Archivi autore: Ing. Camilla Corraini

Modello Unico Dichiarazione Ambientale

Attraverso il  DPCM 21 dicembre 2015, pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2015 è stato definito il modello da usare per il MUD 2016, ovvero il Modello Unico di Dichiarazione relativamente ai rifiuti prodotti, trasportati e ricevuti nel 2015.

Viene confermato il modello già usato nel 2015. La scadenza è ormai quella consueta del 30 aprile 2016.

Sulla base del D. Lgs. 3 aprile 2006 n.152 (Testo Unico Ambientale), così come modificato dal D. Lgs 16 gennaio 2008, n. 4, i soggetti che devono presentare il MUD, sezione rifiuti, sono:

  1. imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  2. imprese ed enti, con più di dieci dipendenti, produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti:
    – da lavorazioni industriali,
    – da lavorazioni artigianali,
    – dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, nonché di fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
  3. chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
  4. commercianti e intermediari di rifiuti senza detenzione;
  5. chi svolge operazioni di recupero e di smaltimento rifiuti;
  6. imprenditori agricoli produttori di rifiuti pericolosi con un volume d’affari annuo superiore ad euro 8.000;
  7. enti e professionisti, organizzati come impresa (per esempio cliniche, poliambulatori, ecc.) che erogano prestazioni sanitarie con relativa produzione di rifiuti pericolosi;
  8. consorzi costituiti con finalità di recupero di particolari tipologie di rifiuti;
  9. Comuni o loro consorzi o Comunità montane o Aziende speciali, per la raccolta e gestione di rifiuti urbani e assimilati e per la gestione di rifiuti speciali;
  10. gestori del servizio pubblico per i rifiuti pericolosi conferiti da produttori in base ad apposita convenzione.

Soggetti esclusi
Sono, di conseguenza, esclusi dalla presentazione del MUD:

  1. imprese ed enti che producono rifiuti non pericolosi derivanti da attività diverse da quelle di cui al punto 2) di cui sopra;
  2. imprese ed enti che producono rifiuti non pericolosi derivanti dalle stesse attività di cui al punto 2), ma che non hanno più di dieci dipendenti;
  3. imprenditori agricoli che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo non superiore a euro 8.000;
  4. soggetti che conferiscono i propri rifiuti pericolosi al servizio pubblico di raccolta mediante convenzione, limitatamente alla quantità conferita;
  5. professionisti, non associati in forma d’impresa, che erogano prestazioni sanitarie (es. studi medici e dentistici in genere con relativa produzione di rifiuti pericolosi);
  6. imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi;
  7. produttori di rifiuti pericolosi non urbani che non sono inquadrati in “enti” o “imprese”;
  8. soggetti abilitati allo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio.

Modalità di presentazione
Il MUD sezione rifiuti va presentato alla Camera di commercio della provincia in cui ha sede l’unità locale che produce o gestisce i rifiuti stessi.
Per le imprese di solo trasporto dei rifiuti, per unità locale s’intende la sede legale; per le imprese che svolgono attività di intermediazione e commercio dei rifiuti senza detenzione, l’unità locale coincide con la sede presso la quale l’impresa conserva i registri di carico e scarico.

Il MUD sezione rifiuti può essere compilato:
– su supporto cartaceo (esclusi i grandi produttori e gestori di rifiuti, oltre che gli autodemolitori e simili);
– su supporto digitale: a tal fine è disponibile un apposito software scaricabile dai siti di Ecocerved e Unioncamere;
– per via telematica, tramite l’apposito sito.
Nei primi due casi il MUD può essere consegnato direttamente allo sportello camerale o spedito con raccomandata senza avviso di ricevimento.
Per ogni MUD presentato occorre pagare i diritti di segreteria, di importo variabile a seconda del supporto utilizzato.

Radiazioni ottiche artificiali: obblighi dei datori di lavoro

Per radiazioni ottiche si intendono tutte le radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezza d’onda compresa tra 100  nm e 1 mm. Lo spettro delle radiazioni ottiche si suddivide in radiazioni ultraviolette, radiazioni visibili e radiazioni infrarosse. Queste, ai fini protezionistici, sono a loro volta suddivise nel seguente modo:

  • Radiazioni ultraviolette (400 – 100 nm)
  • Radiazioni nello spettro visibile (380 – 780 nm)
  • Radiazioni infrarosse (780 – 1000 nm)

 

Inoltre si possono ancora suddividere le ROA in “coerenti” come i laser e “non coerenti” come la luce prodotta da sorgenti luminose come le normali lampade.

 

Perché questa valutazione?

L’esposizione a radiazioni luminose può provocare danni agli occhi e alla pelle, a seconda della lunghezza d’onda della luce analizzata e della sua intensità. Alcuni di questi rischi sono: sovraesposizione a luce visibile che provoca disturbi temporanei visivi quali abbagliamento e accecamento temporaneo; rischio di incendio ed esplosione innescati dalle sorgenti stesse; ulteriori rischi quali il rischio termico, elettrico.

 

Obblighi del datore di lavoro

Come definito nell’art. 15 del D.Lgs: 81/2008 il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro, ragione per cui anche questo rischio non può essere non valutato. Il Titolo VIII (agenti fisici) al Capo V (protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali) definisce che devono essere valutate tutte le sorgenti di radiazione coerenti e non coerenti, analizzando livello, gamma, lunghezza d’onda e durata dell’esposizione e qualsiasi effetto sulla salute sicurezza dei lavoratori. Di quali attrezzature quindi stiamo parlando?

