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Informazioni su Ing. Fabio Rosito

Dal 2003 mi occupo di sicurezza sul lavoro, prima come dipendente in aziende di consulenze, poi come libero professionista. La mia attività prevede l'assistenza delle aziende nell'individuare i punti di maggior rischio e nel definire gli interventi di miglioramento necessari. Email: fabio.rosito@sti-consulenze.it Tel. 329/64.12.255

Commento di Confindustria sul D.L. 127 per il controllo dei certificati verdi sul luogo di lavoro

Confindustria ha inviato agli iscritti una nota di commento sul D.L. 127 che introduce l’obbligo del certificato verde sul luogo di lavoro.
Riportiamo di seguito alcuni punti che riteniamo di particolare interesse.
Lo staff di AimSafe, In attesa delle linee guida ufficiali, sta procedendo con la creazione di una procedura operativa volta a regolamentare il controllo del certificato verde sul luogo di lavoro, inserendo anche strumenti operativi (cartellonistica, modelli di documenti ecc.) volti a permettervi di poter applicare l’obbligo nel modo più efficace.

In attesa del DPCM sul controllo del green pass nei luoghi di lavoro pubblici ai quali seguiranno delle linee guida per il settore privato, Vi segnaliamo il commento di Confindustria al D.L. 127/2021.
Il commento pone diversi punti interessanti che riassumiamo di seguito:
1. sono previste linee guida applicative che verranno emanate dopo le circolari applicative per il pubblico impiego;
2. sono soggetti al controllo del green pass tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale, che accedono al luogo di lavoro. Sono esclusi solamente coloro che accedono non per motivi di lavoro (esempio visitatori, familiari);
3. contratti di somministrazione: l’onere del controllo spetta all’utilizzatore ma, in caso di mancata erogazione del servizio per assenza del certificato, sull’agenzia ricade una responsabilità contrattuale;
4. le modalità con cui il datore di lavoro deciderà di controllare il green pass potranno anche non essere concordate con le parti sindacali o nell’ambito del Comitato ex art. 13 Protocollo d’intesa nè determina l’obbligo di aggiornamento del protocollo anticontagio in quanto trattasi di obbligo la cui applicazione o meno non è valutabile. Chiaramente, nulla osta ad integrare la procedura di controllo del green pass nel protocollo e concordare le modalità con il Comitato;
5. non è possibile accedere alla data di scadenza del green pass del lavoratore;
6. è necessario prevedere una modulistica probatoria da fornire all’addetto al controllo per la contestazione del mancato possesso del green pass riportante: strumento della verifica, orario, luogo, evidenza della mancanza di green pass, identificazione del lavoratore, motivazioni fornite dal lavoratore, verifica della validità del green pass);
7. si ritiene che il datore di lavoro sia sempre legittimato a chiedere, in caso di dubbio, la corrispondenza tra il documento di identità e il dato contenuto nel green pass;
8. la comunicazione al Prefetto di eventuali violazioni può essere fatta dal datore di lavoro in quanto primo responsabile del controllo;
9. il controllo a campione non risulta coerente con le finalità di prevenzione del rischioo di contagio;
10. un controllo randomico sul luogo di lavoro potrebbe provocare contestazioni a causa del differente trattamento sanzionatorio tra ci viene controllato all’ingresso (assenza ingiustificata) e chi allintenro (allontanamento dal luogo di lavoro e contestazione disciplinare);
11. il controllo del green pass è opportuno venga fatto da due persone per evitare contestazioni di comportamento non corretto;
12. la verifica negativa, deve comportare una tracciatura formale;
13. in caso di lavoro presso terzi, il controllo viene effettuato dal datore di lavoro presso il quale si reca il lavoratore. Il lavoratore deve segnalare tempestivamente al datore di lavoro l’impossibilità di poter svolgere il lavoro qualora il green pass non fosse valido;
14. in caso di utilizzo di mezzi a lunga percorrenza, qualora al lavoratore fosse rifiutato l’accesso al mezzo per mancanza di green pass valido, il lavoratore deve segnalarlo immediatamente al proprio datore di lavoro. Questo elemento va comunicato ai lavoratori mediante ordine di servizio;
15. in caos i lavori a turni, è opportuno che il controllo dei certificati venga effettuato dal personale della vigilanza, se presente;
16. luogo di lavoro, salvo ulteriori indicazioni, va inteso in via estensiva a tutti i luoghi di comunità, quindi anche i luoghi di lavoro in esterno e i cantieri edili. La valutazione è in capo all’organizzazione in base alla tipologia di attività svolta;
17. è possibile utilizzare dispositivi automatici di lettura del green pass, collegati ai sistemi di rilevazione delle presenza, purchè non venga in alcun modo registrata alcuna informazione relativa al green pass;
18. l’onere economico del tampone, in sostituzione della vaccinazione, è a carico esclusivo del lavoratore in quanto destinatario dell’obbligo di possedere il certificato verde;
19. in caso di autotrasportatori, corrieri ecc. il controllo del certificato grava sia sul suo datore di lavoro che su quello presso il quale viene effettuato il prelievo o la consegna;
20. in caso di corsi di formazione, il controllo del certificato, oltre al datore di lavoro, è in capo anche alla struttura che eroga il corso. In caso di formazione a distanza non è richiesto il certificato verde;
21. è possibile richiedere anticipatamente al lavoratore se è già a conoscenza di condizioni che possano impedirgli di accedere al lavoro in un determinato periodo temporale;

