Archivi autore: Dott. Aldo Olivero

Informazioni su Dott. Aldo Olivero

Nel 2011 ho conseguito la laurea specialistica in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano, iniziando poi a svolgere l''attività di libero professionista. Mi occupo di sicurezza nei luoghi di lavoro, svolgendo principalmente attività di formazione e consulenza, oltre a ricoprire l'incarico di RSPP. Mi occupo inoltre di grafica, design e arredo.

Prevenzione incendi: nuova proroga per l’applicazione del D.P.R. 151/11

Il D.P.R. 151/11 subisce una nuova proroga al 7 ottobre 2014. La scadenza, inizialmente prevista per il 7 ottobre 2013, è stata introdotta dal “Decreto del Fare” con l’art. 38 (DL 69/13 convertito con Legge 98/2013).
Ricordiamo che il D.P.R. 151/11 è quel provvedimento che ha modificato l’elenco delle attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco, introducendo tre categorie di rischio (A, B e C). La proroga riguarda gli art. 3 e 4 del D.P.R. 151/11.
Ricordiamo innanzitutto che le proroghe o le esenzioni riguardano solo le attività che prima del D.P.R. 151 del 2011 non erano soggette ad alcun obbligo relativo all’ottenimento del Certificato Prevenzione Incendi (C.P.I.) e che, con l’entrata in vigore del suddetto D.P.R., lo sono diventate. Per le altre attività che prima del 2011 erano già soggette e sono continuate a rimanerlo non cambierà nulla.
Le principali attività soggette solo dal 2011 sono:

  • attività n. 55: attività di demolizioni di veicoli e simili con relativi depositi, di superficie superiore a 3.000 mq;
  • attività n. 66: strutture turistico-ricettive nell’aria aperta (campeggi, villaggi-turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone;
  •  attività n. 67: asili nido con oltre 30 persone presenti;
  •  attività n. 68: strutture sanitarie che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, ivi comprese quelle riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio, di superficie complessiva superiore a 500 mq (dunque non solo ospedali e case di cura ma anche strutture come, ad esempio, i poliambulatori);
  • attività n. 73: edifici e/o complessi edilizi a uso terziario e/o industriale caratterizzati da promiscuità strutturale e/o dei sistemi delle vie di esodo e/o impiantistica con presenza di persone superiore a 300 unità, ovvero di superficie complessiva superiore a 5.000 mq, indipendentemente dal numero di attività costituenti e dalla relativa diversa titolarità (ad esempio uffici + attività commerciali);
  •  attività n. 75: autorimesse pubbliche e private, parcheggi pluriplano e meccanizzati di superficie complessiva coperta superiore a 300 mq; locali adibiti al ricovero di natanti ed aeromobili di superficie superiore a 500 mq; depositi di mezzi rotabili (treni, tram ecc.) di superficie coperta superiore a 1.000 mq (non solo stabilimenti di produzione di mezzi rotabili, ma anche depositi);
  • attività n. 71: aziende ed uffici con oltre 300 persone presenti;
  • attività n. 72: edifici sottoposti a tutela ai sensi del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico, destinati a contenere biblioteche ed archivi, musei, gallerie, esposizioni e mostre, nonché qualsiasi altra attività contenuta nell’allegato;
  • attività n. 78: aerostazioni, stazioni ferroviarie, stazioni marittime, con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 mq; metropolitane in tutto o in parte sotterranee;
  • attività n. 79: interporti con superficie superiore a 20.000 mq;
  • attività n. 80: gallerie stradali di lunghezza superore a 500 m e ferroviarie superiori a 2.000 m;
  • attività n. 18: esercizi di minuta vendita e/o depositi di sostanze esplodenti classificate come tali dal regolamento di esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e successive modificazioni ed integrazioni. Esercizi di vendita di artifici pirotecnici declassificati in “libera vendita” con quantitativi complessivi in vendita e/o deposito superiori a 500 kg, comprensivi degli imballaggi.

    Nel caso in cui, un’attività precedentemente non soggetta, lo fosse diventata per l’entrata in vigore del D.P.R. 151/2011, secondo tale decreto, doveva esplicare le pratiche inerenti entro e non oltre 1 anno dall’entrata in vigore del D.P.R. 151/2011, ovvero entro il 7 ottobre 2012. Ora il comma 1 dell’art. 38 del “Decreto del Fare” permette invece a tali attività di non presentare il cosiddetto “esame del progetto”, previsto dall’art. 3 del D.P.R. 151/11 per le attività di categoria B e C, se “già in possesso di atti abilitativi riguardanti anche la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio, rilasciati dalle competenti autorità”. Il comma 2 dell’art. 38 del “Decreto del Fare” stabilisce la nuova data di presentazione della documentazione, per le nuove attività prima non soggette, al 7 ottobre 2014.

