Archivi autore: Ing. Fabio Rosito

Informazioni su Ing. Fabio Rosito

Dal 2003 mi occupo di sicurezza sul lavoro, prima come dipendente in aziende di consulenze, poi come libero professionista. La mia attività prevede l'assistenza delle aziende nell'individuare i punti di maggior rischio e nel definire gli interventi di miglioramento necessari. Email: fabio.rosito@sti-consulenze.it Tel. 329/64.12.255

Formiamoci a casa: video didattici gratuiti

Abbiamo realizzato una serie di 6 video, 3 per ogni argomento, per permettere di sfruttare questo momento per acquisire alcune competenze che si riveleranno utili alla ripartenza.
Cliccando su “Iscriviti” all’interno del canale YouTube AimSafe, verrete informati quando caricheremo altri video.
 
 
La valutazione del rischio rumore
 
Il rischio rumore, la fisiologia dell’orecchio, le misure di prevenzione e protezione
 
La valutazione del rischio rumore – le norme tecniche applicabili
 
La valutazione del rischio rumore – esercizio pratico
 
 
Il D.Lgs. 231/01 e la responsabilità amministrativa degli enti
 
Il D.Lgs. 231/01 le basi e i reati connessi alla sicurezza e salute dei lavoratori
 
Le procedure semplificate di implementazione del MOG Parte 1
 
Le procedure semplificate di implementazione del MOG Parte 2
 
Riguardo quest’ultimo argomento, Vi segnaliamo anche il nuovo volume de “I Fari di AimSafe” dedicato al D.Lgs. 231/01 e scaricabile gratuitamente a questo indirizzo:

DURC: validità prorogata al 15 maggio

L’Inail comunica che tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020 (art. 103, comma 2, d.l. 17 marzo 2020, n.18).

Pertanto, anche i “Durc On Line” che riportano nel campo “Scadenza validità” una data compresa tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020 conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020 (le date del 31 gennaio e del 15 aprile 2020 sono incluse).

Aggiornamento elenco attività autorizzate

Dopo un confronto con i sindacati è stato aggiornato l’elenco delle attività autorizzate a continuare, di cui all’allegato1 del D.PC.M. 22/03/2020.
A differenza di quanto previsto dal D.P.C.M. 22/03/2020, le attività non ricomprese possono operare fino al 28/03/2020 per mettere in sicurezza l’azienda e procedere con le spedizioni della merce in giacenza.

Intanto, è stato pubblicato il D.L. 25/03/2020 che permette, alle Regioni, di emanare decreti maggiormente restrittivi. Pertanto, invitiamo tutti a consultare il sito della propria Regione per individuare eventuali provvedimenti che prevedano la chiusura di alcune attività rientranti in questo decreto.

Pubblicato il D.P.C.M. 22/03/2020 sul blocco delle attività produttive

E’ stato pubblicato il D.P.C.M. 22/03/2020 relativo ad un’ulteriore stretta che determinerà la chiusura anche di alcune attività produttive lasciando escluse quelle essenziali.

1) Con questo decreto, sono sospese tutte le attività industriali e commerciali, ad eccezione di quelle riportate nell’allegato 1.
2) Le persone fisiche non potranno trasferirsi o spostarsi in un comune diverso rispetto a quello in cui si trovano al momento a meno di: comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute. Non è più permesso il trasferimento per rientrare al proprio domicilio.
3) Le attività sospese possono operare solo in modalità di lavoro agile.
4) Sono escluse dalla sospensione “le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere di cui all’allegato 1, nonchè dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali […] previa comunicazione al Prefetto […] nel quale sono indicate specificatamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite; il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente. Fino all’adozione dei provvedimenti di sospensione dell’attività essa è legittimamente esercitata sulla base della comunicazione resa”
5) sono consentite le attività che erogano servizi di pubblica utilità;
6) è consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché dei prodotti agricoli e alimentari;
7) sono consentite le attività di impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti;
8) sono consentite le attività dell’industria e dell’aerospazio e della difesa, nonché altre attività di rilevanza strategica previa autorizzazione del Prefetto;

Per tutte le aziende che devono sospendere l’attività, hanno tempo fino al 25 marzo per mettere in atto gli interventi necessari alla sospensione, compresa la spedizione.

In attesa del D.P.C.M., nuove ordinanze per Piemonte e Lombardia

In attesa della pubblicazione del D.P.C.M. che dovrebbe contenere ulteriori strette finalizzate alla riduzione dei contagi da Coronavirus, si muovono la Regione Piemonte e La Regione Lombardia che, già nella giornata di ieri, hanno emanato ordinanze ad hoc.
Analizziamo le conseguenze per le aziende.