Approvato in via definitiva al Senato il c.d. D.L. Green Pass relativo ai certificati verdi

In data 15 settembre, il Senato ha approvato in via definitiva il D.L. 23/07/2021, n. 105 con il quale fu introdotto l’obbligo del certificato verde per accedere ad alcune attività.
Il Decreto è stato convertito con modifiche, spiegate di seguito.

1. ora è nel Decreto l’esclusione dell’obbligo di certificato verde per la fruizione dei servizi di ristorazione delle strutture ricettive, limitatamente agli ospiti delle strutture stesse;
2. escluso l’obbligo di certificato verde per coloro che accedono ai centri termali come prestazione rilevante nei livelli di assistenza;
3. per le segre, con spazi privi di varchi di accesso, non è necessario il controllo del certificato verde ma la responsabilità di possederlo è in capo esclusivamente all’utente;
4. è fatto divieto di utilizzo esteso del certificato verde a meno che questo non sia disposto con legge dello Stato;
5. inserita la possibilità di ottenere il certificato verde anche con test salivare;
6. per l’acecsso al pronto soccorso, salvo condizioni di urgenza, è necessario sottoposri al test antigenico;
7. estesa a 12 mesi la validità del certificato verde;
8. possibilità, per coloroc he sono in possesso di certificazione verde, di visitare i familiari all’interno delle RSA;
9. prevista la possibilità di somministrare il vaccino antinfluenzale anche in farmacia.

Pubblicato il Decreto legge che estende l’uso del certificato verde

In data 10 settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DECRETO-LEGGE 10 settembre 2021, n. 122 che estende a tutte le persone che accedono a istituti scolastici, univeristà e RSA, l’obbligo di presnetare il certificato verde.
Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale. (21G00134) (GU Serie Generale n.217 del 10-09-2021)
note: Entrata in vigore del provvedimento: 11/09/2021
Il Derceto estende, per alcuni settori, l’applicazione del controllo dei certificati verdi all’ingresso, vediamo quali sono le principali modifiche.

Il D.L. va a modificare due decreti legge, convertiti in legge:

D.L. 52/2021: che ha previsto l’uso del certificato verde per accedere ad alcune attività.
Il D.L pubblicato oggi, va ad inserire l’articolo 9-ter.1 che segue il 9-ter inserito in precedenza e che andava a includere, tra le varie attività per le quali prevedere il controllo del certificato verde all’ingresso, anche le scuole.
Questo nuovo articolo ha esteso il controllo dei certificati verdi a:
– personale dei servizi edicativi per l’infanzia;
– dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA);
– dei sistemi regionali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP);
– dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).
Sia per le scuole che per le istituzioni di cui sopra, la verifica del certificato verde è estesa a TUTTE LE PERSONE che accedono, quindi non solo più gli insegnanti; sono esclusi solo i bambini, gli alunni e gli studenti e coloro che sono esenti in quanto impossibilitati a vaccinarsi. Questi ultimi devono presentare un certificato di esenzione che sia conforme a quanto indicato dalla Circolare 35309 del 04/08/2021 Ministero della Salute.
Per quanto concerne il personale esterno che accede alla struttura per motivi di lavoro, il D.L. prevede che: “la verifica sul rispetto delle prescrizioni di cui al comma 2, oltre che dai soggetti di cui al primo periodo, deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.”. Resta da capire come il datore di lavoro potrà effettuare giornalmente il controllo del proprio personale operante presso le strutture che, prevedibilmente, potrebbero non passare dalla sede aziendale (es. manutenzioni, rabbocco distributori automatici ecc.).
Viene inserito anche l’articolo 9-ter.2 relativo alla formazione superiore (università e alta formazione musicale). Si sgnala come venga indictao che il controllo, in questi casi, avvenga con modalità a campione.

D.L. 44/2021: con il quale è stato introdotto l’obbligo vaccinale per le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario. Tale obbligo, in virtù dell’articolo 2 del D.L. 122/2021, viene esteso a tutti i soggetti, anche esterni, che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavoratorica nelle strutture di cui all’articolo 1-bis (strutture residenziali, socio-assistenziali, sociosanitarie e hospice). Anche in questo caso, sono esclusi coloro che non possono vaccinarsi per motivi di salute. In questo caso, non si parla di certificato verde ma di vera e propria vaccinazione obbligatoria.

 
 

Entro il 13 novembre obbligo di redazione del Piano di Spostamento Casa Lavoro per le aziende con più di 100 lavoratori

L’articolo 229 comma 4 del D.L. 19/05/2020 n. 34 ha previsto l’obbligo, per tutte le imprese ed enti pubblici con più di 100 addetti, ubicate in:
1. capoluogo di Regione;
2. Città Metropolitana;
3. capoluogo di Provincia;
4. Comune con più di 50.000 abitanti
Di adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, di un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro del proprio personale finalizzato a ridurre l’uso del mezzo personale, e di nominare un Mobility manager per il supporto nel processo di decisione, pianificazione, programmazione, gestione e promozione di soluzioni ottimali di mobilità sostenibile.
Il D.I. 179 del 12/05/2021 ha introdotto i contenuti minimi del Piano e le funzioni e requisiti del mobility manager prevedenedo, per la prima applicazione, che il Piano sia attuato entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto.

Il Piano degli spostamenti Casa – lavoro

Il PSCL, finalizzato alla riduzione del traffico veicolare privato, individua le misure utili a orientare gli spostamenti casa-lavoro del personale dipendente verso forme di mobilità sostenibile alternative all’uso individuale del veicolo privato a motore, sulla base dell’analisi degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, delle loro esigenze di mobilità e dello stato dell’offerta di trasporto presente nel territorio interessato. Il PSCL definisce, altresì, i benefici conseguibili con l’attuazione delle misure in esso previste, valutando i vantaggi sia per i dipendenti coinvolti, in termini di tempi di spostamento, costi di trasporto e comfort di trasporto, sia per l’impresa o la pubblica amministrazione che lo adotta, in termini economici e di produttività, nonché per la collettività, in termini ambientali, sociali ed economici.
Il piano deve essere inviato entro 15 giorni dall’adozione al Comune di competenza che potrà richiedere delle modifiche.

Sono state adottate, il 4 agosto, le Linee guida per la redazione e l’implementazione dei PSCL – Piani degli Spostamenti Casa-Lavoro da parte dei Mobility manager.

Il mobility manager

E’ una persona in possesso di un’elevata e riconosciuta competenza professionale e/o comprovata esperienza nel settore della mobilità sostenibile, dei trasporti o della tutela dell’ambiente.
Il mobility manager svolge queste funzioni:

1. Al mobility manager aziendale sono attribuite le seguenti funzioni:

a) promozione, attraverso l’elaborazione del PSCL, della realizzazione di interventi per l’organizzazione e la gestione della domanda di mobilità del personale dipendente, al fine di consentire la riduzione strutturale e permanente dell’impatto ambientale derivante dal traffico veicolare nelle aree urbane e metropolitane;

b) supporto all’adozione del PSCL;

c) adeguamento del PSCL anche sulla base delle indicazioni ricevute dal Comune territorialmente competente, elaborate con il supporto del mobility manager d’area;

d) verifica dell’attuazione del PSCL, anche ai fini di un suo eventuale aggiornamento, attraverso il monitoraggio degli spostamenti dei dipendenti e la valutazione, mediante indagini specifiche, del loro livello di soddisfazione;