Decreto del Fare: modificati gli obblighi per le associazioni sportive dilettantistiche

Il “Decreto del Fare” (Legge 98/13) ha apportato sostanziali cambiamenti per quanto riguarda gli obblighi del mondo associativo. <br/>
Prima di questo decreto solo le associazioni di volontariato, con statuto conforme alla legge 266/91, non erano obbligate a redigere il DVR e a frequentare i corsi di formazione; tali realtà erano equiparate ai lavoratori autonomi ed i loro obblighi erano limitati all’art. 21 del D.Lgs. 81/08 (utilizzo di DPI adeguati, di attrezzature di lavoro conformi al titolo III della 81/08, tessera di riconoscimento per attività in regime di appalto e subappalto).
Le associazioni sportive dilettantistiche erano invece soggette a tutti gli obblighi del decreto 81, compresa la redazione del DVR e la frequenza ai corsi di formazione. Un impegno gravoso per molte di queste realtà, soprattutto per quelle di piccolissime dimensioni. La Regione Piemonte nel 2012, per sgomberare il campo da equivoci, aveva ribadito tali obblighi rispondendo ad un quesito pubblicato nella sezione FAQ del gruppo di lavoro “info.sicuri”.
Ora il Decreto del Fare – Legge n. 98/2013 definisce in modo più particolareggiato e dettagliato le caratteristiche dei soggetti rientranti nel campo di applicazione del volontariato e soggetti ai soli obblighi dell’art. 21 del D.Lgs. n. 81/2008. Grazie a tale decreto le associazioni sportive dilettantistiche non saranno più obbligate a redigere il DVR e a organizzare corsi di formazione. Si badi bene, però, che le “facilitazioni” degli adempimenti di sicurezza (di fatto ogni volontario è responsabile di quel che fa, in quanto equiparato ad un lavoratore autonomo), non si applicano affatto in modo generalizzato a tutti quei soggetti che prestano la propria attività “in favore delle associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383, e delle associazioni sportive dilettantistiche di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e all’articolo 90 della legge 17 dicembre 2002, n. 289”, ma solo a quelli tra questi soggetti che anche “prestano la propria attività, spontaneamente e a titolo gratuito o con mero rimborso spese”.
Quindi nessuna facilitazione per chi presta la propria attività con contratto e con retribuzione, essendo questi sportivi, ad esempio, lavoratori dipendenti a tutti gli effetti. Peraltro qualora questi volontari (“prestano la propria attività, spontaneamente e a titolo gratuito o con mero rimborso spese”) operino in luoghi ove vi sia un datore di lavoro (o più di uno) con propria organizzazione lavorativa, subentrerà a carico di detto datore di lavoro il rigoroso obbligo di trasferire ad ognuno di loro una dettagliata e specifica informazione suoi rischi specifici e sulla misure di prevenzione ed emergenza adottate in tali ambiti lavorativi.

Formazione RSPP datori di lavoro in regime di 626: quando effettuare gli aggiornamenti

Molti datori di lavoro negli anni ‘90 hanno usufruito dell’esonero dalla frequenza del corso di formazione di cui all’art. 95 del D. Lgs. 19/9/1994 n. 626. L’aggiornamento dei datori di lavoro che hanno optato per lo svolgimento diretto dei compiti del servizio di prevenzione e protezione, più comunemente indicati come datori di lavoro RSPP, è regolamentato dal punto 7. dell’ Accordo tra il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministro della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, raggiunto sulla formazione di cui all’articolo 34, commi 2 e 3, del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 nella seduta della Conferenza Stato Regioni del 21/12/2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11/1/2012 ed entrato in vigore il 26/1/2012.
Secondo il punto 7 di tale Accordo l’ aggiornamento ha periodicità quinquennale ed il quinquennio decorre dalla data di pubblicazione dell’Accordo stesso . Esso ha una durata modulata in relazione ai tre livelli di rischio individuati nell’Accordo e più precisamente di 6 ore per le attività a rischio basso, di 10 ore per le attività a rischio medio e di 14 ore per quelle a rischio alto . L’aggiornamento, inoltre, secondo l’Accordo, va preferibilmente distribuito nell’arco temporale di riferimento e si applica sia a coloro che abbiano frequentato i corsi di cui all’articolo 3 del D. M. 16/1/1997 che a quei datori di lavoro che hanno usufruito dell’esonero dalla frequenza del corso di formazione di cui all’art. 95 del D. Lgs. 19/9/1994 n. 626. Per questi ultimi però, e cioè per i datori di lavoro che hanno usufruito dell’esonero senza frequentare corsi di formazione, il primo termine dell’aggiornamento è stato individuato in 24 mesi dalla data di pubblicazione dell’Accordo e si intende assolto anche con la partecipazione ad iniziative specifiche aventi ad oggetto i medesimi contenuti previsti per la formazione del datore di lavoro RSPP di cui al punto 5 dell’Accordo stesso.
Per quanto riguarda invece il datore di lavoro che, alla data di pubblicazione dell’Accordo citato, ha frequentato il corso di formazione con i contenuti conformi all’articolo 3 del D. M. 16/1/1997 e che, secondo quanto indicato nel punto 9. dell’Accordo, non è tenuto a frequentare il corso di formazione secondo le nuove regole e cioè con i contenuti e la durata in base alla classe di rischio dell’attività svolta, deve svolgere solo il corso di aggiornamento secondo i criteri di cui al Punto 7. dell’Accordo e nell’ambito del quinquennio a decorrere dalla data di pubblicazione dello stesso (e non dalla data di entrata in vigore) e cioè entro l’11/1/2017.
Si ricorda che in caso di nuove attività il corso deve essere effettuato entro 90 giorni dalla data di inizio attività.