Regione Piemonte Decreto n. 34 del 21/03/2020
Regione Lombardia Ordinanza n. 514 del 21/03/2020

1) obbligo di misurazione delle temperature degli operatori per le strutture sanitarie;
2) sospensione delle attività degli uffici pubblici;
3) accesso alle attività commerciali non vietate ad un solo componente per nucleo familiare;
4) accesso scaglionato ai mercati rionali;
5) VIENE RACCOMANDATA LA MISURA DELLA TEMPERATURA per i clienti di supermercati e farmacie e ai dipendenti dei luoghi di lavoro rimasti aperti;
6) per le attività bancarie, finanziarie, assicurative e settore agricolo, utilizzare modalità di lavoro che favoriscano la prenotazione con appuntamenti;
7) consentita la ristorazione solo per alcuni servizi e solo per consegna a domicilio;
8) chiusura degli studi professionali salvo scadenze. Sono esclusi gli studi medici, sanitari e di psicologia;
9) blocco delle attività dei cantieri temporanei e mobili salvo proroga per la messa in sicurezza. Sono esclusi i cantieri relativi a strutture sanitarie e mantenimento delle infrastrutture;
10) chiusura di tutte le strutture ricettive. Per chi è già presente, la permanenza non può superare le 72 ore.
La Regione Lombardia, a differenza della Regione Piemonte, decreta la chiusura degli sportelli automatici di distribuzione di generi alimentari.

INL: non è necessario aggiornare il DVR per il Coronavirus

Con nota, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro dirimi, speriamo definitivamente, la discussione in merito alla necessità o meno di aggiornare il DVR per gli effetti del Coronavirus.
Analizziamo i contenuti essenziali della nota e le conseguenze, anche in merito alle considerazioni di rischi aspecifici.

La nota è destinata agli uffici dell’Ispettorato, ma contiene elementi interessanti e applicabili a tutte quelle attività che non sono esposte ad un rischio aggravato da Coronavirus, come invece capita per le attività a carattere sanitario.

Di seguito i passaggi che, riteniamo, siano di maggiore interesse:
1) “È indubbio che ci troviamo di fronte ad una emergenza da ascriversi nell’ambito del rischio biologico inteso nel senso più ampio del termine, che investe l’intera popolazione indipendentemente dalla specificità del “rischio lavorativo proprio” di ciascuna attività”. E’ importante questa sottolineatura perchè dà evidenza come il caso in oggetto riguarda una situazione di rischio comunitario, ovvero di un rischio a cui sono esposte tutte le persone, in maniera del tutto simile, e che non subiscono particolare rischio dall’attività svolta. Questo elemento, è ribadito, declinandolo specifcatamente per il rischio biologico, qualche riga sotto: “Rispetto a tali obblighi si pongono orientamenti applicativi differenziati nei casi in cui l’agente biologico, che origina il rischio, non sia riconducibile all’attività del datore di lavoro ma si concretizzi in una situazione esterna che pur si può riverberare sui propri lavoratori all’interno dell’ambiente di lavoro per effetto delle dinamiche esterne non controllabili dal datore di lavoro.”. Di particolare interesse è proprio la dicitura “non controllabili dal datore di lavoro”; considerando che la valutazione del rischio è uno strumento per pianificare le attività di miglioramento dei livelli di sicurezza, il fatto che un elemento non sia controllabile dal datore di lavoro, lo porta ad essere estraneo anche all’attività di pianificazione stessa;
2) Lapidaria la frase che, riagganciandosi a quanto prima dichiarato: “In tali casi il datore di lavoro non sarebbe tenuto ai suddetti obblighi in quanto trattasi di un rischio non riconducibile all’attività e cicli di lavorazione e, quindi, non rientranti nella concreta possibilità di valutarne con piena consapevolezza tutti gli aspetti gestionali del rischio, in termini di eliminazione alla fonte o riduzione dello stesso, mediante l’attuazione delle più opportune e ragionevoli misure di prevenzione tecniche organizzative e procedurali tecnicamente attuabili.”. Ancora una volta, viene rimarcato il confine della valutazione dei rischi: la possibilità, da parte del datore di lavoro di adottare misure specifiche per impattare positivamente sul rischio;
3) non aggiornare il DVR, però, non vuol dire essere esonerati dall’adozione dell misure di riduzione del rischio di contagio a cui sono chiamate tutte le aziende in virtù del D.P.C.M. 11/03/2020: “Tuttavia, ispirandosi ai principi contenuti nel d.lgs. n. 81/2008 e di massima precauzione, discendenti anche
dal precetto contenuto nell’art. 2087 c.c. si ritiene utile, per esigenze di natura organizzativa/gestionale, redigere – in collaborazione con il Servizio di Prevenzione e Protezione e con il Medico Competente – un piano di intervento o una procedura per un approccio graduale nell’individuazione e nell’attuazione delle misure di prevenzione, basati sul contesto aziendale, sul profilo del lavoratore – o soggetto a questi equiparato – assicurando al personale anche adeguati DPI.”
4) Leggendo quanto sopra, verrebbe da pensare ad una contraddizione: dovendo definire le misure da adottare, io devo valutare i rischi. Non è così in quanto: “La valutazione del rischio e le relative misure di contenimento, di prevenzione e comportamentali, infatti, sono, per forza di cose, rimesse al Governo, alle Regioni, ai Prefetti, ai Sindaci ed ai Gruppi di esperti chiamati ad indicare in progress le misure ed i provvedimenti che via via si rendono più opportuni in ragione della valutazione evolutiva dell’emergenza.”. Ovvero, in questo specifico caso, e in tutti quelli simili, dove le istituzioni vanno a definire dei requisiti di dettaglio ai quali doversi forzatamente forzatamente adeguare senza poter adottare misure oggetto di una valutazione specifica del caso in dettaglio. Potrete comprendere che, questo discorso, è applicabile a diversi rischi c.d. esogeni, ovvero che originano da situazioni esterne all’azienda e alla sua attività specifica;