2. Al mobility manager aziendale sono altresì assegnate le seguenti funzioni:

a) cura dei rapporti con enti pubblici e privati direttamente coinvolti nella gestione degli spostamenti del personale dipendente;

b) attivazione di iniziative di informazione, divulgazione e sensibilizzazione sul tema della mobilità sostenibile;

c) promozione con il mobility manager d’area di azioni di formazione e indirizzo per incentivare l’uso della mobilità ciclo-pedonale, dei servizi di trasporto pubblico e dei servizi ad esso complementari e integrativi anche a carattere innovativo;

d) supporto al mobility manager d’area nella promozione di interventi sul territorio utili a favorire l’intermodalità, lo sviluppo in sicurezza di itinerari ciclabili e pedonali, l’efficienza e l’efficacia dei servizi di trasporto pubblico, lo sviluppo di servizi di mobilità condivisa e di servizi di infomobilità.

Riammissione al lavoro dopo Covid-19. Circolare 12/04/2021

Il Ministero della Salute ha emanato una Circolare riguardante il rientro in azienda dei lavoratori risultati positivi al Covid-19.

La Circolare riporta le procedure a seconda della sintomatologia:

1. Lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero
a) Il lavoratore presenta certificazione medica di avvenuta negativizzazione al medico competente;
b) il medico competente effettua una visita di rientro indipendentemente dalla durata dell’assenza, quindi anche per assenze inferiori a 60 gg.
Se il lavoratore ha nel nucleo familiare un caso positivo, può essere riammesso al lavoro e non va considerato contatto stretto.

2. Lavoratori sintomatici
Possono rientrare al lavoro dopo un isolamento di 10 giorni, di cui almeno gli ultimi 3 senza sintomi, dalla comparsa della poisitività, effettuando un test molecolare con esito negativo. Il lavoratore deve inviare, anche per via telematica, al medico competente, la certificazione di avvenuta negativizzazione.
Se il lavoratore ha nel nucleo familiare un caso positivo, può essere riammesso al lavoro e non va considerato contatto stretto.

3. Lavoratori positivi asintomatici
Il lavoratore può riprendere il lavoro dopo un isolamento di 10 giorni con tampone negativo successivo alla fine dell’isolamento. Il risultato del tampone viene attestato dalla certificazione di avvenuta negativizzazione da inviare al datore di lavoro, per tramite del medico competente, in modalità telematica.
Se il lavoratore ha nel nucleo familiare un caso positivo, può essere riammesso al lavoro e non va considerato contatto stretto.

3. Lavoratori lungo positivi
Per la riammissione al lavoro, è necessario comunque un tampone negativo (molecolare o antigenico) il cui risultato va inviato al medico competente. Se il periodo che intercorre tra i 21 giorni, previsti per la fine dell’isolamento in base alla Circolare del 12 ottobre, e la ripresa del lavoro il lavoratore non può operare in smart working, il medico di famiglia rilascia un certificato di prolungamento.

5. Lavoratore contatto stretto asintomatico
Il lavoratore informa il proprio medico curante che rilascia certificato di malattia a meno che il lavoratore non possa operare in regime di smart working. Dopo 10 giorni dall’ultimo contatto con il positivo, il lavoratore può rientrare al lavoro dopo un tampone negativo che viene trasmesso all’azienda per tramite dle medico competente.

Aggiornato il protocollo d’intesa sulle misure anticontagio

Il 14 marzo 2020, le parti sociali, sotto la regia del Governo, si erano incontrati per predisporre un protocollo d’intesa volto a fornire alle aziende una traccia per il contenimento del rischio di contagio. Il protocollo fu aggiornato il 24 aprile 2020. Il 6 aprile, le parti sociali hanno provveduto ad un ulteriore aggiornamento di cui riportiamo le principali novità.

