietato eseguire opere o depositi e aprire cantieri stradali, anche temporanei, sulle strade e loro pertinenze, nonché sulle relative fasce di rispetto e sulle aree di visibilità.

2. Chiunque esegue lavori o deposita materiali sulle aree destinate alla circolazione o alla sosta di veicoli e di pedoni deve adottare gli accorgimenti necessari per la sicurezza e la fluidità della circolazione e mantenerli in perfetta efficienza sia di giorno che di notte. Deve provvedere a rendere visibile, sia di giorno che di notte, il personale addetto ai lavori esposto al traffico dei veicoli.

3. Il regolamento stabilisce le norme relative alle modalità ed ai mezzi per la delimitazione e la segnalazione dei cantieri, alla realizzabilità della visibilità sia di giorno che di notte del personale addetto ai lavori, nonché agli accorgimenti necessari per la regolazione del traffico, nonché le modalità di svolgimento dei lavori nei cantieri stradali.

4. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo, quelle del regolamento, ovvero le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 868 a euro 3.471.

5. La violazione delle suddette disposizioni importa la sanzione amministrativa accessoria dell’obbligo della rimozione delle opere realizzate, a carico dell’autore delle stesse e a proprie spese, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.

Si verificano, quindi, due situazioni diverse:

  1. Opere o deposito di materiali: in questo caso, si devono adottare accorgimenti per garantire la sicurezza e fluidità della circolazione e la visibilità, anche di notte, degli operatori;
  2. Cantieri stradali: è prevista l’apposizione di specifica segnaletica stradale.

Nel caso di semplici lavori, quindi, si dovrà operare in questo modo:

  1. Pianificare l’attività in modo da non arrecare intralcio alla viabilità, in modo da evitare che questo determini la necessità di apposizione di segnaletica. Questo può avvenire mediante un lavoratore che rimane sul lato della strada in direzione opposta al verso di percorrenza della corsia ad una distanza di circa 50 metri dal punto di effettuazione dell’intervento;
  2. L’attività deve essere svolta in due in modo che uno rimanga a segnalare la parziale occupazione della corsia e l’altro effettui il lavoro. Entrambi dovranno indossare indumenti ad alta visibilità.