La nota si chiude con uno spunto per dare evidenza a quanto fatto in merito alla prevenzione del rischio da contagio:
“In ragione di quanto esposto e del pilastro normativo come norma di chiusura del sistema prevenzionistico di cui all’art. 2087 c.c. è consigliabile formalizzare l’azione del datore di lavoro con atti che diano conto dell’attenzione posta al problema in termini di misure, comunque adottate ed adottabili dal punto di vista tecnico, organizzativo e procedurale, nonché dei DPI ritenuti necessari, in attuazione delle indicazioni nazionali, regionali e locali delle istituzioni a ciò preposte. Per la tracciabilità delle azioni così messe in campo è opportuno che dette misure, pur non originando dalla classica valutazione del rischio tipica del datore di lavoro, vengano raccolte per costituire un’appendice del DVR a dimostrazione di aver agito al meglio, anche al di là dei precetti specifici del d.lgs. n. 81/2008.”

Ricordiamo che, nei giorni passati, abbiamo pubblicato un protocollo anticontagio che potete liberamente scaricare e modificare.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge “Cura Italia”.

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il 17/03/2020, il Decreto Legge detto “Cura Italia” volto a fronteggiare l’emergenza da Coronovirus. Il decreto è immediatamente efficace e ha una durata di 60 giorni salvo conversione in legge.
Tralasciando gli importantissimi elementi legati al sostegno a imprese, famiglie, lavoratori autonomi, ci soffermiamo sui provvedimenti legati alla sicurezza e salute dei lavoratori.
Analizziamo gli articoli che hanno un impatto per le imprese, in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori:

Art. 15 (Disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale)
A fronte della scarsità di mascherine marcate CE, FFP2 e FFP3, l’articolo consente di produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni legate alla certificazione del prodotto. In particolare, tutti i DPI di III categoria vanno certificati con l’avvallo di un organismo abilitato esterno. A fronte dell’emergenza, sarà possibile produrre, importare e vendere mascherine senza seguire l’iter di certificazione previsto.
Per avere la deroga, i produttori devono inviare all’ISS e all’INAIL un’autocertificazione di assunzione di responsabilità attestante le caratteristiche tecniche della mascherina e il rispetto dei requisiti di sicurezza. L’ISS e l’INAIL daranno, entro 3 giorni, l’avvallo o meno alla produzione e commercializzazione.

Art. 16 (Ulteriori misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività)
Per i lavoratori che non possono mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), anche le mascherine chirurgiche reperibili in commercio.
Gli individui presenti sull’intero territorio nazionale sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio.

Art. 43 (Contributi alle imprese per la sicurezza e potenziamento dei presidi sanitari)
L’Inail entro provvede entro il 30 aprile 2020 trasferisce ad Invitalia l’importo di 50 milioni di euro da erogare alle imprese per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale.