ATTENZIONE: come per i protocolli precedenti, trovano applicazione esclusivamente per aziende non del settore sanitario.

Ecco i principali punti del protocollo, in continuità con le versioni precedenti:
1. Massimo utilizzo del lavoro agile;
2. Incentivazione di ferie e permessi volti a ridurre la presenza di persone in azienda;
3. Sospensione delle attività nei reparti non essenziali alla produzione;
4. Adozione di protocolli anticontagio;
5. Sanificazione degli ambienti di lavoro;
6. Limitazione degli spostamenti all’interno della singola sede;
7. Adozione di protezione delle vie respiratorie nei locali condivisi.
 
Ecco le principali novità:
  1. La riammissione sul lavoro di lavoratori risultati positivi è possibile solo a seguito di tampone (molecolare o antigenico) anche superati i 21 giorni. Questa precisazione nasce dal fatto che la Circolare di ottobre 2020, relativamente ai c.d. lunghi positivi, aveva previsto il termine dell’isolamento dopo 21 giorni. Viene ribadito che, sebbene l’isolamento finisca al 21-esimo giorno, il lavoratore potrà tornare al lavoro solo con tampone negativo;
  2. Obbligo di utilizzo della mascherina in tutti gli ambienti di lavoro condivisi. Il protocollo del 24 aprile aveva introdotto l’obbligo di mascherina negli spazi comuni, oltre che in tutti i casi di mancato rispetto del distanziamento. La nota di commento di Confindustria aveva indicato che, per spazi comuni, si intendevano quelli di cui al punto 7 (mensa, spogliatoi, aree fumatori, aree break) lasciando quindi liberi i locali di lavoro. Con questo aggiornamento, si ha l’obbligo di indossare la mascherina in qualsiasi ambiente di lavoro salvo dove si possa dimostrare l’effettivo isolamento del lavoratore;
  3. Viene inserita la possibilità di trasferte anche all’estero da svolgersi, però, in base a specifiche considerazioni in base al contesto;
  4. Permessa la formazione in presenza purchè svolti in azienda;
  5. Nel caso di ricovero ospedaliero per il soggetto positivo, è prevista la visita medica di rientro, indipendentemente dalla durata dell’assenza, quindi anche per meno di 60 gg.

Scarica il provvedimento allegato alla news su AimSafe

Rapporto ISS Covid 19 n. 4/2021: “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazioni anti-COVID-19” Edizione 13/03/2021

L’ISS ha pubblicato un nuovo rapporto COVID-19 dedicato che analizza come le varianti, derivanti da replicazioni anomale del virus, possono destare preoccupazione in quanto possono risultare maggiormente aggressivi e più resistenti ai trattamenti, e al processo di vaccinazione in corso.
Il documento è volto a dare indicazioni per fronteggiare le varianti e, contestualmente, sulla gestione delle persone vaccinate, considerando che la campagna vaccinale sta proseguendo.


Riportiamo di seguito gli elementi principali contenuti nel documento.

  1. 1. Anche per quanto concerne le varianti, rimangono valide le indicazioni già previste in merito al distanziamento, protezione personale e igiene. Tuttavia, si raccomanda di elevare il distanziamento fisico fino a 2 metri dove questo sia possibile e, in particolar modo, in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria;
  2. Per i soggetti vaccinati, è dimostrata una riduzione dei casi di malattia e di gravità della stessa. Tuttavia, non è ancora dimostrata un’immunità all’infezione e, quindi, alla capacità di essere portatore della malattia. Pertanto, anche coloro che sono stati vaccinati, devono rispettare le medesime indicazioni del resto della popolazione, per quanto concerne distanziamento, protezione personale e igiene;
  3. Una persona, anche se vaccinata, in caso di contatto stretto con un positivo, dovrà rispettare le procedure previste per il resto della popolazione: comunicare il contatto al proprio medico, rimanere in quarantena per 10 giorni con tampone negativo alla fine o 14 giorni, non recarsi in azienda per 14 giorni dall’ultimo contatto con la persona risultata positiva;
  4. Le persone esposte ad un caso COVID-19, identificate come contatti stretti, non devono recarsi presso i p unti vaccinali fino a quando non è terminata la quarantena (10-14 giorni);
  5. Coloro che hanno già contratto la malattia possono vaccinarsi. Per coloro che hanno avuto la malattia tra i 3 e i 6 mesi prima della vaccinazione, è sufficiente un’unica dose. Recenti studi indicano effetti secondari del vaccino (mal di testa, febbre, brividi, debolezza) maggiori nelle persone che avevano già contratto la malattia.