  • laser di categoria 1M, 2M 3R, 3B e 4 (nella nuova classificazione) o nelle classi 3A, 3B e 4 nella vecchia classificazione;
  • saldatura elettrica ad arco;
  • utilizzo di plasma per il taglio e la saldatura;
  • lampade germicide;
  • sistemi LED per fototerapia;
  • lampade abbronzanti;
  • lampade ad alogenuri metallici;
  • corpi incandescenti (metalli o vetro liquido);
  • apparecchi con sorgenti IPL per uso medico od estetico

 

Si ricorda inoltre che per i lavoratori che debbano indossare DPI per la protezione di occhi e pelle perché potrebbero essere esposti a livelli superiori ai valori limite deve essere attivata la sorveglianza sanitaria.

Stress lavoro correlato: una valutazione obbligatoria dal 2010. Chi deve farla? Ogni quanto?

Come cita l’articolo 17 del Testo Unico sulla Sicurezza D.Lgs. 81/08, il datore di lavoro deve provvedere alla valutazione di tutti i rischi presenti in azienda, e tra questi è presente anche lo stress lavoro-correlato.

L’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro afferma che “lo stress lavoro correlato viene esperito nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo eccedono le capacità dell’individuo nel fronteggiare tali richieste”. E L’Accordo Interconfederlare del 9/6/2008, all’art. 3, afferma che lo stress lavoro correlato è una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro.

Come può quindi il datore di lavoro valutarlo? Una lettera circolare del 18/11/2010 della Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro ci aiuta in questo compito, e stabilisce che prima va fatta una valutazione preliminare e se i valori di questa risultino non bassi bisogna effettuare una valutazione più approfondita.

Andiamo con ordine…

Nella valutazione preliminare, il datore di lavoro prende in considerazione dati oggettivi, divisi in tre famiglie:

  • Eventi sentinella
    • Indici infortunistici
    • Assenze per malattia
    • Provvedimenti disciplinari
    • Segnalazioni
  • Fattori di contenuto del lavoro
    • Ambiente di lavoro e attrezzature
    • Carichi e ritmi di lavoro
  • Fattori di contesto del lavoro
    • Ruoli nell’organizzazione
    • Conflitti interpersonali
    • Comunicazione aziendale

Se da questa valutazione preliminare non derivano elementi di rischio, il compito del datore di lavoro è solo quello di inserire tale valutazione nel DVR e definire un piano di monitoraggio. In caso contrario bisogna provvedere ad una valutazione di secondo livello attraverso focus group, questionari e interviste.

Si ricorda che pur essendo una valutazione obbligatoria ogni due anni (se la valutazione preliminare non ha fatto emergere fattori di rischio) ogni documento sulla sicurezza è sempre un documento vivo, e va rivisto quando ci siano modifiche e cambiamenti significativi e ogni volta la situazione lo richieda.

Defibrillatori: obbligo per le società sportive

In Italia circa 60mila persone all’anno muoiono per una crisi cardiaca improvvisa. Voi sapreste cosa fare?

Il Decreto 24 aprile 2013, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 luglio 2013, definisce l’obbligo di idonea certificazione medica per attività sportive non agonistiche e linee guida sull’utilizzo del defibrillatore semiautomatico e altri dispositivi salvavita. Il defibrillatore automatico di emergenza (DAE) è un dispositivo medico che ha come obiettivo quello di riattivare la funzionalità cardiaca in caso di fibrillazione ventricolare o altri ritmi defibrillabili come l’attività elettrica senza polso (PEA). Il defibrillatore ha la capacità di valutare l’attività cardiaca e prendere la decisione di scaricare una carica elettrica adeguata sul cuore dell’infortunato se le condizioni lo permettono. Questo è uno strumento molto importante per un soccorso adeguato e tempestivo in casi di arresto cardiaco.

Che cosa si intende per attività sportiva non agonistica?

Il Decreto definisce attività amatoriale una attività ludico-motoria praticata da soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI. Tutte le palestre, le scuole di danza ed i circoli sportivi sono quindi soggetti a questo Decreto, mentre esso non si applica alle società dilettantistiche che svolgono attività sportive con ridotto impegno cardiocircolatorio, quali bocce (escluse bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro, giochi da tavolo e sport assimilabili.

Obbligo di tutte queste realtà è quindi quello di munirsi di un defibrillatore e formare adeguatamente un numero sufficiente di addetti (con aggiornamento ogni 2 anni) entro 30 mesi dall’entrata in vigore del Decreto, quindi salvo proroghe entro il 20/01/2016.

E l’altra domanda importante è: ci sono altre realtà che hanno l’obbligo di mettere nella loro struttura un defibrillatore? Obbligo esplicito no, ma la legge 191 del 2009 con il relativo decreto ministeriale 18/03/2011 raccomanda la presenza di DAE in tutti i luoghi di grande affluenza come alberghi, ristoranti, centri commerciali, cinema, piscine e stabilimenti balneari. Questo nell’ottica di una cultura della sicurezza e della salute non solo nei luoghi di lavoro che sia estesa per quanto possibile a tutta la popolazione.

Si ricorda inoltre che il nuovo modello OT24 ha incluso l’adozione da parte delle aziende di DAE e l’organizzazione di corsi BLSD tra gli interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro ritenuti idonei per ottenere lo sconto di prevenzione.