Art. 45 (Disposizioni in materia di personale addetto ai lavori necessari al ripristino del servizio elettrico)
Per garantire la continuità delle attività per l’esecuzione di lavori necessari al ripristino del servizio elettrico sull’intero territorio nazionale, le abilitazioni già in possesso del relativo personale conservano la loro validità fino al 30 aprile 2020, anche nei casi di temporanea impossibilità ad effettuare i moduli di aggiornamento pratico.
Rimane l’obbligo per il datore di lavoro di erogare la formazione per l’aggiornamento teorico, anche a distanza nel rispetto delle misure di contenimento adottate per l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il decreto non contiene alcuna previsione di sospensione delle scadenze della formazione e delle visite mediche.

Covid-19: cosa contiene il protocollo d’intesa tra Governo e parti sociali

In allegato alla news su AimSafe potete scaricare questi documenti:

  1. Protocollo di intesa del 14/03/2020;
  2. D.P.C.M. 11/03/2020;
  3. Circolare 5443 del 22/02/2020 citata nel protocollo su come effettuare la sanificazione in presenza di soggetti positivi;
  4. Procedura operativa in formato Word modificabile per permettere alle aziende di implementare le misure necessarie, con allegati cartelli informativi utili per trasmettere le indicazioni necessarie.

https://www.aimsafe.it/static/news.php?pk_news=509

Il documento, originato da un incontro in video conferenza svoltosi nella giornata del 13 marzo, ripercorre i punti previsti dal D.P.C.M. per le attività produttive, dando indicazioni di dettaglio sull’applicazione dei punti stessi.
I punti focali sono:
1) L’attività produttiva può continuare solo se possono essere rispettati tutte le prescrizioni contenute nel protocollo;
2) E’ necessario ridurre al minimo la presenza di lavoratori in questo modo:
a. Utilizzo dello smart working per tutte le attività che lo permettono;
b. Sospensione di accessi in azienda di visitatori;
c. Sospensione dei reparti non essenziali alla produzione;
d. Compartimentazione dei flussi di persone e di utilizzo dei locali comuni per ridurre la possibilità di contagio, con particolare attenzione agli esterni;
e. Organizzazione degli spazi interni per ridurre il rischio di contagio mantenendo le distanze di sicure di 1 metro o, quando questo non fosse possibile, dotando i lavoratori di DPI;
f. Pulizia e sanificazione dei locali di lavoro;
g. Gestione dei casi di positività al virus.
Il protocollo non introduce elementi di grande differenza rispetto alle indicazioni del D.P.C.M. 11/03/2020, tuttavia, si segnalano alcuni elementi che lo scrivente ritiene significativi:
1) Possibilità (non obbligo) di misurare la temperatura all’ingresso dell’azienda. Qualora decidiate di adottare questa misura di controllo, è opportuno usare termometri no contact ad infrarossi. Il protocollo dà specifiche indicazioni per la gestione della privacy;
2) Dare informazioni ai lavoratori e agli esterni circa le procedure aziendali decise;
3) Assegnazione ai fornitori e appaltatori di servizi igienici dedicati non utilizzabili dai lavoratori dell’azienda;
4) Blocco di qualsiasi corso di formazione e slittamento di tutte le scadenze formative che, in base al punto 10 dell’Accordo Stato Regioni, avrebbero determinato la sospensione delle relative abilitazioni;
5) Prosecuzione delle attività di sorveglianza sanitaria pur nel rispetto di procedure atte ad evitare il propagarsi del contagio;
6) Creazione di un Comitato per l’applicazione a cui prendano parte anche gli RLS.
Le aziende, per realizzare eventuali interventi volti al rispetto dei punti indicati nel protocollo, potranno far uso degli ammortizzatori sociali, anche nel caso di attività straordinarie di pulizia e sanificazione.

Emergenza Coronavirus: nuove disposizioni e chiusura delle attività commerciali

La sera dell’11 marzo 2020, è stato firmato il nuovo D.P.C.M. che prevede:

  1. sospensione di tutte le attività commerciali al dettaglio, sia per quanto riguarda i negozi di quartiere che quelli nell’ambito della media e grande distribuzione, compresi i centri commerciali. Sono esclusi dalla sospensione: edicole, tabaccai, farmacie, parafarmacie e i negozi di alimentari riportanti in allegato 1 dello stesso provvedimento:
  2. sospese tutte le attività di ristorazione, compresi bar, pub, gelaterie e pasticcerie, escluse mense e catering;
  3. sospesi i servizi alla persona quali estetisti, parrucchieri. Esclusi dal blocco: lavanderie e pompe funebri;
  4. rimangono aperte le banche, le attività finanziarie, le assicurazioni;
  5. restano aperte le attività agricole, zootecniche di trasformazione agro alimentare;
  6. ci potranno essere riduzioni nel servizio di trasporto pubblico al fine di garantire i servizi minimi nel rispetto delle norme igieniche;
  7. rimane lo smart working per gli enti pubblici.