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Pubblicato il D.P.C.M. 23/12/2020 con il quale viene sostituito il MUD per l’anno 2021 relativo alle movimentazioni 2020

Il 16 febbraio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il D.P.C.M. 23/12/2020 “Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2021“. La scadenza per la comunicazione annuale del modello MUD 2021, quindi, slitta dal 30 aprile al 16 giugno.

Cos’è il MUD?

Il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD) è una comunicazione che enti ed imprese devono presentare annualmente, nella quale indicare la quantità e la tipologia di rifiuti che hanno prodotto e/o gestito nel corso dell’anno precedente. Il MUD si articola in sei Comunicazioni che identificano le tipologie di rifiuti per cui è necessario presentare il modello.

Qual è la scadenza per il modello MUD 2021?

Normalmente, la scadenza del MUD è il 30 aprile di ogni anno, relativamente ai dati dell’anno precedente. Tuttavia, la scadenza è fissata in 120 giorni dalla data di pubblicazione del Decreto con allegato il Modello da utilizzare. Quest’anno, poichè il Decreto con il modello di MUD 2021 è stato pubblicato il 16 febbraio, la scadenza è prorogata al 16 giugno.

Chi sono i soggetti obbligati al MUD 2021?

Produzione, trasporto e smaltimento di rifiuti speciali

  1. Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto dei rifiuti;
  2. Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione;
  3. Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
  4. Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  5. Imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo superiore a euro 8.000,00;
  6. Imprese ed enti che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi.

Comunicazione Veicoli Fuori Uso

  1. Soggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali.

Comunicazione Imballaggi

  1. Sezione Consorzi: CONAI o altri soggetti;
  2. Sezione Gestori rifiuti di imballaggio: impianti autorizzati a svolgere operazione di gestione di rifiuti di imballaggio.

Come si presenta il MUD 2021?

Il MUD viene presentato esclusivamente in modalità telematica sul sito MUDTelematico
 
I soli produttori iniziali che producono, nella propria unità locale, non più di 7 rifiuti e per ogni rifiuto utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali possono presentare ilMUD semplificato trasmettere successivamente la modulistica via PEC all’indirizzo comunicazionemud@pec.it.
 
Non è più possibile e non sono valide ai fini di legge le dichiarazioni inviate con altre modalità.
 
Il modello MUD è differente a seconda delle seguenti comunicazioni:
 
  • Comunicazione Rifiuti, Veicoli Fuori Uso, Imballaggi, Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche deve essere compilata scaricando il software compilazione messo a disposizione da Unioncamere;
  • Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione deve essere compilata e trasmessa tramite il sito MUD Comuni;
  • Comunicazione Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche deve essere compilata e trasmessa tramite il sito Registro AEE.
 
Deve essere presentato un MUD per ogni unità locale a prescindere dal numero di Comunicazioni.
 
Per unità locale si intende la sede presso la quale il dichiarante ha detenuto i rifiuti oggetto della dichiarazione, in relazione alle attività ivi svolte (produzione, deposito preliminare, messa in riserva, recupero/smaltimento, deposito definitivo). L’unità locale coincide con la sede legale nei casi di soggetti che svolgono attività di solo trasporto o attività di intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione.
 
Nota bene
Se un’impresa è iscritta al Registro AEE produce rifiuti che è tenuta a dichiarare e dovrà presentare due MUD:
  • Comunicazione Rifiuti per indicare i rifiuti speciali pericolosi che ha prodotto;
  • Comunicazione AEE per indicare le quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato tramite il sito Registro AEE.

Modifiche o integrazioni del MUD 2021

Modifiche o integrazioni possono essere comunicate unicamente attraverso la presentazione di un nuovo MUD completo dei dati già dichiarati, da inviare con le medesime modalità utilizzate per la prima comunicazione La presentazione della nuova dichiarazione è sottoposta al nuovo pagamento dei diritti di segreteria e, nel caso sia presentata oltre il termine di scadenza, alle sanzioni previste dalla normativa vigente.

Sanzioni in caso di mancata comunicazione del MUD 2021

Il soggetto che non effettua la comunicazione ovvero la effettua in modo incompleto o inesatto è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600 euro a 15.500 euro.
Se la comunicazione è effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 26 euro a 160 euro.
Comunicazione Veicoli Fuori Uso: il soggetto che non effettua la Comunicazione o la effettua in modo incompleto o inesatto, è punito con la sanzione pecuniaria amministrativa da 3.000 euro a 18.000 euro.
 
Comunicazione produttori AEE: il produttore che non effettua l’iscrizione al Registro AEE o non effettua le Comunicazioni delle informazioni ivi previste, ovvero le comunica in modo incompleto o inesatto, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro ad 20.000 euro.
 

Agenti cancerogeni: aggiornamento allegato XLII e XLIII del D.Lgs. 81/2008

È stato adottato in data 11 febbraio 2021 il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministro della Salute che recepisce la direttiva (UE) 2019/130 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 gennaio 2019 nonché la direttiva (UE) 2019/983 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019, che modificano la direttiva (CE) 2004/37 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro.
Con questo provvedimento sono sostituiti gli Allegati XLII e XLIII al decreto legislativo n. 81 del 2008, aggiornandone il contenuto in conformità
con le disposizioni introdotte dalle predette direttive (UE) 2019/130 e (UE) 2019/983 che modificano a loro volta la direttiva (CE) 2004/37.
Di seguito, le novità introdotte.

Viene modificato l’Allegato XLIIì, richiamato all’articolo 234 comma 1 lettera a punto 2. Questo significa, che l’esposizione a queste nuove sostanze, determina l’applicazione del Capo II del Titolo IX del D.Lgs. 81/2008. Si segnala come, le modifiche introdotte in questo punto, ampliino di molto il campo di applicazione introducendo attività correlate all’uso e manutenzione dei veicoli a motore.
Ecco le voci introdotte:
6. Lavori comportanti l’esposizione a polvere di silice cristallina respirabile, generata da un procedimento di lavorazione. (voce introdotta dal D.Lgs. 44/2020)
7. Lavori comportanti penetrazione cutanea di oli minerali precedentemente usati nei motori a combustione interna per lubrificare e raffreddare le parti mobili all’interno del motore.
8. Lavori comportanti l’esposizione alle emissioni di gas di scarico dei motori diesel.
 
Apportate modifiche all’Allegato XLIII che riporta i valori limite delle sostanze cancerogene. Queste modifiche determinano la necessità di rivalutare il livello di esposizione per verificare se sono conformi ai nuovi valori indicati. Per le sostanze inserite ex novo, risulta opportuno, se già non è stato fatto usando i valori in letteratura, eseguire le misure.
L’allegato, prima, riportava i valori di esposizione di:
Benzene, che mantiene i valori precedenti
Cloruro di vinile monomero, che passa da 7,7 mg/mc a 2,6 mg/mc
Polveri di legno, che ora, però, passano da 5 mg/mc a 2 mg/mcOra sono riportati anche i valori di:
Composti di Cromo VI definiti cancerogeni
Fibre ceramiche refrattarie
Polvere di silice cristallina respirabile
Ossido di etilene
1,2-Epossipropano
Tricoloretilene
Acrillammide
2-Nitropropano
0-Toluidina
4,4’-Metilendianilina
Epicloridrina
Etile dibromuro
1,3-Butadiene
Etilene di cloruro
Idrazina
Bromoetilene
Cadimio e suoi composti inorganici
Berillio e composti inorganici del berillio
Acido arsenico e i suoi Sali e composti inorganici dell’arsenico
Formaldeide
4,4’Metilene-bis (2 cloroanilina)
Emissioni di gas di scarico dei motori diesel
Miscele di idrocarburi policiclici aromatici, in particolare quelle contenenti benzo[a]pirene, definite cancerogene
Oli minerali precedentemente usati nei motori a combustione interna per lubrificare e raffreddare le parti mobili all’interno del motore