Queste disposizioni sono attive dal 12 al 25 marzo. Rimangono in vigore le prescrizioni, di cui ai precedenti D.P.C.M., non in contrasto con quanto previsto in quest’ultimo.

ATTENZIONE: per chi rimane aperto, si rende necessaria l’adozione delle seguenti misure:

Attività commerciali: Deve essere garantito il rispetto della distanza di sicurezza di 1 metro. questo può realizzarsi mediante contingentamento degli ingressi mediante chiamata con numero, controllo ad opera di operatore dotato di contapersone, segnalazione a terra (ad esempio strisce adesive colorate a terra) nei pressi dei banchi e della casa, di distanze di 1 metro, dove maggiore è il rischio di avvicinamento.

Attività produttive e professionali: viene raccomandato l’attuazione di quanto di segue:

  1. massimo utilizzo del lavoro agile. Ricordiamo che, in virtù dei decreti precedenti, è sospeso l’obbligo di accordo sindacale per l’attivazione dello smart working. Qualora poteste attivarlo, consegnate a tutti i lavoratori, anche solo in formato elettronico, il documento informativo prodotto dall’Inail e scaricabile gratuitamente all’indirizzo: https://www.inail.it/cs/internet/docs/avviso-coronavirus-informativa-allegato-1.docx
  2. incentivare quanto più possibile la fruizione di ferie e congedi retribuiti nonché altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
  3. sospensione delle attività nei reparti non indispensabili alla produzione. L’azienda deve analizzare i reparti non strettamente necessari all’attività di produzione e valutarne la chiusura;
  4. adottare protocolli anticontagio. Al fondo, si rimanda alla news su AimSafe dove potrete scaricare un protocollo descrittivo degli interventi da valutare. Potrete personalizzarlo in base alle Vostre necessità e possibilità;
  5. qualora non sia possibile rispettare la distanza di un metro, è necessaria l’adozione di dispositivi di protezione individuale;
  6. incentivare le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro. Per sanificazione si intende il processo di riduzione della carica batteria mediante l’uso di prodotti chimici. Pertanto, dove possibile, si dovranno adottare interventi non solo di spazzatura e aspirazione ma l’applicazione di detergenti. Per le modalità di corretta applicazione, al fine di garantirne il corretto funzionamento, si rimanda alle schede tecniche che vengono fornite dal singolo produttore, senza dimenticare il rispetto delle norme di sicurezza correlate all’uso di questi prodotti. Non è indicato l’obbligo di DISINFEZIONE ovvero l’adozione di specifici prodotti volti ad abbattere ulteriormente la carica batterica e tipica delle attività alimentari, pertanto, l’uso dei detergenti comuni è da ritenersi adeguato al rispetto di questo requisito;
  7. limitare al minimo gli spostamenti all’interno dei singoli siti. Questo si realizza mediante compartimentazione delle aree, dove possibile, e separazione dei flussi di ingresso, fruizione dei locali e uscita. Particolare attenzione andrà posta sulla separazione dei locali di servizio quali servizi igienici, mense e refettori, aree break. Si richiama, in questo caso, l’attenzione su tutti i punti a maggior rischio di contatto quali la timbratrice, i distributori automatici, gli ingressi aziendali ecc. Rimane l’obbligo del rispetto di 1 metro di distanza attuabile mediante interventi quali: ingressi scaglionati nel tempo e da porte diverse in base all’area di competenza, assegnazione di WC a lavoratori di una determinata area, uso scaglionato delle aree break e mensa regolando gli orari di lavoro, pulizia della timbratrice e dei distributori automatici.

Per tutti coloro che rimangono a casa, si ricorda L’ASSOLUTO DIVIETO DI USCIRE, ANCHE SOLO A PIEDI E PER POCHI METRI, fatto salvo le condizioni particolari. Vi invitiamo a rispettarlo in maniera categorica, per il bene di tutti noi e per permettere quanto prima di uscire da questa situazione che sta attanagliando l’intero Paese e non solo. A questo indirizzo potrete trovare chiarimenti in merito: http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278